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trattare con quattro nobilastri ignoranti e mal vestiti.
In Inghilterra. L'operazione Beneficio non e' piu' mia.
Penso che forse non tornero'. Forse non ci arrivero' neanche a Londra. Incontrero' la lama di un sicario lungo la strada, lontano dagli occhi di tutti. Il mio tempo e' scaduto. I segreti di trent'anni fanno paura a chi si appresta ad aprire un nuovo capitolo della lotta per il potere assoluto a Roma. Ci sono giovani fanatici e inconsapevoli: c'e' Ghislieri, il domenicano. Ci sono i Gesuiti. Anche lo spazio si e' esaurito. e' ora di passare la mano.

Sono stanco. Spaventato e stanco. Il bagaglio e' pronto e lo guardo come se non fosse mio. Pochi stracci ereditari da una vita che finisce senza chiasso. Il pensiero mi accompagna da tempo, ma non pensavo sarebbe accaduto cos in fretta, con questo sentimento di banalita' nel cuore. Non e' cos che ci si prepara.
Vorrei lasciare queste pagine a qualcuno, la testimonianza di quanto e' stato compiuto. Ma per quale motivo? Per chi?
Noi solchiamo i meandri della storia. Noi siamo ombre di cui le cronache non parleranno. Noi non esistiamo.
Ho scritto per me. Soltanto per me. A me stesso dedico e lascio questo diario.


Il diario di Q.

Londra, 23 giugno 1550

Giorni di pioggia e di colloqui. Stolidi aristocratici inglesi che tramano alla luce del sole, incapaci di ogni diplomazia. Sanno usare la spada, che qui tutti portano in bella vista. Nient'altro. Si risolvera' tutto nel sangue e vincera' chi avra' l'esercito piu' numeroso.
Tre contendenti, tre partiti. Equilibri improbabili. Edoardo, un ragazzino con la corona sul capo, che si e' scelto come precettore niente meno che Martin Bucero, il maggior teologo luterano. Maria, figlia del primo matrimonio di Enrico VIII con Caterina d'Aragona, dunque per meta' spagnola, devotissima al Papa. Poi la giovane Elisabetta, nata dal sangue di sua madre Anna Bolena, che sembra invece ammirare le scelte scismatiche del padre.
Le casate che appoggiano Maria la cattolica vedrebbero di buon occhio il ritorno in patria di Reginald Pole come paladino del cattolicesimo, c'e' gia' chi gli tiene caldo lo scranno di Canterbury. Ma non sanno parlar d'altro che di sterminio degli avversari. Da secoli questi nobili giocano a eliminarsi, a estinguersi a vicenda in guerre famigliari che ricordano piu' gli usi barbari dei Celti che l'arte della politica.
Qui e' peggio dell'esilio. Non ho notizie dall'Italia.

Quella lama non e' arrivata. Carafa mi concede ancora tempo. Forse sta decidendo cosa fare di me. O forse tutto fa parte del piano.
La risoluzione degli Stoici non mi riguarda. Nessuna delusione da espiare. Nessun rimpianto.
Quassu' piove. Piove sempre. Un'isola che non conosce stagioni e che le racchiude tutte in un solo giorno.
Moriro' altrove.

Londra, 18 agosto 1550

Il mio compito e' esaurito. Non c'e' stabilita' in vista: torno con molte promesse e la certezza della totale inaffidabilita' dei nobili inglesi. Maria non bussa solo alla nostra porta, ho visto anche consiglieri spagnoli. Carlo V ha un figlio da rimaritare, per quanto di almeno dieci anni piu' giovane di Maria. Se Carafa auspica il ritorno di Pole in patria, dovra' tenere conto che questo potrebbe significare l'avvicinamento di Spagna e Inghilterra, a tutto vantaggio dell'Imperatore.
Il disinteresse per queste vicende ha reso difficile redigere le relazioni inviate a Roma e ora che mi accingo a partire, sento di non avere alcuna fretta di tornare. Quello che rimane e' la curiosita' per un enigma e il senso di un'ultima cosa da fare.
Voglio concedermi il tempo di ricalcare le orme. Di capire che cosa preme per affiorare in superficie.


Capitolo 33
Ferrara, 2 settembre 1550

- Letterati, pittori, poeti, stampatori. E anche segretari di palazzo, lettori delle universita', chierici. Esiste un mondo sommerso del dissidio contro la Chiesa. Un mondo trasversale, che tocca punti chiave, figure importanti nelle corti, diffusori d'idee e di consigli ai principi. Tutti
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