<A HREF="Q_secondaparte073"><</A>
Gonzaga tanto quanto Carlo V, che ne guadagna un'intimidazione gravissima a Sua Santita' Paolo III.
Credo si tratti dell'avvertimento imperiale in merito ai deboli segnali d'alleanza che Sua Santita' ha lanciato al nuovo re francese.
Ma Carlo non ha alcuna intenzione di sprecare l'opportunita' favorevole che il destino gli ha riservato: in un solo anno sono morti due dei suoi piu' antichi avversari, lo scismatico Enrico VIII d'Inghilterra e il bellicoso Francesco I di Francia. A questo si aggiunga la vittoria riportata dall'esercito imperiale sulla Lega di Smalcalda a Mhlberg: i principi protestanti hanno accusato il duro colpo e questo rinvigorisce non poco l'Imperatore.
Non v'e' dunque da stupirsi che anche in Italia l'Asburgo torni all'attacco. Cio' che non ha potuto con la diplomazia al Concilio di Trento, potrebbe ottenerlo collocando sul Soglio Pontificio il proprio candidato papale, ovvero quel Reginaldo Polo che la Signoria Vostra preferirebbe vedere allontanato dall'Italia una volta per tutte.
Oggi piu' che mai occorre agire con la dovuta cautela, onde evitare che il danno diventi irreparabile.
E vengo infatti a riferire dei piu' recenti sviluppi in merito al compito assegnatomi dalla S.V.
Grazie alle referenze fornitemi da Vostra Signoria sono in contatto epistolare con le autorita' di polizia e con gli Inquisitori di alcune grandi citta' della penisola. Ho dunque potuto appurare che il raggio d'azione dei distributori del Beneficio di Cristo si sta allargando: dieci giorni fa sono state trovate duecento copie del libello a Napoli. E questo il piu' cospicuo dei sei sequestri avvenuti finora. In due di questi, a coprire il trasporto dei libri, c'erano affari riconducibili alla ricca famiglia sefardita dei Mendesi, del cui coinvolgimento nell'operazione possiamo ormai essere piu' che certi.
Ho ottenuto dalle autorita' locali una prima lista di nomi di persone che credo sia meglio sorvegliare a distanza.
Simone Infante, nel Regno di Napoli; Alfredo Bonatti, per i Ducati di Mantova, Modena e Parma; Pietro Perna, nel Ducato di Milano; Nicolo' Brandani, in Toscana; Francesco Strozzi e Girolamo Donzellini a Venezia.
Si tratta di un fornitore della corte di Napoli, di un cortigiano favorito dal duca di Mantova, di un colportore itinerante che scambia libri con gli esuli basileesi, di un membro della corporazione laniera di Firenze e di due letterati scappati da Roma.
Queste persone ci rivelano molto su quale fruizione il Beneficio puo' avere in Italia. Si tratta di personaggi colti, vicini alle corti dei loro signori e in grado di essere veicolo d'idee tra la nobilta' e i membri dei ceti mercantili e artigianali. Pesci piccoli che possono pero' diventare pericolosi con il trascorrere del tempo.
Il mio consiglio e' che, se non e' possibile inquisire i potenti Mendesi, potrebbe essere utile cominciare dagli ultimi anelli della catena per far sentire sul collo dei Sefarditi l'alito del Sant'Uffizio.
Non mi resta a dire altro se non che attendo ordini dalla Signoria Vostra, raccomandandomi alla Sua grazia.
Di Viterbo, il giorno 20 settembre 1547
Il fedele osservatore di Vostra Signoria
Q.


Capitolo 25
Venezia, 2 gennaio 1548

Al tramonto, in un salone di casa Miquez. Beatrice, ora in piedi di fronte a me, silenziosa, la sua sagoma si staglia contro una finestra che da' a ponente. Controluce, i suoi tratti ora piu' soffusi e confusi. Seduto su un'ottomana, bevo vino greco. Lo chiamano Retsina. Vino aromatico, alla resina di pino marittimo.
Convocato appena un'ora fa, un messaggio consegnato da un ragazzino. Ho pensato ci fossero novita', ma non c'e' Joo, e nemmeno suo fratello, ne' Duarte Gomez, nessuno. Anche la servitu' si e' dileguata dopo il mio arrivo. Varcato il portone, due passi oltre la soglia: Beatrice, sorridente.
Rumori attutiti, voci lontanissime, mentre bevo questo vino di cui Perna non mi ha mai parlato, tra tappeti, dipinti, oggetti e colori mai visti, neppure ad Anversa.
Una quiete inesperibile nei vicoli e 
<A HREF="Q_secondaparte075">></A>