<A HREF="Q_secondaparte084"><</A>
infinita laddove altre nobildonne sembrerebbero semplicemente goffe e impacciate dalle armature che le addobbano. Non posso impedirmi di pensare che Beatrice e' una creatura speciale, luminosa.
L'aiuto a prender posto sul sedile, la sottana arrotolata sotto le braccia.
Il gobbo Sebastiano e' pronto con il remo a poppa.
Joo e Bernardo ci abbracciano.
- Zia, non temere, ti lascio in buone mani. Scrivimi appena arrivate a Ferrara e porta i miei saluti al duca Ercole e alla principessa Renata.
- E tu stai attento, Joo, queste calli possono essere piu' infide delle segrete di un castello. E veglia su tuo fratello Bernardo, se dovesse succedergli qualcosa ti riterro' responsabile.
- Non temere. Ci rivedremo presto tutti quanti.
Joo sfodera il sorriso: - Amico mio, buona fortuna. Tieniti stretta la pelle, e non essere troppo avventato. Quella e' gente pericolosa...
- So esserlo anch'io all'occasione.
Sebastiano ha gia' staccato la barca dal molo, i due fratelli ci salutano, le mani levate al cielo.

La notizia e' arrivata all'alba. Un francescano venuto a fottere di nascosto al Caratello: l'Inquisizione veneziana progetta il fermo di Beatrice. Oggi avrebbe dovuto essere interrogata in merito ad alcune delazioni che la additano come cripto-giudea, falsa cristiana.
Un'intimidazione, il debole tentativo di mettere sotto pressione una famiglia scomoda per tutti, forse di ricattarla per ottenere sconti sul credito. I serenissimi patrizi se la fanno sotto. Chi non ha ricevuto prestiti dai Mendesi, come li chiamano qui? A chi non fa gola l'immensa ricchezza famigliare?
Joo ha fatto subito approntare la caracca, non c'e' stato tempo da perdere.
Cos partiamo senza nemmeno il tempo di pensare.
Ferrara. Da la' dovra' partire il viaggio di Tiziano. Un viaggio lungo questa volta, con la citta' estense come casa sicura in cui tornare per raccogliere notizie sulla situazione a Venezia. Voglio spingermi a sud, verso Bologna e passare gli Appennini, raggiungere Firenze. Prima che lo salutassi, Perna mi ha detto che non posso morire senza aver visto Firenze. Povero piccolo Perna, spedito sulla costa croata. Non ho dubbi che sapra' farsi valere anche la'; piange e si dispera il libraio Pietro, ma alla fine la sua grossa testa pelata rispunta sempre illesa, pronta a riprendere l'infinita logorrea.
Ci siamo dunque. Siamo alla corsa finale, l'ultimo tratto di strada e una nuova avventura. Sono un pazzo, vecchio uccello appollaiato su questo sedile, con la mia barba grigia e gli acciacchi che non mi lasciano in pace. Sono pazzo e mi viene ancora da ridere. Ancora non ci credo, di essere di nuovo in giro, di tornare a predicare tempesta. Mi viene da pensare a quando tutto e' cominciato. Mi viene da pensare che la vita ha coinciso con la guerra, la fuga, scintille che incendiano la pianura e ondate d'acqua che la ricoprono. Dovrei cacciare le ossa stanche in qualche buco e scivolare via sereno, un poco alla volta, cullando nella memoria i volti delle donne e degli amici. Invece sono ancora qui, a farmi inseguire dai cani, a risolvere il conto di tutti quei volti. L'ossessione di un vecchio eretico che non puo' darsi pace.
Ultima sfida, ultima battaglia. Avrei potuto morire a Frankenhausen, nelle piazze di Mnster, in Olanda, ad Anversa nelle galere dell'Inquisizione. Sono qui. E chiudere il gioco, risolvere l'enigma, e' l'ultima cosa che resta da fare.


Il diario di Q.

Venezia, 16 novembre 1548

Visita al Caratello,. Ludwig Schaliedecker, o don Ludovico, il gestore, non c'era. e' partito, non si sa per dove. Domande buttate qua e la', non voglio insospettire nessuno.
Ricordi piu' nitidi: Eloisius de Schaliedecker. Wittenberg, piu' di vent'anni fa, un uomo venne a sfidare Lutero e Melantone. Fece parlare di se' in tutta l'universita', per le sue idee bizzarre sul peccato e sulla perfezione.
Forse veniva dai Paesi Bassi o dalle Fiandre, non ricordo piu'. Reperire informazioni. Scrivere all'Inquisizione di Amsterdam e Anversa. Servirebbe una
<A HREF="Q_secondaparte086">></A>