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giusto in tutta la citta', Sodoma si sarebbe salvata.
Ma quell'unico giusto se n'era andato. Solo cos ho potuto fare quello che ho fatto, vivendo spalla a spalla con il teologo di corte, giorno dopo giorno, sul sentiero che portava alla rovina. E ancora oggi credo di avere soltanto accelerato il tempo dell'inevitabile.
L'unico giusto se n'era andato.
Scampato all'incubo e alla mattanza.
Dalla scalinata di San Lamberto ho guardato la piazza. I banchi ammucchiati in barricate, le torce, le armi, gli ordini da un capo all'altro del mercato.
Le speranze e le illusioni degli Anabattisti, insorte in questa piazza, sono stati Rothmann, Matthys e Bockelson a tradirle.
Io no. Io ho tradito soltanto l'unico giusto.

e' su questa piazza che dovevo tornare, a saldare i conti con quello che sono stato. Non nelle aule di Wittenberg e nemmeno nei palazzi di Viterbo. Thomas Mntzer, Reginald Pole: l'ingenuita', come la follia dei profeti, si tradisce da sola. Non il senso di possibilita' di quei giorni e di quei gesti, non la determinazione di chi ce lo infuse.
Dovrebbe essere lui a saldare il conto, non la lama di Carafa. Ma dovrebbe essere ancora vivo, scampato a quindici anni di sconfitta, sopravvissuto alle rivolte olandesi. Dovrebbe essere stato accolto nella comunita' dei Loisti di Anversa, dovrebbe essere sfuggito alla vendetta dei Fugger portando con se' il frutto del raggiro, dovrebbe essere arrivato a Venezia, la patria dei fuggitivi, diventando il tenutario di un bordello di lusso e al tempo stesso, con il nome di Tiziano, girare l'Italia per diffondere l'anabattismo.
S. E il Turco dovrebbe convertirsi.

Posso tornare a Roma ora, a incontrare il destino che attende i servi ormai logori e invecchiati. L'epilogo banale di una vita incastrata tra eventi troppo grandi per tener conto delle inquiete emozioni di una spia al tramonto. Di fronte a tutto questo, e a queste gabbie, posso dire di non aver vissuto, osato, mai, se non nei giorni del tradimento infame e perfetto della piu' grande impresa che il coraggio e la follia degli uomini potessero immaginare. La lucida ragione di una spia e la fedelta' appassionata di un luogotenente verso un capitano ammirato dal primo giorno: quei giorni traboccano ricordi, gli unici, carichi di discordanti sensazioni, come la vita appunto, che ho tenuto lontani, pavido esecutore di grandiose trame. Il tempo per sciogliere l'enigma va esaurendosi, ed e' giusto cos. Avrei dovuto ucciderti allora. Solo cos avrei espresso il sommo rispetto per le tue gesta. Solo cos avrei impedito a me stesso, dopo quindici anni, quasi alla fine, di desiderare di incontrare di nuovo il fuoco dei tuoi occhi e il freddo della tua spada, Capitano Gert dal Pozzo.


Capitolo 35
Pineta di Classe, nei pressi di Ravenna, 9 ottobre 1550

Niente luna. Distinguo appena le sagome piu' scure degli alberi e il riverbero delle onde sulla spiaggia.
Malcanto'n invece scruta il buio come se potesse valutare alla perfezione l'entita' e la distanza delle cose. Eta' indefinita, faccia torva di marinaio, velata da una preoccupazione costante. Mani come badili e una cicatrice che gli corre dall'orecchio alla spalla. Qualcuno deve aver provato a staccargli la testa senza successo. Qualcuno che deve essersene pentito. Malcanto'n, il cattivo cantone, il nord-ovest, da dove arrivano i temporali improvvisi, la grandine che rovina il raccolto, le burrasche che ribaltano le imbarcazioni. Se a qualcuno interessa il suo vero nome puo' andarlo a leggere nella piazza di Ravenna, dove e' affisso in bella vista insieme alla taglia che pende sulla sua testa.
Anche gli altri possono vantarne una. Me'lga e Guacn, ovvero i fratelli Rasi, ricercati da piu' di un anno per l'assassinio di un doganiere.
Tambo'cc, non piu' di vent'anni, faccia angelica, riccioli neri e una forza smisurata. Truffatore incallito, un mestiere ereditato dal padre insieme all'odio per i preti e le autorita'. Se ne sta accucciato contro un tronco a fissare la notte alle nostre
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