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vero, credo che il cardinale Carafa dovra' fare a meno del suo primo agente questa volta.
Gresbeck continua a guardarlo senza batter ciglio, l'aria inoffensiva e la stanchezza sulla faccia, il respiro pesante.
Joo si alza e passeggia su e giu' pensieroso.
- Non e' l'acume a mancarvi, signor mio, e potete capire certamente cosa mi interessa.
Si risiede. Silenzio. Solo lo sciabordio delle onde e passi attutiti sul ponte. La luce del giorno entra da due grandi finestre laterali a illuminare la cabina del capitano: un tavolo, due poltrone e una branda.
Alzarmi costa una fatica immensa. Gresbeck mi offre uno sguardo sereno. Mi siedo sul bordo dello scrittoio, scostando il lembo della mappa dell'Adriatico. Tocca a me.
- Il vantaggio di essere arrivati fin qui e' che non abbiamo piu' bisogno di reciproci inganni. A cinquant'anni non ho piu' il fuoco sacro della rivolta nelle vene e sono due notti che non dormo. La stanchezza mi aiutera' a essere chiaro, a risparmiare le parole -. Mi premo le dita sulla tempia per alleviare l'emicrania. - Il tuo fottuto padrone ha settantacinque anni. Un'eta' che la maggior parte degli uomini trascorre sotto terra. Quello che mi chiedo e' che cosa quel vecchio immondo pretenda da se stesso, dai suoi uomini e da noi. Mi chiedo quale sia il vero disegno che lo ha sospinto in tutti questi anni. Sconfiggere l'eresia? Punire i tentativi di riscatto dei pezzenti? Istituire i tribunali della coscienza, per poter controllare il pensiero degli uomini? Mi chiedo a cosa e' servito accumulare tutto questo potere. E anche ora che le teste dei cardinali Spirituali cadono una dopo l'altra e che a Venezia avanza la fronda contro i Giudei, mi chiedo perche'. Non sono i soldi dei Sefarditi, ne' gli affari della Serenissima, non il regolamento di conti con i nemici Spirituali. E nemmeno il Soglio Pontificio, Heinrich. Non a settantacinque anni. Finora Carafa non si e' mai proposto come papabile. La posta in gioco e' qualcosa di piu' alto di tutto questo messo assieme. Qualcosa che incombe sulle nostre teste. Per capire cosa sta accadendo qui, cosa ci aspetta, dobbiamo conoscere il disegno fino in fondo.
Sotto i baffi di Gresbeck un sorriso senza arroganza.
Respira roco, voce profonda: - Il Piano. Quello a cui Carafa sta lavorando da tutta la vita. Cio' che riempie la bocca del piu' piccolo chierico di campagna, che campeggia sugli stendardi degli eserciti, sulle spade dei conquistatori del Nuovo Mondo, sui frontoni delle pievi e delle cattedrali -. Lascia cadere le parole come fossero pietre. - La maggior gloria di Dio.
Scuote appena la testa: - Imporre un ordine al mondo. Concedere alla Chiesa di Pietro di rimanere l'arbitro indiscusso del destino degli uomini e dei popoli. Piu' di ogni altro Carafa ha capito su cosa si fonda un potere millenario. Un messaggio semplice: il timore di Dio. Un apparato gigantesco e complesso che lo inculchi nei costumi e nelle coscienze. Diffondere il messaggio, gestire il sapere, osservare e vagliare l'animo degli uomini, inquisire ogni spinta che osi oltrepassare quel timore. Carafa si e' arrogato l'immane compito di aggiornare le fondamenta di quel potere, alla luce dei tempi nuovi. L'ambizione che egli incarna ha attinto da ogni debolezza del corpo della Chiesa, riuscendo a trasformarla in un punto di forza. Lutero e' stato il suo piu' acerrimo nemico e il suo migliore alleato. Senza intaccare il timore di Dio, il frate agostiniano mise tutti di fronte alla necessita' di un cambiamento. Furono gli uomini piu' intelligenti i primi a rendersene conto, come Carafa, come Pole, come i fondatori dei nuovi ordini monastici. A piu' di trent'anni di distanza, gli unici rimasti ancora in gioco. Occorreva rispondere con armi adeguate alla sfida lanciata da Lutero. E su questo nacque il conflitto: Pole e gli Spirituali erano disposti a mediare pur di mantenere unita la Cristianita'. Carafa no, preferiva abbandonare i protestanti al loro destino piuttosto che concedere anche una piccola incrinatura
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