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provengano da chi da sempre porta il titolo di avaro e usuraio.
L'uomo incappucciato sente i suoi passi procedere in circolo.
Dopo qualche secondo la voce riprende. Dice che l'affidarsi a informatori poco devoti e' stata certamente una leggerezza, ma non la sola. Non lasciare vie di scampo al nemico, infatti, e' imprudenza altrettanto grave. Stringere il laccio al collo di una intera comunita', farle presagire un futuro di sofferenza e di morte, non puo' che scatenare reazioni sorprendenti. L'uomo con le spalle al muro e' quello che si difende meglio. La guerra, non solo quella spirituale, e' un'arte raffinata quanto la diplomazia, che da essa deriva. E in quest'arte, loro malgrado, i Giudei sono costretti a eccellere. Quando si e' accerchiati, si elaborano trame; di fronte alla morte si combatte.
Il Sefardita preannuncia che ci sara' molto altro di cui parlare, come ad esempio di quel turco che millanta d'essere al loro servizio per conto del Sultano. Ma ogni cosa al momento giusto. Perche' prima, dopo qualche ora di riposo, lo aspetta un altro viaggio.
L'uomo incappucciato si lascia stendere su una branda e cade in un sonno inquieto.


Capitolo 41
Venezia, 3 novembre 1551

Gelidi chiarori dell'alba.
Scruto le corte onde increspate della laguna, che devono portarmi la Sconfitta. Mettermi di fronte al suo volto.
Isola di San Michele. Una chiesa, un chiostro, un cimitero.
In pochi giorni si raggrumano i gesti di tutta la vita. Si gioca la partita finale, senza prevederne l'esito.
Ogni indugio doveva essere rotto. Il vecchio battista, la lepre eretica, Tiziano, finalmente braccato. Il suo cacciatore a Venezia. I Giudei stretti in una morsa che porta dritti al patibolo.
Decenni di trame e assalti, tradimenti e ritirate, slanci e rimorsi, precipitano d'un colpo. Profeti e re di un unico, tragico, giorno; cardinali e papi e nuovi papi; banchieri, principi, mercanti e predicatori; letterati, pittori e spie e consiglieri e magnaccia. Dovunque, e per tutti, la stessa guerra. Costoro, io tra essi, sono i piu' fortunati. Hanno goduto il privilegio di combatterla. Pezzenti o nobili, bastardi o eroi, infami spie o cavalieri degli umili, sordidi mercenari o profeti di un tempo nuovo, essi hanno scelto il campo, abbracciato una fede, aizzato il fuoco della speranza e della vanita'. Il campo e' quello dove hanno trovato chi dilanio' le loro carni; la fede quella che li trad nell'ultimo giorno; il fuoco, il rogo dove ancora ardono. Costoro sono stati gli artefici dell'ambigua fortuna e della incessante rovina. Hanno riempito, giorno dopo giorno, la coppa del veleno che li avrebbe uccisi.
Dobbiamo chiedere perdono, per una sorte troppo propizia. Godere fino in fondo del privilegio. Elaborare un ultimo piano. Tentare la folle sortita.
Non resta molto da aspettare. L'incerta luce dell'alba comincia a dare forma alle lapidi e alle croci bianche, rada schiera che discende fino all'acqua.
Il campanile di San Michele svetta su tutta l'isola piatta, piantato contro le stelle che vanno sparendo a una a una. Brezza dal mare che ingobbisce sotto il mantello di lana. La stanchezza si sente tutta negli arti e nel dolore martellante dietro l'occhio destro. L'attenzione e' rapita da ogni cosa, da ogni dettaglio, chiede una tregua, dopo le lunghe notti insonni, con Joo al fianco, a progettare l'operazione fin nei minimi particolari. In lontananza, barche di pescatori che fanno ritorno, girando al largo per evitare le secche insidiose della bassa marea. I primi gabbiani si alzano in volo o stazionano sull'acqua calma.
Dovrei essere teso, agitato. Invece avverto solo la spossatezza delle ossa, i reumi, e anche una certa titubanza. Forse in fondo vorrei non sapere. Vorrei tenermi il sospetto che mi ha accompagnato in tutti questi anni. Voltare pagina e incominciare una storia piu' sommessa, fatta di letti morbidi e affetti altrettanto accoglienti. Trascinarmi via dal campo di battaglia e riposare, infine.
Ma i morti tornerebbero a interrogarmi. Tutti quei
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