<A HREF="Q_secondaparte102"><</A>
che non sia il piu' fidato, il piu' meritevole dei suoi soldati. Sa di avermi messo piu' volte alla prova, di avermi chiesto sempre il massimo sforzo. Dopo quest'ultima missione potro' godere un meritato riposo, beninteso, sempre che ne abbia voglia.
Ho accettato con entusiasmo. Il vecchio questa volta non ha saputo leggermi dentro.
Fottere i Giudei, questi odiosi parassiti, impenitenti assassini del Cristo, spesso convertiti alla vera fede per convenienza, al solo scopo di continuare a trarre lucro dai loro sudici affari, ha detto. Un morbo che appesta dall'interno il corpo della Cristianita'. Un morbo che e' giunto il tempo di estirpare. Occorre cominciare da dove e' piu' radicato.
Venezia.
Ha detto di aver capito ancora una volta dai miei resoconti che ero l'uomo piu' adatto a questo compito. In verita' l'importanza stessa della questione gli si e' fatta chiara leggendo di quale potere possano accumulare queste immonde famiglie di usurai. Gia' da tempo andava studiando la soluzione piu' adatta e adesso i tempi sono maturi, e' tutto pronto, gli accordi sono stipulati.
L'entrata in vigore dell'Indice dei libri proibiti nei territori della Serenissima e' un segnale evidente che le autorita' veneziane hanno finalmente compreso la necessita' di scendere a un compromesso, superando la spocchia e l'arroganza che da sempre le contraddistingue. Ed e' chiaro il motivo: le famiglie patrizie della Serenissima sono indebitate fino al collo, le loro fortune dipendono totalmente dalle borse dei banchieri marrani. Un debito di tale portata da poter essere estinto solo con l'estinzione dei creditori. Lo scambio e' di reciproca soddisfazione: a Carafa una dimostrazione di forza del Sant'Uffizio nella citta' piu' ostile alle ingerenze di Roma, preludio del pugno di ferro che il potere inquisitoriale adottera' in ogni territorio cattolico; ai veneziani il risanamento delle finanze attraverso la confisca dei beni dei ricchi Giudei.
Il meccanismo e' gia' avviato. L'Inquisizione e le magistrature veneziane hanno cominciato a istruire processi a personaggi marginali della comunita' sefardita, con l'accusa di cripto-giudaismo. Ma e' ai pezzi grossi che bisogna arrivare.
Per arrivarci c'e' bisogno di uno come me. Uno con trent'anni di guerra spirituale sulle spalle, in grado di creare in citta' un'ostilita' diffusa verso i Giudei, di additarli come la causa di tutti i mali, preparando il terreno a un'offensiva che investa l'intera comunita'.

Ho accettato con entusiasmo.
Ho nascosto lo stupore di veder prolungato il mio tempo.
Ho mostrato la maschera dello zelo, quella che oggi non mi appartiene piu'.
Ultimo lavoro prima del meritato riposo.
Ultima infamia.
Tenuta in serbo per chi da sempre e' a parte dei segreti di Carafa.
Pensavo di essere giunto alla fine. Mi viene concesso altro tempo. Quanto? E perche'?
Non sono gli aitanti e famelici domenicani che affollano questi corridoi a poter condurre trame del genere. Troppo fanatici. Pieni del ruolo che gli e' stato affidato, sono incapaci di sottili strategie, quanto efficaci nel perseguire ciecamente la preda che viene loro indicata. Tutto alla luce del sole. Carafa li prepara all'offensiva piu' importante della guerra spirituale. La resa dei conti, dopo dieci anni di accurata pianificazione. La costruzione che ho contribuito a edificare mattone su mattone, verra' portata a termine da altri e molto presto. L'approssimarsi della ripresa del Concilio, fortemente voluta dall'Imperatore, pare essere l'ora in cui Carafa scoprira' le carte, sferrando l'attacco frontale contro gli Spirituali. La tensione sui volti e nelle voci dei giovani segugi guidati da Antonio Ghislieri, rapace che vola alto nella considerazione del vecchio, dice che ogni indugio sta per terminare.
Non saro' di questa partita perche' ne conosco tutte le mosse precedenti: Carafa sa bene che due possono mantenere un segreto soltanto quando uno e' morto.
Nel frattempo mi affida l'ultima lercia crociata, per cui non ho piu' lo stomaco:
<A HREF="Q_secondaparte104">></A>