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confratelli in un concilio. Dobbiamo conoscerci, contarci -. Qualche sussulto. - Finora non ho fatto altro che battezzare. Predicare e battezzare, senza fermarmi un attimo. Pietro negli ultimi mesi ha percorso il Granducato e le Marche in lungo in largo. Adesso e' tempo di raccogliere. E che anche voi facciate la vostra parte.
Uno di loro non si fa scrupolo di interrompermi: - Quando?
Occhiate di disapprovazione da parte degli altri, ma non ci faccio caso: - In autunno. Dove, e' ancora da decidere. Per adesso e' necessario mettersi in marcia per contattare tutte le comunita' tra qui e gli Abruzzi. Ogni comunita' dovra' inviare due rappresentanti. Il luogo che sceglieremo per il concilio sara' reso noto una volta che saranno giunti a Ferrara. e' meglio non correre rischi inutili.

***

Ferrara, 21 marzo 1550, un'ora prima

- Perche' un concilio?
- Dobbiamo sapere quanti siamo. Dobbiamo organizzarci.
- e' pericoloso, Tiziano, l'Inquisizione...
- L'Inquisizione sa a malapena chi sono. Di te non sa niente, e di sicuro non sospetta che siamo in molti. Tu non ti preoccupare. Continua a fare sempre soltanto il mio nome, e' l'unico che i fratelli devono conoscere.
- Ma se qualcuno di loro fosse catturato tu saresti il primo ad andarci di mezzo.
- Io. Soltanto io, nessun altro. Li conosci quelli: non gli interessano i proseliti, vogliono l'eresiarca.
Ridiamo.
- Dio ci scampi, ma un concilio esporrebbe tutti al rischio di essere scoperti.
- Sara' clandestino. Stammi bene a sentire, Pietro: e' per questo che non voglio piu' di due rappresentanti per comunita'. Non saremo meno di cinquanta, ma neanche piu' di cento.
- E se aspettassimo di vedere cosa fara' il nuovo Papa? Non sappiamo se si schierera' con gli Zelanti o con gli Spirituali...
- Non si schierera'.
- Cosa?
- Non si schierera', io l'ho conosciuto. Non scegliera' un partito, e' la via piu' difficile, perche' lo condanna ad accontentare tutti: e gli interessi degli uni sono la rovina degli altri.
- Come... Quando hai conosciuto il Papa?
- Prima che lo eleggessero. Gli ho parlato a lungo. Sull'Inquisizione la pensa come noi. e' contrario ai metodi di Carafa e dei suoi amici. Sa che se dara' loro carta bianca ci andranno di mezzo un sacco di innocenti. Mi promise di intercedere personalmente presso il Generale dei Benedettini per la scarcerazione di Fontanini.
- Quel Fontanini? Benedetto da Mantova? L'autore del Beneficio di Cristo?
- Adesso e' di nuovo libero. Non ti sembra un segno sufficiente a farci tirare un po' il fiato? Il concilio dobbiamo farlo prima possibile, prima che gli equilibri cambino di nuovo e magari qualcuno forzi la mano al Papa. Sono quasi certo che Giulio III al fondo e' aperto al dialogo con la fede riformata, solo che non puo' dirlo ne' darlo a intendere esplicitamente, perche' sa che la sua elezione e' stata il frutto di un compromesso. Deve comportarsi di conseguenza. Come dite voi? Dare un colpo al cerchio e uno alla botte.
- Se credi che sia la cosa giusta da fare, io sono con te.

Pietro Manelfi mi cammina al fianco nella Via delle Volte. L'ho conosciuto a Firenze: chierico marchigiano, suddito ribelle del Papa, un travaglio spirituale cominciato anni fa che lo ha portato ad abbandonare il seminario e a scivolare sempre piu' velocemente su quel crinale sottile che separa l'affiato mistico dall'eresia. Gli ho fornito le risposte che cercava e mi si e' attaccato come un cane al padrone: il primo discepolo di Tiziano. Per metterlo alla prova l'ho spedito nella sua terra a far proseliti. Poi mi ha raggiunto qui, carico di speranza. Prega troppe volte al giorno, ma ha una memoria eccezionale, ricorda luoghi, nomi e mestieri di tutti i battezzati, mi aiuta a tenere la corrispondenza con i confratelli. A tutti parla di me, fuori da Ferrara nessuno conosce nessun altro eccetto il misterioso Tiziano. Se dovessero essere arrestati non potrebbero tradirsi a vicenda: soltanto Tiziano, la lepre, il bersaglio.
Passiamo sotto gli archi che sorvolano la via.
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