<A HREF="Q_secondaparte071"><</A>
stabilisce i confini accettabili della corruzione.
Carafa dovra' tenerne conto.

Milano, 4 maggio 1547

Da qui me ne posso andare. Frate Anselmo e gli altri pusillanimi scatteranno a ogni mia richiesta. Gli spostamenti dei Miquez o dei loro soci da queste parti non passeranno inosservati. Raccogliere ogni dettaglio utile. Li tengo tutti per le palle.


Lettera inviata a Bologna, presso il Concilio ecumenico, dalla citta' ducale di Ferrara, indirizzata a Gianpietro Carafa e datata 13 giugno 1547.

All'illustrissimo e reverendissimo cardinale Giovanni Pietro Carafa in Bologna.
Signore mio osservandissimo, mi sono risolto a comunicare alla Signoria Vostra i risultati della mia indagine soltanto ora, poiche' tanto e' occorso per ottenere gli elementi necessari a comporre il quadro nel suo insieme.
E dovro' aggiungere che ciononostante ancora non e' possibile parlare con certezza assoluta di quanto mi accingo a esporre, poiche' le persone con cui abbiamo a che fare sono assai scaltre e previdenti.
Ma vengo subito ai fatti. Dopo aver viaggiato tra Milano, Venezia e Ferrara e aver preso contatto con gli Inquisitori di quelle citta' grazie alle lettere credenziali offertemi dalla S.V., sono giunto a raccogliere gli indizi sufficienti per affermare che l'inspiegabile diffusione in tutta la penisola del Beneficio di Cristo e' da imputare a una delle famiglie giudee piu' importanti d'Europa, i cui componenti, convertitisi alla vera religione, sono conosciuti presso la corte imperiale come Mendesi, dal nome del defunto Francisco Mendez, banchiere spagnolo, intimo dell'Imperatore, consorte di Donna Beatriz de Luna. Quest'ultima e' da considerarsi la matriarca della famiglia, a tutt'oggi residente in Venezia, interessata da sempre alla stampa e alla letteratura in genere, oltreche' agli affari e ai commerci. Insieme ai nipoti costei finanzia non soltanto la maggior parte delle pubblicazioni di argomento giudaico, ma anche autori cristiani, approfittando della propria doppia religione.
La famiglia non e' molto estesa: Donna Beatriz ha una figlia, Reyna, e una sorella, tale Brianda de Luna, vedova nientemeno che del fratello di Francisco Mendez, Diego, e a sua volta madre di una giovane in eta' da marito, Gracia la Chica.
Gli uomini della famiglia sono i figli di un defunto fratello: Giovanni (che i veneziani chiamano Zuan) e Bernardo Miquez. Per un totale di non piu' di sei congiunti, di cui quattro sono donne.
Nonostante questo, gli affari che i Mendesi intrattengono con i piu' importanti armatori e mercanti veneziani hanno dell'incredibile. La loro ricchezza deve essere enorme e i loro interessi giungono a coinvolgere alcune delle famiglie patrizie piu' antiche di Venezia.
Ma cio' che piu' interessera' la Signoria Vostra e' senza dubbio l'intenso commercio di libri che li vede nel ruolo di mecenati, soci degli stampatori e non da ultimo responsabili della diffusione. Su quest'ultima attivita' in particolare ho indagato durante il soggiorno veneziano dell'ultimo mese e le scoperte sono state assai interessanti, tanto da condurmi qui, a Ferrara, sulle tracce del libro proibito.
Ma e' necessario che proceda per gradi.
A Venezia sono giunto con deboli indizi riguardo al coinvolgimento di Joo Miquez nella diffusione del Beneficio.
L'unica persona che ritenevo in grado di darmi qualche informazione utile era Bernardino Bindoni, il primo stampatore del Beneficio di Cristo. Il Bindoni e' un piccolo stampatore rancoroso nei confronti dei piu' grandi colossi quali Giunti o Manuzio, meschino e tutto sommato reticente e poco propenso a parlare della faccenda; faccenda alla quale si e' riferito sempre al passato, le poche volte che si e' lasciato sfuggire qualche accenno.
Ma mentre lasciavo deluso la sua bottega ha avuto l'ardire di consigliarmi che se proprio ero interessato ad acquistare una partita del Beneficio di Cristo, avrei dovuto rivolgermi ai Giudei.
e' stata piu' che una conferma.
Lo stampatore giudeo Daniele Bomberg, infine, mi ha
<A HREF="Q_secondaparte073">></A>