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in mano un bastone nodoso, con cui cala fendenti a destra e a sinistra, blaterando parole incomprensibili.
Si avvicina alla cassa e la apre. Lo vedo alzare gli occhi al cielo, sconfortato. Apostrofa ancora la torma con un tono di rimprovero.
Viene verso di noi: - Perdono, perdono fratres, perdono -. La barba grigia piu' lunga della mia, incrostata di fango e insetti. Gli occhi, due braci azzurre tra le rughe in cui sembra annidarsi una sporcizia secolare. I capelli scendono fino alle spalle e ricordano il nido di un uccello.
- Perdonate fratres. Simplici ingegni, sicut pueri. Per mangiare, mangiare solum. Numquam libres videro, non sanno.
In quel momento comincio ad avvertire il movimento sugli isolotti. Il canneto ha un ordine artificiale, si intravedono pertugi, ombre animate. Ampie reti sollevate da funi e bastoni a pelo d'acqua.
Un villaggio. Per dio, il canneto e' un villaggio!
- Loro non sanno de missione vostra. Non possono. Non sanno legere. Non malvagi, ignoranti. Io, - si porta la mano al petto, - Frate Lucifero, franciscano.
Cerca le parole: - Non temete, fratres reverendissimi, io so. Missi de abazia -. Indica la cassa. - Libri cristianissimi. Loro non sanno.
Si volta verso il branco, con frasi che non possiamo comprendere, ma che suonano come una rassicurazione.
- Venite, venite.
Come un segnale, e la radura prende vita. Donne e bambini escono dalle capanne e si affacciano sull'acquitrino. Gli uomini affluiscono verso le abitazioni in un vociare diffuso. Il ferito viene sollevato, parla, partecipa anche lui allo stupore degli altri.
Sebastiano e' a bocca aperta. Lo trascino con me, intimandogli di tacere.
Frate Lucifero, portatore di luce al popolo dei reietti, nascosti nelle paludi del Po come in una roccaforte inattaccabile. Un acquitrino che si estende dalla foce del fiume fino alle Romagne. Terra di nessuno, lontana e selvaggia come il Nuovo Mondo. Frate Lucifero, spedito a evangelizzare questi dimenticati quasi trent'anni fa, e dimenticato a sua volta quaggiu'. Lontano dalla lingua corrente e dal destino degli stati. Sperduto in una macchia d'inchiostro sulle mappe, inseguendo l'esempio di frate Francesco d'Assisi, quasi avesse divelto la croce di Cristo per conficcarla nelle sabbie mobili di queste lande, a sfidare la superstizione pagana.
Trent'anni.
Quasi impossibili da immaginare. Trent'anni di distanza dalle sorti della Chiesa. Da Lutero, Calvino, dall'Inquisizione e dal Concilio. A coltivare una fede fondata sulla pura carita' verso gli umili.
Senza far caso ai nostri abiti, ci ha scambiati per missionari come lui, frate Tiziano e frate Sebastiano, inviati dall'abbazia di Pomposa, a diffondere la dottrina e il libro per insegnarla. Ci ha coperti di lusinghe sincere e domandato di officiare Messa in vece sua. Non ho potuto sottrarmi.
E cos don Ludovico, gestore del bordello piu' lussuoso di Venezia, nelle spoglie di frate Tiziano, si e' trovato davanti all'intero popolo della palude a celebrare l'unico rito religioso di cui sia capace. Ha ribattezzato tutti gli adulti. Dal primo all'ultimo.
Al momento di tornare indietro ci e' stata fornita una guida e in dono un barile di anguille vive, in cambio di una nuova fede e di due copie del Beneficio di Cristo.


Il diario di Q.

Viterbo, 26 febbraio 1548

Se conosco il vecchio comincera' dai pesci piccoli come gli ho suggerito. I librai, gli intermediari, gli stampatori. E se questo non bastera' a intimidire i pezzi grossi, i finanziatori dell'operazione, allora sapra' pensare qualcosa per toglierli di mezzo. Il vecchio non agisce mai d'impulso, sa aspettare. Anche la morte sembra aspettarlo, sembra che non voglia prenderlo finche' non sia riuscito a portare a compimento il suo piano. Gente come Reginald Pole non la togli di mezzo facilmente, e tantomeno famiglie influenti come i Mendesi. Devi escogitare qualcosa di complesso, intaccare degli equilibri consolidati. I ricchi Giudei veneziani sono personaggi scaltri, abituati a essere braccati, a pagare per
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