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sembravano i mostri dell'Apocalisse, tieni un uomo in quelle segrete per un anno e ti confessera' qualunque cosa, anche che... ah, e poi scrivono tutto, tutto, non si perdono una parola, c'e' sempre uno scribacchino del cazzo che scrive quello che dici, veloce, scrive velocissimo, senza alzare mai lo sguardo dal foglio, tu fai uno starnuto e quello lo scrive, capito?
I pochi capelli sono scompigliati sulla testa, occhiaie profonde e mandibole che vorrebbero accanirsi sulla bistecca che Demetra gli ha servito, se non fossero impegnate da quel torrente in piena.
Ingoia finalmente il primo boccone e sembra recuperare la lucidita' necessaria.
Alza appena gli occhi dal piatto: - Hanno incastrato qualcun altro?
- Infante a Napoli.
Uno sbuffo.
- E non e' la notizia peggiore.
Gli occhietti di Perna mi scrutano apprensivi: - Chi ancora?
- Benedetto Fontanini.
Il libraio si passa le mani sulla testa a pettinare i pochi capelli rimasti: - Santo cielo, siamo nella merda...
- L'hanno imprigionato nel monastero di Santa Giustina, a Padova. L'accusa e' di essere l'autore del Beneficio di Cristo. Rischia di marcire la' dentro per sempre.
Perna risolleva la testa: - Da adesso c'e' da stare davvero attenti -. Ci passa in rassegna tutti e tre. - Tutti quanti -. Si sofferma su Joo: - E tu non credere di essere tanto piu' al sicuro di noi, socio, che se quelli si mettono a fare sul serio sono cazzi per tutti. Qui a Venezia per adesso stiamo al sicuro, ma ci hanno dato un bell'avvertimento.
- Che vuoi dire? - gli riempio il bicchiere di vino.
- Hanno capito. Sanno chi siamo, chi c'e' di mezzo. Prima hanno fermato Joo, poi me e quel poveretto di Infante. Poi vanno a pescare Benedetto da Mantova... - Mastica e deglutisce.
Duarte ci guarda tutti quanti: - Di chi stiamo parlando?
La forchetta di Perna cade sul piatto. Silenzio. Il Caratello e' chiuso, siamo soli, tre sefarditi e due miscredenti inveterati seduti intorno a un tavolo a complottare: la gioia di ogni inquisitore.
Perna si acquatta come un gatto: - Stiamo parlando del Cazzodurissimo, signori, s, Sua Eminenza Cazzodurissima Giovanni Pietro Carafa. Parliamo degli Zelanti. Di quelli che vorrebbero farsi un ciondolo con le palle di Reginald Pole e dei suoi amici. Gran bastardi, loro e i loro sgherri. Ancora non li hanno sguinzagliati in giro, ma non tarderanno a farlo, vedrete -. Un'occhiata a Joo. - E quelli, socio, non li compri, capito? Incorruttibili bastardi.
Lo interrompo: - Ne' Milano, ne' Napoli, tantomeno Venezia lasceranno che l'Inquisizione di Roma metta il naso nei loro affari.
- Affari, questa e' la parola giusta. Per adesso non hanno alcuna convenienza a lasciargli campo libero, hai ragione. Ma tutto dipende da chi salira' al Soglio Pontificio, da chi stabilira' le regole dopo che Paolo III avra' tirato le cuoia. E comunque per evitare le ingerenze di Roma, i veneziani potrebbero pensare di regolare in proprio i conti con noi altri, senza aspettare Carafa e i suoi amici.
Inghiotte il boccone: - Che schifo, quando ripenso a quella latrina, mi passa la voglia di mangiare.


Il diario di Q.

Venezia, 5 novembre 1548

Il bambino che crede Gesu' una statua.

Ho percorso la citta' in lungo e in largo. Cerco un tedesco, affidandomi all'intuito: le librerie dove potrebbe aver acquistato il Beneficio di Cristo.
Ho visitato la bottega di Andrea Arrivabene, il libraio all'insegna del pozzo, un posto che Tiziano conoscera' senz'altro. Ho finto di essere interessato alle dottrine dell'anabattismo, sperando che mi indicassero qualcuno a cui rivolgermi.
Niente di niente.

Venezia, 7 novembre 1548

Il bambino e la statua di Cristo.
Il bambino che credeva che Gesu' fosse una statua.
Il bambino di cinque anni.
Il bambino a cui Bernhard Rothmann, pastore di Mnster, domando' chi fosse Gesu'.
Una statua.
L'aneddoto ripetuto all'infinito, nei giorni della malattia.
I giorni di Re Davide.
e' difficile tornare indietro. Doloroso. Ricordi di conversazioni, lunghe, interminabili,
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