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qua e la': sguardi stupiti, riferimenti allo sterminio di Mnster, nessuna notizia utile. Tiziano: Chi, il pittore? Niente di niente.

Un giro per il mercato di Rialto, ad annusare l'aria. Su e giu' per il ponte, e quindi fino a San Marco, lungo la strada delle Mercerie. Gente presa dagli affari, tedeschi venditori di pellicce, impensabili a battezzare un frate in un convento di Rovigo, tantomeno tra gli studenti di Padova.
Gli studenti: Tiziano e' un tipo colto, uno che puo' parlare la lingua delle Universita' altrettanto bene di quella dell'oste e del falegname di Bassano.
Una sensazione: l'uomo che cerco non frequenta questi luoghi.

Venezia, 30 settembre 1548

Archivio dell'Inquisizione.
Tre tedeschi implicati in processi di eresia:

- Mathias Kleber, trentadue anni, bavarese, liutaio a Venezia da dodici anni, sorpreso a rubare ostie consacrate dal tabernacolo della Chiesa di San Rocco, condannato all'espulsione e riscattatosi con il pentimento e la conversione alla fede cattolica.
- Ernst Hreusch, quarantun anni, mercante di legname, originario di Magonza, processato per le scritte inneggianti a Lutero sui muri di San Mose' e San Zaccaria. Condannato a cancellarle e a versare un'offerta di centocinquanta ducati per le due chiese.
- Werner Kaltz, ventisei anni, vagabondo, proveniente dalla citta' di Zurigo, incriminato come stregone, per le sue attivita' di chiromante, alchimista e astrologo. Evaso dal carcere dei Piombi, ancora latitante.

Un mezzo iconoclasta, un fanatico di Lutero e uno stregone. Provo a immaginarli nelle diverse situazioni che hanno visto protagonista Tiziano, ma nessuno sembra veramente adatto al ruolo del missionario anabattista.

Operazione contraria: immaginarsi Tiziano dar vita al suo fantasma, muoverlo come un burattino per le strade e le botteghe della citta'. No.
A Venezia Tiziano non e' Tiziano. e' qualcun altro. Se avesse ribattezzato anche qui, da qualche parte se ne conserverebbe memoria. Tiziano nasconde la propria identita': alle gesta, invece, sembra voler dare la massima risonanza.
Chi e', chi e' stato, Tiziano a Venezia?


Capitolo 28
Venezia, 18 ottobre 1548

Si sono fatti precedere da una lettera. e' per questo che siamo qui al molo, lo sguardo accanito sul canale della Giudecca, da dove dovrebbero spuntare.
Bernardo Miquez passeggia su e giu'. Joo e' fermo come una statua, elegantissimo come sempre, guanti di cuoio infilati in cintura e larghe maniche della giubba che svolazzano al vento.
Demetra mi ha fatto una sciarpa di lana per quest'autunno gelido. Devo essergliene grato, perche' il collo mi gioca brutti scherzi da qualche tempo.
Osservo i barconi che sfilano lenti verso gli attracchi e svuotano il loro carico umano variopinto e bizzarro.
- Per il Doge e San Marco!
Trasalisco davanti alla voce squillante di un gigantesco merlo nero trasportato in una gabbia.
Joo ride forte all'espressione della mia faccia: - Uccelli parlanti, compare! Questa citta' non finira' mai di stupire.
Bernardo si sporge avanti fino al bordo della banchina, rischiando quasi di perdere l'equilibrio: - Eccoli!
- Dove? - tengo per me il fatto che la vista non e' piu' acuta come una volta.
- Laggiu', sono sbucati adesso!
Fingo di riconoscere l'imbarcazione che e' ancora una macchia scura: - Sono proprio loro?
- Ma certo! Guarda Sebastiano!
- Per Mose' e tutti i profeti! Ecco la' Perna. Ce l'ha fatta! Duarte ce l'ha fatta -. Joo si concede un gesto d'esultanza.
- Bastardi, schifosi, infami, pezzi di merda, ancora un po' e ci restavo la' sotto, cristo, incrostato dai funghi e dal muschio, vaffanculo!
Prende fiato, ha ancora il terrore negli occhi.
- Assassini e' quello che sono. Roba da pazzi, Ludovico, amico mio, c'erano topi che parevano cuccioli di cane, capito?, non puoi crederlo, dovresti averli visti, grandi cos, bastardi, un mese dentro quella latrina, prigione la chiamano, se li impalassero i Turchi tutti quanti, bastardi, guarda Ludovico grandi cos i topi, e dei guardioni che
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