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quale sarebbe il vantaggio di una vasta operazione contro di loro. Attribuendo ai Giudei tutti gli intrighi, ciascuno potrebbe condurre i propri con maggiore tranquillita'. A nessuno sfuggirebbe l'utilita' di questa strategia.
L'accusa di falsa conversione permetterebbe ai veneziani di sequestrare le ricchezze dei Giudei, rimpinguando le casse dello stato; quella di congiurare con il Sultano, escluderebbe l'eventuale intervento in loro favore da parte delle potenze cristiane.
Attendo con fiducia il parere di V.S., raccomandandomi alla sua benevolenza.
Di Venezia, nel giorno 22 di marzo 1551
Il fedele osservatore di V.S.
Q.


Il diario di Q.

Venezia, 2 aprile 1551

Comincia la fronda.
Antonio Ghislieri e' a Bergamo. Il vescovo locale Soranzo e' accusato di aver consentito la diffusione del Beneficio di Cristo nella propria diocesi. e' stata rinvenuta una copia del libello scomunicato nella sua biblioteca privata.
Ghislieri lo torchiera' finche' non lo avra' visto cadere.

Venezia, 21 aprile 1551

Inquisito anche il vescovo di Como. Nemmeno in quella diocesi Il Beneficio ha trovato ostacoli.
Gli Spirituali boccheggiano. Non si aspettavano un attacco diretto.
Il domenicano Ghislieri e' scatenato.
Come si poteva supporre, Carafa ha atteso la ripresa del Concilio a Trento per lanciare l'offensiva finale.

Venezia, 26 maggio 1551

Cadono anche i vescovi di Aquileia e di Otranto. L'accusa e' la stessa.
Testa dopo testa, la strategia di Carafa non incontra ostacoli. Il vantaggio e' doppio: pulizia degli avversari interni e cancellazione dei disegni dell'Imperatore, che sulla ripresa del Concilio puntava tutto.

Venezia, 25 giugno 1551

Sotto i colpi del domenicano, nuovo maglio della Cristianita', cade il macigno piu' grande: Morone, vescovo di Modena, membro della Congregazione del Sant'Uffizio, fidato consigliere di Reginald Pole, una figura inattaccabile fino a pochi mesi fa.
Tutti gli inquisiti da oggi in poi dovranno difendersi. E tutti gli altri temere. La caduta di simili teste avverte che nessuno e' piu' al sicuro. Chiunque sia stato sfiorato dal veleno del Beneficio di Cristo non ne uscira' illeso.
I frutti maturi del mio lavoro stanno cadendo uno dopo l'altro. Dovrei essere gia' morto, portando sotto terra i segreti di un'operazione concepita dieci anni fa.
Un'imprudenza, o forse un eccesso di sicurezza o ancora la foga di annientare l'avversario. Mi resta ancora un po' di tempo, quello necessario a piantare il crocefisso nel cuore dei Giudei.

Venezia, 20 luglio 1551

Nuova lettera dell'Inquisitore delle Romagne. La presenza di un tedesco di nome Tiziano e' stata segnalata nel borgo di Bagnacavallo, tra Imola e Ravenna.

Venezia, 29 luglio 1551

In citta', sulla bocca di tutti c'e' l'inquisizione dei cardinali Spirituali. Il segnale non si presta a fraintendimenti: con la messa sotto accusa del vescovo di Bergamo, Soranzo, Roma ha piantato il suo vessillo dentro i confini della Serenissima, e lo ha fatto tramite Ghislieri, uomo di Carafa, scavalcando l'Inquisitore veneziano.
Intanto le mie lettere anonime all'Inquisizione locale hanno portato i loro primi frutti: sui Giudei comincia ad aleggiare una certa diffidenza; voci sul mantenimento delle vecchie pratiche religiose da parte dei Marrani e sugli ambigui interessi delle maggiori famiglie giudee. La comunita' mercantile di Venezia non avalla queste voci: i suoi affari sono legati a filo doppio con i banchieri giudei. I processi in corso alimentano un'ostilita' che sembra poter dilagare. Ma serve una scintilla che faccia divampare l'incendio.
Ho messo gli occhi su alcuni loschi levantini che potrebbero tornare utili alle circostanze. Istruito a dovere, un turco che confessasse davanti alle autorita' veneziane di essere una spia del Sultano, al soldo di una potente famiglia giudea, provocherebbe l'attesa reazione.

Venezia, 8 agosto 1551

L'Inquisitore di Ferrara scrive per segnalare la presenza di Pietro Manelfi nella citta' estense.

Venezia,
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