<A HREF="Q_secondaparte115"><</A>
stato mandato a Venezia.
La spossatezza pervade ogni anfratto del corpo, il mal di testa e' aumentato, premo un dito sulla tempia e mi appoggio anch'io a una lapide per dare sollievo alle gambe.
Heinrich Gresbeck fruga l'orizzonte, poi torna a guardare me: gli anni non lo hanno risparmiato, la notte e' stata lunga e insonne per entrambi.
- Quale sara' la ricompensa, questa volta?
Sorride: - Una fine rapida, probabilmente.
- e' questa la paga del servitore piu' fedele?
Alza le spalle: - Sono il solo a conoscere tutta la storia dal principio: Carafa non puo' rischiare di tenermi ancora in circolazione. Non adesso che si appresta a prendere per se' tutto il potere.
Lascio correre lo sguardo sulle tombe. Su ognuna potrei leggere il nome di un compagno, ripercorrere le tappe che mi hanno portato qui. Ma non riesco a provare odio. Non ho piu' la forza per disprezzare. Guardo Gresbeck e vedo soltanto un vecchio.


Capitolo 42
Venezia, 3 novembre 1551

L'imbarcazione riprende il largo. Bernardo e Duarte remano all'unisono, Sebastiano a poppa, pronto a evitare le secche con la pertica o a dare il cambio. Joo a prua, al mio fianco. L'uomo incappucciato siede di fronte a me.
Ci attende una delle navi da trasporto dei Miquez, all'ancora un miglio fuori dalla citta', nel silenzio rotto solo dai colpi di remo nell'acqua e dalle grida dei gabbiani.
e' cos che finisce un duello durato tutta la vita?

Dalla caracca di Miquez ci lanciano una fune e una scaletta di corda. Dal profondo, sento Gresbeck esplodere in una risata sconcia, che alle mie stesse orecchie suona lugubre, come un presagio di morte. E anche a quelle di Joo, forse, perche', per un istante solo, perde il proverbiale sorriso e ringhia: - Porque coo te ries?

- Signori, so che avreste molte cose da dirvi. Ma purtroppo la situazione non consente di abbandonarsi ai ricordi.
Guarda dritto in faccia Gresbeck: - Come avrete capito, Eccellenza, sono Joo Miquez. L'uomo che state cercando di fottere.
Gresbeck non fa una piega, zitto.
Per Joo non e' giorno di sorrisi.
- La portata del vostro accordo con le dieci carogne del Consiglio deve essere tale, e cos esplicita per entrambi, da farvi ritenere sufficienti anche le piu' ridicole montature. Come quella che avete imbastito intorno alle confessioni di... com'e' che si chiama? Tanusin Bey, mi pare, che accusa la mia famiglia di essere il vertice della rete di spie del Sultano nella Serenissima. Mi chiedo da quale fogna lo avete tratto fuori. Immagino non vi sara' stato difficile convincere un qualsiasi tagliagole a prestarsi ai vostri scopi.
Gresbeck resta muto, impassibile.
Miquez continua: - E che dire dei processi per cripto-giudaismo? Prima ci avete costretto a baciare la croce con le fascine del rogo gia' accese e adesso ci venite a dire che lo abbiamo fatto per convenienza e che in realta' siamo gli stessi di sempre -. Annuisce tra se'. - Va bene. Vi hanno mandato qui da Roma per toglierci di mezzo. E i veneziani vi lasceranno fare, anzi, vi aiuteranno nell'impresa. Sono dei pazzi e andranno in rovina. Io e voi lo sappiamo. Non c'e' uno solo dei mercanti di qui che in cinque anni non abbia fatto affari con la mia famiglia. Non c'e' uno solo degli sciacalli che siedono in Consiglio che non abbia contratto prestiti con noi. Senza i Giudei Venezia perdera' le rotte, il Sultano gliele strappera' una dopo l'altra, gli affari moriranno, questa citta' tornera' a essere uno sputo sulle mappe, schiacciato tra gli imperi. Questi aristocratici pieni di boria si stanno condannando a diventare dei piccoli signori di campagna.
Sospira: - Ma tant'e'. Se e' cos che hanno deciso, sappiate, Eccellenza, che non ci lasceremo incastrare senza colpo ferire. I mercanti che dipendono dai cordoni della mia borsa hanno gia' annunciato che sospenderanno ogni traffico con l'Oriente se le autorita' non porranno fine a questa indiscriminata caccia al giudeo. E per quanto riguarda voi, se quello che dice la vostra vecchia conoscenza qui presente e'
<A HREF="Q_secondaparte117">></A>