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volti insistono sulla memoria e dicono che all'ultimo uomo rimasto in piedi tocca saldare i conti. Scoprire la verita'. Lo devo forse piu' a loro che a me stesso, a quelli che sono rimasti sul campo, ai profeti traditi dalle loro stesse profezie, ai contadini che impugnarono le zappe come spade, ai tessitori che divennero soldati per spodestare i vescovi e i principi, ai compagni di tutta la vita. Lo devo anche ai Giudei, strano popolo di pellegrini senza meta che mi ha accompagnato nell'ultimo tratto di strada.
Oppure no. A volte penso che questa sia stata l'illusione che e' servita per continuare, per tracciare nuove rotte, per non fermarsi e ammettere che piu' di tutto sono stati gli anni a tradirmi.
L'una e l'altra cosa insieme, forse. Non riesco piu' a dare alle cose la stessa importanza di un tempo. Eppure dovrei. Ora che avro' la conferma che ho cercato cos a lungo; ora che la storia puo' trovare una conclusione. Ora quasi mi dispiace. Perche' so che ne saro' comunque deluso. Deluso d'esser giunto alla fine, deluso di riconoscere l'uomo che per trent'anni ci ha venduti al nemico. e' buffo, ridicolo, che piu' di tutto io provi il desiderio di chiedergli di ricordare il passato, di far riemergere ancora tutti quei volti. L'unico che conosce davvero la mia storia, che puo' parlarmi ancora di quella passione, di quella speranza. e' il desiderio stupido e banale di un vecchio. Non altro. O forse e' solo la stanchezza che mi porto dietro, il sonno trascurato che smorza l'animo.
All'orizzonte compare una barca, punta dritto sull'isola. Va bene, e' ora di farla finita.
Il Gobbo accosta la barca al piccolo pontile. L'uomo incappucciato viene aiutato a scendere. Il Sefardita gli libera le mani e gli toglie il cappuccio. Poi torna indietro e risale a bordo.

Il vecchio si massaggia i polsi, strizza gli occhi arrossati, volto segnato dalla stanchezza e capelli grigi scarmigliati. Porta una mano sul sopracciglio a massaggiare una cicatrice profonda, poi fissa lo sguardo su di me.
Provo a raschiare via gli anni da quel volto.
Qoelet.
e' lui il primo a parlare: - Un'azione degna del capitano Gert dal Pozzo.
- Quando l'hai capito?
Il palmo preme sulla vecchia ferita: - Sono tornato a Mnster -. Tossisce, stringendosi nella cappa scura. - Ti ho cercato per anni e alla fine sei stato tu a trovarmi.
- Ma avevi gia' capito.
- Non e' stato troppo difficile: Tiziano il battista, un magnaccia con il nome di un eretico, Anversa, i sopravvissuti di Mnster. Tre giorni fa ho avuto l'ultima conferma. Una trappola ben congegnata. Solo tu potevi approntarla.
- Mi avevano detto che eri morto a Mnster, cercando di forzare il blocco dei vescovili.
Si appoggia a una delle lapidi, le mani sulle ginocchia, sguardo basso. Nemmeno lui ha piu' l'eta' per albe gelide come questa. E soprattutto non ha piu' una ragione per non ricordare.
- Te n'eri andato nella primavera del '34, a cercare soldi e munizioni in Olanda. Mi facesti un favore: mi sarebbe dispiaciuto vedere inghiottito anche te dalla rovina che mi apprestavo ad accelerare. Ero giunto a Mnster con un incarico: affiancare gli Anabattisti nella lotta contro il vescovo, diventare uno di loro a tutti gli effetti, aiutarli a trasformare la citta' nella Nuova Gerusalemme, e al momento opportuno far deflagrare quella speranza. Mi presentai a Bernhard Rothmann con una lauta dote per la causa, raccontando di essere un ex mercenario rimasto lontano da Mnster per molti anni. Piu' della mia storia pote' il denaro.
Guardo quell'uomo ricurvo, fatico a riconoscere colui a cui affidai la difesa della piazza del Mercato nei giorni in cui prendemmo Mnster. e' soltanto il relitto del mio luogotenente, Heinrich Gresbeck.
Riprende: - Mi attaccai a te perche' mi dissero che avevi combattuto con Thomas Mntzer: eri l'unico su cui poter contare. L'arrivo di Matthys, la sua rapida fine e la repentina acclamazione di Bockelson come suo successore facilitarono di molto il lavoro. Mancava solo che te ne andassi tu. Divenni
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