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qualche tempo pero' e' diventato sempre piu' difficile ottenere informazioni. Ci stanno facendo il deserto intorno. E come se non bastasse ci tengono d'occhio ogni istante. Perfino il Caratello e' sorvegliato. Ho dovuto mettere delle spie a controllare le loro spie.
Si ferma, evita il mio sguardo.
Lo incalzo: - Dimmi tutto.
- e' saltato fuori un turco, un truffatore da quattro soldi che bazzica l'Arsenale. Si e' messo a gettar merda su di noi. Dice di aver ricevuto dei soldi da un ricco giudeo per passare ai Turchi tutte le informazioni sulla flotta di Venezia.
Una fitta al polso mi fa stringere i denti.
- Dobbiamo tentare qualcosa, Joo. Prima che sia troppo tardi.
Un brivido lo scuote. Raccoglie una pesante palandrana e se la avvolge addosso. Gli arabeschi dorati rilucono davanti al camino, mentre sprofonda nella poltrona di cuoio.
La stanchezza e' scomparsa, il suo tono e' di nuovo quello di sempre: - Dimmi cos'hai in mente.


Il diario di Q.

Venezia, 20 ottobre 1551

Tre giorni fa Pietro Manelfi si e' consegnato spontaneamente all'Inquisitore di Bologna.


Capitolo 40
Venezia, 2 novembre 1551

Il putto sa quello che deve fare. Il putto ha dieci anni. Al rintocco consegna il messaggio al palazzo, con il contrassegno prestabilito impresso sul dorso del foglio ripiegato, il calco di un serpente avvolto alla lama di una spada. Il messaggio dice:

Il Tedesco e' a Venezia. Luogo e ora stabiliti.

Il putto sa bene che deve insistere che l'Eccellenza lo riceva subito, altrimenti saranno frustate, piagnucola, che il padrone che l'ha mandato l ha detto che era urgente, che se no sono guai par mi e par ti.
Il putto, riccioli biondi fin sopra le spalle, denti bianchi come la prima neve, e' una faina ammaestrata: insiste, piagnucola, consegna e sparisce.
Il posto e' la chiesa di San Giovanni, dietro il Fondaco dei Turchi.
L'uomo senza volto e' puntuale. Come stabilito si siede nel confessionale e aspetta.
L'ometto pelato dall'altra parte della grata attacca la sua storia.
Parla della sua vita di peccatore, di quanto poco frequenti le messe, di quanti anni sono che non si confessa. Le chiese pero' gli piacciono, comunicano una sensazione di quiete, e soprattutto questa, cos piccola, cos appartata, gli ha fatto venire voglia di liberarsi la coscienza.
L'uomo senza volto impreca tra se'. Non era questo pedante botolo dall'accento toscano che stava aspettando.
Resta in silenzio, attende che finisca.
La voce gracchia di come non riesca a resistere alla tentazione del gioco. Di quanto gli pesi aver vinto quei soldi e del bisogno di devolverli a opere di bene.
Qualcosa viene premuto nella fessura sotto la grata, brilla alla luce che filtra attraverso la tenda, si incastra sul bordo e con l'ultima spinta gli rimbalza in grembo.
L'uomo senza volto e' confuso.
La voce si profonde in ringraziamenti, aveva proprio bisogno di liberarsi di questo peso, per fortuna ci sono sempre dei sant'uomini disposti ad ascoltare, e intanto si affievolisce. Le ultime parole ricordano che prima o dopo tutti finiremo al cospetto dell'Altissimo.
Il confessionale e' vuoto.
L'uomo senza volto ha un sussulto. Esce nella navata: nessuno.
Apre il palmo che racchiude la moneta. Le iscrizioni sono fitte sia sul recto che sul verso, deve avvicinarla per poterle decifrare. Parlano la sua lingua.
UN DIO, UNA FEDE, UN BATTESIMO.
UN RE GIUSTO SOPRA TUTTO.
LA PAROLA SI e' FATTA CARNE.
MNSTER 1534.
L'uomo senza volto si precipita fuori dalla chiesa.
La luce lo abbaglia. Si ferma. Dell'ometto non c'e' traccia.
Il Regno di Sion. Mnster. Venezia.
In mezzo, un mare di tempo riempito dall'enigma.
Il Tedesco. Che ha il nome di un morto.
Lo spettro che ha portato fino l quella moneta.
Tutto accade troppo in fretta, all'improvviso, sotto il riverbero del cielo contro il selciato.
Il campiello si anima di una strana agitazione. Giovani corpulenti con ghigne da invasati accorrono dai lati opposti: le casacche dei Nicolotti contro quelle dei Castellani. 
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