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Inquisitori dei territori limitrofi: Milano, Ferrara, Bologna.

Venezia, 16 marzo 1551

Pervenuta una missiva dal Padre Inquisitore delle Romagne.
Interrogati alcuni artigiani di Ravenna in merito alla pratica del battesimo degli adulti. Sostengono di aver sentito di un certo Tiziano dedito a quella pratica non piu' di un mese fa, nelle terre basse intorno alla citta'. Dicono anche che detto Tiziano parlasse contro l'autorita' del clero e la proprieta' ecclesiastica. Dicono che riscuotesse la simpatia della plebe, sempre pronta da quelle parti ad accogliere ogni pretesto per dar luogo a imposture e tumulti.

Venezia, 18 marzo 1551

Segnalazione dell'Inquisitore di Ferrara.
Sostiene il nome di Tiziano il battista essere noto in certi ambienti di quella citta'.

Venezia, 21 marzo 1551

L'intera notte e' passata a riflettere sulla strategia adottabile nei confronti dei Giudei. Forse c'e' un modo.
Scrivere a Carafa.


Lettera inviata a Roma da Venezia, indirizzata a Gianpietro Carafa, datata 22 marzo 1551.

All'illustrissimo e onorandissimo signore Giovanni Pietro Carafa.
Signore mio osservandissimo, i tre mesi di permanenza in questa enorme e bizzarra citta' sono stati sufficienti a suggerirmi quella che reputo l'unica strategia praticabile contro i Giudei. Mi affretto quindi a darne conto alla Signoria Vostra, affinche' possa esprimere il piu' saggio parere sopra di essa e concedermi il privilegio di servire ancora agli scopi comuni.
Gli equilibri di Venezia sono intricati e complessi quanto le sue calli e le sue vie d'acqua. Non v'e' informazione o accadimento piu' o meno segreto che non incontri sul proprio cammino gli occhi o le orecchie di una spia, di un osservatore straniero, di un mercenario al soldo di qualche potente. Io stesso, per poter accedere alle notizie sotterranee, ho dovuto adottare lo stesso metodo. Agli affari che incessantemente ogni giorno si svolgono alla luce del sole, corrisponde un volume eguale o maggiore di maneggi, traffici e accordi occulti che riguardano ogni ambito della vita della Serenissima. Il Sultano ha le sue spie in Rialto, cosiccome il re inglese e l'Imperatore Carlo. Il Gonzaga aveva i suoi informatori tra le fila stesse del clero veneziano, come la Signoria Vostra sa bene. I grandi mercanti manovrano nell'ombra per non lasciar trapelare gli accordi commerciali e non veder sfumare le migliori occasioni di guadagno. Nessuno, sia esso principe o mercante, potrebbe sopravvivere a Venezia se non potesse avvalersi di una rete di abili spie, in grado di riferire rapidamente sui giochi di potere interni ed esterni alla Repubblica di San Marco.
I Giudei non svolgono una parte secondaria in questo genere di rapporti, anzi, il loro appartenere solo per meta' a Venezia, il ruolo di banchieri e finanziatori, la doppia religione, ne fanno uno dei cardini portanti della vita commerciale e politica della citta'. Questa loro posizione, da un lato li fa sembrare inattaccabili, dall'altro ci indica il loro punto debole.
Molte delle famiglie giudee si sono convertite alla fede cristiana per togliere ogni possibile intralcio ai loro affari e difendersi da qualsiasi attacco. Questa dissimulazione puo' esser loro rinfacciata, e diventare essa stessa il fulcro di una diffusa avversione nei loro confronti. A questo si aggiunga che in molti casi il Turco si avvale proprio della consulenza e dell'abilita' dei finanziatori giudei per rappresentare a Venezia i propri interessi. Ne sono un ottimo esempio i Mendesi, gia' responsabili della diffusione del Beneficio di Cristo, che intrattengono relazioni commerciali e diplomatiche con il Sultano. Se si riuscisse a ricondurre alle grandi famiglie giudee la rete di spie turche attive nei territori della Serenissima, non sarebbe difficile additarle alle autorita' come responsabili di una congiura che minaccia gli interessi di Venezia.
Poiche' i Giudei sono oltremodo esperti nel far credere che la loro rovina sarebbe la rovina di tutti, occorre che tutti comprendano
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