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afferra il morso del cavallo e lo strattona.
Il porco le sferza la faccia con una scudisciata.
Balzo in piedi su una panca malferma: - Figlio di cagna impestata!
Il porco si volta, ho gia' preso la mira.
Il sasso lo centra in piena faccia.
Si accascia sul cavallo con le mani sul volto, mentre tutt'intorno si scatena un trambusto infernale. I ragazzini lanciano all'unisono come una linea di arcieri. Le donne si accalcano sotto i cavalli, tagliando i garretti con piccole lame. Il carro parte a rotta di collo. Lo stronzo che sanguina urla: - Prendetelo! Prendetelo!
I cavalli si impennano, cadono a terra, una gragnuola di pietre investe gli sbirri. Spuntano dei bastoni, arnesi da lavoro. Dai campi accorrono gli uomini richiamati dalle grida.
I due che caricavano il carro mi fanno cenno di seguirli. Si infilano in un pertugio in mezzo alle capanne. Attraversiamo passaggi sempre piu' stretti, io dietro, ci lanciamo dentro una baracca di assi tarlate, usciamo dall'altra parte, sull'orlo di un rigagnolo d'acqua, poco piu' che un fosso.
Un barchino piatto e sottile, dentro, spingono come forsennati, tra imprecazioni che non posso comprendere.
Davanti ci attende il fitto della pineta.


Il diario di Q.

Mnster, 15 settembre 1550

La Judefeldertor e' la porta da cui entrano ed escono le merci. I contadini entrano con il raccolto, i mercanti escono con i loro manufatti. Carri carichi di tessuti dicono che l'attivita' piu' proficua di Mnster ha ripreso con nuova lena, dimenticando Knipperdolling, vecchio capo della gilda dei tessitori.
Uomini e donne popolano le strade, mettendo in scena la vita quotidiana.
Il convento di berwasser e' diventato un ospedale. Forse qualche suora sara' rimasta. Certamente non Tillbeck e Judefeldt, i due borgomastri luterani che si asserragliarono l dentro nei giorni della rivolta anabattista.
Nella grande piazza, al centro della citta', la Cattedrale e il Municipio sono ancora l a fronteggiarsi. Il Duomo e' stato completamente restaurato, adorno di statue e guglie che innalzano la Chiesa romana. Davanti al palazzo comunale drappelli di guardie, la cui presenza si avverte ovunque.
Poi la piazza del Mercato. I banchi sono ordinati in fila sui lati, mostrano i loro prodotti. Voci scandiscono prezzi, trattative.
San Lamberto.
Tre gabbie pendono dal campanile. Vuote.
Nessuno le guarda.
Bockelson, Knipperdolling, Krechting.
Solo io sono rimasto con il naso all'insu' per non so quanto tempo, mentre tutti mi passavano accanto: chi si avvicinava ai banchi, chi entrava in chiesa.
Nessuno le guarda.
Il passato e' sopra le loro teste. E se provano ad alzarle, le gabbie sono l a ricordarglielo.
Mnster e' il monito che incombe sulla Cristianita': tutto ritorna come prima, del male non resta traccia se non nel simbolo eterno della punizione piu' terribile.
Prima di esporli nelle gabbie, i corpi di Bockelson, il Re Davide, di Knipperdolling, Ministro di Giustizia del Regno di Sion, e di Krechting, consigliere del Re, furono dilaniati da tenaglie roventi, e pugnalati dal boia.
Dentro la chiesa non riecheggiano piu' i sermoni incendiari di Bernhard Rothmann, predicatore della rivolta. Quei sermoni che cominciavano sempre con l'aneddoto della statua di Cristo e del bambino.
Inutile chiedere in giro cosa ne sia stato di lui, giacche' il corpo non fu mai ritrovato tra le cataste di cadaveri.
Quasi vorrei che fosse lui, ormai vecchio, il Tiziano che percorre l'Italia.
Ma dovrebbe essere rinsavito dalla follia in cui contribuii a sprofondarlo. Lunghe discussioni, in quelle navate, sugli usi dei patriarchi della Bibbia, sulla poligamia, sull'inappellabile legge mosaica, alimentando il fuoco del delirio.
Bernhard Rothmann, guida spirituale dei mnsteriti, pastore degli insorti, primo nemico del vescovo von Waldeck. Poi giu' a precipizio, nell'abisso di disperazione e apocalisse da cui non si fa ritorno. No. Rothmann no. Vivo o morto che sia, oggi non potrebbe mai ricominciare da capo.
Se ci fosse stato un solo
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