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guerra, ma vi sono molte resistenze: finanze sempre dissestate, equilibri interni traballanti, il progressivo allontanarsi dalle vicende italiane. Il capo del Sant'Uffizio deve mettere in campo tutta la sua arte, per ribaltare un esito che gli sarebbe letale.
Il clima e' quello della resa dei conti. Chi uscira' vincitore, non esitera' a spazzar via l'avversario. Il calcolo e' incessante: ogni voto spostato puo' essere decisivo. Si promette tutto a tutti. I privilegi da distribuire e il tempo che rimane sono i veri padroni di questo scontro.
Carafa deve fronteggiare il momento piu' importante proprio quando le fortune dell'odiato Imperatore sono all'apice; sembra di poterne toccare l'umore nero e la fredda determinazione. Qui a Viterbo invece i volti sono ben piu' distesi, va diffondendosi la fiducia nell'imminente raccolto di un'antica semina, come essi amano chiamare l'esito che si prospetta. L'inglese dispensa sorrisi e poche, pacate parole, mentre intorno a lui cresce l'euforia.

Viterbo, 7 settembre 1549

Il Farnese e' duro a morire. Gli Spirituali scalpitano, i loro sorrisi sono piu' tirati: l'attesa li logora. Temono eventi che possano mutare gli equilibri che li favoriscono. Temono, senza nasconderlo, ogni mossa di Carafa.
Ne hanno ben ragione. Il vecchio Teatino ha sempre in serbo un'arma segreta, l'extrema ratio di una guerra che non puo' perdere: Il Beneficio di Cristo.
Qualora i pronostici dovessero rimanere immutati non esitera' a usarla. Mi ha detto di stare all'erta, ma tiene ancora segreti i suoi piani.
Potrebbe usare Il Beneficio per attaccare Pole e gli Spirituali frontalmente, accusando l'inglese di essere il vero redattore di un libro scomunicato dal Concilio. Potrebbe torchiare qualche pesce piccolo del circolo viterbese per farlo confessare. Pero' dovrebbe farlo adesso, esporsi personalmente. Sarebbe rischioso, Carafa non ama mettersi al centro del fuoco avversario. Se lo conosco scegliera' un'altra via: far circolare voci, sempre piu' insistenti, piu' dettagliate, sulle conseguenze dell'ascesa di Reginald Pole al Soglio Pontificio. Il Papa che sostiene dottrine scomunicate dal Concilio di Trento. Immagini di disgregazione, cupi presagi di un conflitto paradossale e insanabile, il drammatico indebolimento della Chiesa di Roma, la sua totale dipendenza dall'autorita' secolare dell'Imperatore.
Un quadro fosco che dovrebbe spaventare molti, spostare voti determinanti.
Solo allora Carafa entrerebbe in gioco, a Conclave in corso, come colui che porta l'ordine e una ragione superiore. Carafa il Conciliatore.
Mi viene da ridere.

Roma, 10 novembre 1549

Paolo III Farnese e' morto. Si spegne una delle dinastie piu' influenti d'Europa.
Un'agonia lunga e adesso tutti trattengono il fiato, come ghiacciati dal senso di qualcosa di incombente. Non e' piu' questione di quale sara' la prossima famiglia a tenere le redini del potere pontificio, non e' piu' questo in gioco. e' il ruolo della Chiesa, la concezione del potere stesso che essa dovra' esercitare. Siamo alla fine di un tempo e al durissimo confronto tra due fazioni, due modi contrapposti di pensare la Cristianita'.
Una sola cosa e' certa: non si tornera' indietro.
Non piu' potentati famigliari ad alternarsi, allearsi e dividersi, ma la necessita' di tenere in equilibrio una costellazione di forze, apparati e nuove entita' che emergono con vigore. La Chiesa luterana, Calvino e i suoi seguaci, l'Inquisizione, gli ordini caritatevoli, i Gesuiti, con quell'Ignazio che non da' tregua a nessuno. E tutto questo a fronteggiare le mutevoli sorti di imperi, regni, principati.
Per quanto acerrimi avversari e con mire diverse, sia Carafa che Pole sanno che la Chiesa dovra' essere un'altra cosa rispetto a quello che e' stata finora. Guardano avanti, lontano dai vecchi modelli.

Roma, 29 novembre 1549

I cardinali sono entrati in Conclave. Nei vicoli di Roma si scommette su Pole, il favorito.
Io ho scommesso contro.
Seguendo le direttive di Carafa mi aggiro per i
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