<A HREF="Q_secondaparte088"><</A>
figlio.
- Lo so, Eminenza. Ma seguite il mio ragionamento, ve ne prego. La scomunica del libro da parte del Concilio di Trento risale al 1546, e per un motivo ben preciso: solo allora infatti i dottori della Chiesa hanno definitivamente fissato la dottrina cattolica in materia di salvezza, dichiarando eretica la soteriologia luterana. Ebbene frate Benedetto ha scritto Il Beneficio di Cristo nel 1541, cinque anni prima che si giungesse al pronunciamento definitivo del Concilio!
Annuisce senza emettere suono.
Continuo: - Frate Benedetto scrisse il libro mosso dal sincero intento di offrire una sponda alla riconciliazione con i luterani. Non v'e' pagina nel Beneficio di Cristo che metta in discussione l'autorita' del Papa e dei vescovi, non v'e' nulla di scandaloso. Semplicemente si enuncia a chiare lettere la dottrina della salvezza per sola fede. Ma Voi sapete meglio di me, Eminenza, che ci sono passi nella Bibbia che si prestano a quel tipo di interpretazione...
- Matteo 25, 34 e Romani 8, 28-30...
- Ed Efesini 1, 4-6.
Del Monte sospira: - So di cosa parlate. Ho letto Il Beneficio di Cristo e la sorte di fra' Benedetto angustia anche me. Ma ci sono equilibri molto delicati a cui pagare un dazio, conflitti difficili da sanare...
Mi sporgo appena verso di lui: - Non vorrei dunque che l'incarcerazione di fra' Benedetto avesse a che fare con la guerra intestina che squassa la Chiesa, piuttosto che con i luterani. In tal caso ci sarebbe piu' che mai bisogno dell'intervento di personalita' sopra le parti, per evitare che innocenti siano vittime di uno scontro che invero non li riguarda.
Annuisce appena: - Riuscite a essere molto esplicito. Ma vi dico che non e' facile, soprattutto adesso che il Papa e' malato e da Roma soffia il vento delle macabre trattative. Non e' facile per chi vuole essere uomo di pace, rimanendo fuori dal conflitto. Qualsiasi gesto, anche quello dettato dalla piu' semplice carita', verrebbe oggi interpretato come uno schierarsi con l'uno o l'altro partito. Per coloro che vogliono impedire il castigo degli innocenti, l'unica via e' quella dell'appello alla carita' e al buon senso degli uomini di Chiesa.
Lo incalzo: - Ci sono gesti sommessi che pero' possono significare molto.
Guarda le fiamme che gia' vanno spegnendosi, come se vi cercasse qualcosa. Ha l'aria rassegnata e stanca: - Conosco bene il Generale dei Benedettini -. Per un attimo sembra non voler aggiungere altro. - Una lettera a Monte Cassino e' il genere di cose che ancora posso permettermi...
- Sarebbe gia' tanto.
- Adesso penso che riusciro' a dormire.
Un messaggio abbastanza esplicito. e' ora di accomiatarmi.
- Eminenza, la vostra magnanimita' e' cosa rara di questi tempi. Non sono molti i sant'uomini di Chiesa che accetterebbero di parlare con uno sconosciuto nel cuore della notte, accogliendo persino le sue istanze. Il mio nome e'...
Alza una mano: - No. Domani il vescovo di Palestrina non potra' permettersi la confidenza di questa notte. Per quanto mi riguarda, rimarrete l'insonne erudito che mi ha tenuto compagnia.


Il diario di Q.

Viterbo, 25 giugno 1549

Il Farnese e' morente. Potrebbe essere domani, come fra tre mesi. La frenesia delle trattative cresce man mano che la salute abbandona il corpo stanco di Paolo III.
Gli equilibri non sono favorevoli agli Zelanti. Reginald Pole e' il cavallo dell'Imperatore e la sua fama e' alle stelle. Il campione della fede sembra poter mettere d'accordo molti. Se si entrasse domani in Conclave, i giochi sarebbero fatti. In tal caso l'intera trama intessuta da Carafa in questi anni si sfalderebbe. Il suo grande avversario sul soglio papale eletto dal suo piu' acerrimo nemico: l'Imperatore. Non c'e' un giorno da perdere: Carafa incita l'alleato francese a tentare delle contromosse. Vuole scompaginare il quadro attuale, rallentare i tempi, riaprire i giochi.
Il re di Francia, Enrico II, seguendo le orme del padre, ha rinnovato l'alleanza con i principi protestanti. Carafa lo sprona a riprendere la
<A HREF="Q_secondaparte090">></A>