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il confidente di Bernhard Rothmann, ormai l'ombra vaga del fervente predicatore che aveva aizzato gli Anabattisti contro il vescovo. Rispolverai le letture di Wittenberg, passavo giorni e notti a discutere con lui dell'ordinamento della Nuova Sion, delle usanze dei patriarchi della Bibbia, per aiutare la sua mente vacillante a partorire le assurdita' piu' letali.
Nemmeno questo fu difficile: di l a poco Bockelson si proclamo' Nuovo Davide, re di Sion, e dietro suggerimento del teologo di corte Rothmann, istitu la poligamia, per ripristinare le abitudini dei Padri. Fu il collasso. Non ricordo quante furono le donne giustiziate per non essersi volute sottomettere alle nuove ordinanze. Di quei mesi ho un ricordo vago, come di un sogno. La fame, le case messe sotto sopra per scovare anche l'ultima pagnotta, i giudici bambini, con la morte negli occhi, ad additare il superfluo per le strade. Corpi pallidi e smunti che si trascinavano per la citta', ormai incoscienti. Avrei potuto andarmene e lasciare che la fine arrivasse da sola. Invece, per qualche strana alchimia, sentii che l'ultimo gesto di pieta' poteva toccare soltanto a me. Dovevo mettere fine a quell'agonia.
Raddrizza la schiena, a fatica, come se le spalle fossero pesantissime. Gli occhi fissano un punto indefinito sulla laguna.
- Saltai oltre le mura, percorsi il mezzo miglio che le separava dal fronte dei vescovili, rischiai le pallottole, mi acquattai in un fosso e rimasi l per ore, certo che se avessi alzato la testa avrei offerto un ottimo bersaglio ai mercenari di von Waldeck. Mi catturarono e scampai alla morte, ricostruendo col fango un modello delle mura e indicando quali erano i punti penetrabili. Non basto': dovetti dimostrare la verita' di quello che dicevo risalendo nottetempo sulle mura e tornando incolume all'accampamento. Ricordi? Eri stato tu ad affidarmi il controllo delle difese. Le conoscevo palmo a palmo. Solo io potevo farlo. Il colpo di grazia toccava a me.
Si piega di nuovo, sopraffatto dal peso.
Gli porgo i fogli gialli, polvere tra le dita. Legge, tenendo le pagine a distanza e strizzando le palpebre.
- Le hai conservate tutto questo tempo... - mi restituisce le lettere che scrisse a Magister Thomas venticinque anni fa.
- Eri al soldo di Carafa gia' allora?
- Sono stato la tessera di un mosaico che si e' composto nell'arco di decenni. Quando mi reclutarono ero soltanto l'aiuto bibliotecario dell'Universita' di Wittenberg. Il mio compito era quello di tenere d'occhio Lutero. Allora soltanto pochi si erano resi conto di quello che un piccolo e ottuso frate agostiniano avrebbe potuto scatenare. Carafa fu il primo a capire che i principi tedeschi lo avrebbero usato come ariete per sfondare i portali di Roma e per castigare l'arrogante rampollo a cui i Fugger avevano comprato la corona imperiale. In quell'intricato disegno la mia parte fu quella di incitare l'animo focoso del piu' grande antagonista di Lutero, Thomas Mntzer, per alimentare il fuoco della rivolta contadina contro i principi e il loro apostata di corte. Mentre la ribellione divampava per tutta la Germania, Roma prendeva tempo e Carafa cercava di convincere i cardinali del pericolo rappresentato da Lutero. Ma poi le cose precipitarono. L'Imperatore ragazzino si rivelo' piu' ambizioso del previsto: il suo ergersi a paladino della fede cattolica su un territorio esteso dalla Spagna alla Boemia, lo rese molto piu' pericoloso, agli occhi di Roma, dei piccoli principati tedeschi. Da quel momento i protettori di Lutero divennero potenziali alleati contro l'Imperatore. Nel frattempo i contadini insorti avevano cominciato a fare paura. La rivolta doveva finire. Quelle lettere sono servite a lubrificare tutto l'ingranaggio. Mi valsero la promozione sul campo.
Il vecchio Gresbeck prende fiato, tossisce ancora, mi guarda. Una smorfia: - Dopo il sacco di Roma, nel '27, Carafa trasse vantaggio dalle proprie previsioni, nessuno oso' piu' contraddirlo, aveva visto giusto fin dall'inizio: i luterani erano gente 
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