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nessuna novita'. Acquavite: notizie importanti.
Oggi ha offerto acquavite. Dai Miquez al tramonto.

Attraverso la citta' fino a raggiungere casa mia. Una piccola stanza in cui uscire dai panni di Tiziano e riposare qualche ora.
Accendo il fuoco nel piccolo camino e metto a scaldare l'acqua: Venezia mi ha abituato a lavarmi spesso, al punto che e' diventata una consuetudine. Scomoda e costosa abitudine, per uno che e' sempre in viaggio.
Resto nudo, a perlustrare i cinquant'anni accumulati nelle membra. Segni antichi e qualche pelo bianco sul petto. Per fortuna non ho lasciato ai muscoli il tempo di rilasciarsi troppo: la forza c'e' ancora, piu' statica, piu' solida e coriacea. Ma i reumi non mi abbandonano piu'. Soltanto d'estate riesco ancora ad avere pace, distendendomi al sole come una lucertola e lasciando asciugare tutta l'umidita' di queste terre basse. Ho anche scoperto che non piego piu' la schiena completamente, se non a rischio di fitte lancinanti, e ogni volta che posso, evito i cavalli.
Strano come in vecchiaia si impari ad apprezzare i gesti semplici, come si sia piu' disposti a perdere tempo lasciandosi cullare da una poltrona comoda, all'ombra di un albero; o a rigirarsi nel letto a caccia di un motivo valido per alzarsi.
Asciugo meticolosamente ogni angolo del corpo, mi stendo sulla branda e chiudo gli occhi. Mi basta un brivido appena avvertito per togliere i vestiti puliti dall'unico baule che ammobilia la stanza. I miei eleganti vestiti veneziani. Un cappellone largo, sotto il quale nascondere la faccia, lo stiletto sottile da portare in cintura. Il rintocco: e' quasi ora di andare.

***

I capelli neri sulla spalla odorano d'essenze. Percepisco quel corpo caldo, premuto ancora contro il mio, che posso avvolgere in un abbraccio di mani e gambe e piedi.
Quasi non credevano alle parole del mio racconto. L'incontro con il futuro Papa, l'intercessione per scarcerare Fontanini. Non vedo il volto, ma so che e' sveglia e forse sorride.
Un paradosso. O il Concilio ha sbagliato a scomunicare Il Beneficio di Cristo... oppure il Papa e' eretico, ha detto Joo.
Vorrei dirle qualcosa, qualcosa che descriva la commozione che attanaglia lo stomaco e che quasi mi fa piangere.
Ne' Zelante ne' Spirituale. Giulio III e' un equilibrista. Alla fine stara' con chi avra' avuto la meglio. I giochi sono ancora aperti.
Sono troppo vecchio per parlare d'amore, una cosa che ho relegato agli angoli della vita e che sono sempre riuscito a sacrificare, negandomi l'intimita' di istanti come questo, la possibilita' stessa di prolungarli negli anni, concedendo loro di cambiare il destino.
Come superare questo stallo, ha chiesto Duarte. Cosa fare del Beneficio, ora che si trova in cima alla lista dei libri proibiti appena promulgata dall'Inquisizione veneziana?
Per lei non dev'essere stato diverso. Storie simili in fondo, le nostre. Storie che non ci siamo raccontati. Domande non fatte.
Andare avanti, ha detto. Sicura, stupendoci ancora una volta. L'Inquisizione non puo' far nulla senza l'appoggio dell'autorita' locale. Venezia sa come difendersi dalle ingerenze di Roma. Andare avanti. Continuare a fomentare lo scontento verso la Chiesa.
Beatrice resta immobile e mi lascia ascoltare il suo respiro, come se sapesse cos'e' importante, come se condividesse gli stessi pensieri.

- L'hai trovato?
- Chi? - La mia voce sembra uscire da una grotta.
- Il tuo nemico.
- Non ancora. Ma sento che e' vicino.
- Come puoi esserne sicuro?
Sogghigno: - Solo cos trovo la forza di non restare qui con te fino alla morte.


Il diario di Q.

Roma, 17 aprile 1550

Il nuovo Papa ha riformato la Congregazione del Sant'Uffizio: Carafa e De Cupis, Zelanti, Pole e Morone, Spirituali, Cervini e Sfondrato, non allineati. Vuole accontentare tutti e nessuno. Giulio III e' un armistizio momentaneo, una coperta che Zelanti e Spirituali si contenderanno a morte.
Carafa passa le giornate in trattative fitte, come se il Conclave non fosse terminato. Mi ha scritto di 
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