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capisco perche' non ho piu' tanta voglia di andarmene in giro a raccattare tipi come Manelfi. Resto a guardarla aspettando che si accorga della mia presenza.
- Ludovico! Vuoi farmi paura, conciato cos?
- Perdonami, ma non ho avuto tempo di rendermi piu' presentabile.
- Ho qui per te un messaggio di Joo.
- Joo-Joo.
Mi giro di scatto verso la gabbia e Beatrice scoppia a ridere:
- e' sorprendente come riescano a imitare la voce degli uomini. Mi porge il foglio sigillato.
A una prima occhiata c'e' da restare perplessi: una sequenza di frasi inneggianti alla vita nei campi.
- Prova con questa -. Beatrice mi da' una sottile lamina di ferro bucherellata, grande quanto la pagina. - e' il nostro codice di famiglia. Lo usiamo da molti anni per metterci al riparo dagli occhi indiscreti. Sovrapponi la griglia al foglio.
Gli spazi intagliati nella lamina isolano parole, pezzi di frase, sillabe, che improvvisamente acquistano senso.

Un nuovo. cane. dalla campagna romana. tedesco. cacciatore. d'erba maligna. Scruta. legge. consiglia. Sempre dentro. il serraglio. non mostra. il volto. aiuta i pastori a contare il gregge. a. separare il grano dal loglio. Serve il padrone. senza. indossarne l'abito. Non cercare. di tornare. in. laguna. Cercano. il pittore. Nuove. arriveranno.

Un uomo di Carafa ad affiancare l'Inquisitore veneziano. Tedesco. Laico.
Cerca Tiziano.
Qoelet.
Ci siamo.
Quello che devo fare.


Qoelet

Capitolo 39
Venezia, 6 ottobre 1551

Notte fonda. La Giudecca e' una lunga lingua di case e alberi stagliata contro il cielo. La barca accosta piano al pontile, sul retro di Ca' Barbaro, faccio cenno al vogatore di fermarsi e allaccio la gomena al palo.
Pago in fretta, il tempo di contare, e spingo l'imbarcazione verso il largo, rischiando di sbilanciarmi.
I miei passi risuonano sulle assi come su un tamburo. La porta.
Busso.
Niente.
Piu' forte.
Il rumore di una finestra che si apre sopra la mia testa.
- Fatevi riconoscere!
- Sono Ludovico. Sono tornato.
La porta si spalanca all'improvviso, una luce soffusa illumina la canna di una pistola.
- Duarte, sono io!
Sgrana gli occhi assonnati: - Diavolo! Sei impazzito!? Cosa ci fai qui?
- Devo parlare con Joo.
Entro nel giardino della casa. Trambusto dalle scale: - Chi e'?
- e' Ludovico!
Un'imprecazione in portoghese.
Indossa una camicia orlata di pizzo, i capelli sciolti sulle spalle: - Perche' sei tornato? Ti avevo scritto...
- Lo so cosa mi hai scritto. Ma non c'e' tempo. Dobbiamo parlare.
Joo con l'indice e il medio si preme un occhio.
- Ah, all'inferno, sei pazzo. Vieni dentro.
Mi fa strada fino allo scrittoio: - L'Inquisizione indaga sul concilio dei tuoi amici anabattisti. Il nome di Tiziano e' gia' saltato fuori in piu' di un'occasione. Venire qui e' una mossa stupida da parte tua.
Ravviva la brace nel camino. Poi si siede, continuando a stropicciarsi gli occhi per spazzare via il sonno.
Mi guarda con l'aria di chi aspetta una spiegazione.
- Da quanto tempo sai del tedesco?
Trattiene uno sbadiglio: - Da qualche settimana. Non si fa vedere in giro, e' inavvicinabile.
- Quando e' arrivato a Venezia?
- Non lo so. Sei mesi, forse piu'.
Sibilo una bestemmia tra i denti: - Io direi da quando sono cominciati gli arresti dei Giudei.
Joo, espressione seria: - Dicono che sia il consulente particolare dell'Inquisitore, che passi tutto il tempo a leggere i libri che vengono stampati a Venezia per scovare anche il piu' piccolo indizio d'eresia.
- Lascia perdere le voci. C'e' di mezzo ben altro.
- Che vuoi dire?
- Non ti sembra strano che Roma spedisca uno dei suoi a Venezia e improvvisamente qui si mettano ad arrestare Giudei?
Salta in piedi, improvvisamente sveglio, qualche passo nervoso, gli occhi sul pavimento.
- Pensi che si siano messi d'accordo per incastrarci?
- e' chiaro. E se si tratta del tedesco che credo io, e' un uomo di Carafa. Il migliore.
Si passa una mano sulla barba e sbuffa sonoramente.
- Se e' cos dobbiamo saperlo con certezza. Da 
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