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qui, signori. Mille copie pronte per la spedizione. Le prossime tra meno di un mese.
Miquez indica a meta' della pila: - Cinquecento copie verranno a prelevarle i miei incaricati tra qualche giorno e andranno imbarcate sulla costa. Le altre le prendo subito, le porto a Milano con me. Vi faro' avere i rendiconti entro Pasqua.
Usque lo interrompe: - Lasciatemi cento copie. Credo di poterle vendere qui.
I tratti mediterranei risaltano alla luce della lanterna: - Prendetele dalla mia parte allora. La carrozza e' qui fuori, potete caricare subito.
Risaliamo nell'elegante officina dei piu' importanti stampatori giudei di Ferrara. Sei torchi, una dozzina di operai indaffarati, mi incanto a guardare la sincronia dei movimenti: infilare la matrice dello stampo, pennellarla d'inchiostro, inserire il foglio sul tornio e poi abbassarlo e stringere bene per imprimere i caratteri sulla carta. Poco piu' in la' si compongono le pagine, collocando i caratteri uno a uno nei tasselli predisposti, pescandoli da grandi cassettoni, con un occhio al manoscritto e l'altro ai piccoli pezzi di piombo.
In fondo alla catena i legatori, ago, filo e colla di pesce, danno forma compiuta ai volumi.
Miquez mi si accosta con indifferenza. A bassa voce: - Gli Usque pubblicano esclusivamente opere inerenti il giudaismo. Per il Beneficio hanno fatto un'eccezione.
Ghigno: - I favori reciproci di un'immensa famiglia...
- S. E la forza persuasiva di un buon affare.
Usque chiede qualcosa in spagnolo.
- S. Potete procedere. Qui fuori c'e' mio fratello Bernardo, pensera' lui ad assicurare il carico.
Lo stampatore sembra titubante: - C'e' un'altra cosa, don Joo... - un'occhiata di Miquez lo convince che puo' parlare in mia presenza. - Mi e' giunta una richiesta strana. Dalla corte. Una copia del Beneficio di Cristo.
Ci guardiamo perplessi, e' ancora Miquez a parlare: - Il duca?
- No. La principessa Renata, la francese. Si interessa di teologia.
Chiavenna. Repubblica Retica.
Due anni fa.
Camillo Renato e il suo circolo di esuli.
Gli portavo i libri da parte di Perna mentre scendevo per la prima volta in Italia.
Camillo Renato, alias Lisia Fileno, alias Paolo Ricci. Siciliano, letterato, filo-riformatore, predestinazionista, sacramentista, celebrava l'Ultima Cena con un banchetto destando scandalo in chiunque. Quando lo incontrai stava ospitando Lelio Socini e altri letterati esiliati. Rimasi l poco tempo, ma abbastanza per sapere che aveva girato l'Europa, era stato a Strasburgo da Capitone e a Bologna l'avevano inquisito. Condannato al carcere a vita a Ferrara per eresia, era riuscito a evadere grazie all'aiuto di una nobildonna di corte. La principessa Renata. La sua riconoscenza si era spinta fino ad assumere il nome della sua salvatrice.
A Usque: - e' importante farle giungere oggi stesso una copia.
La prendo dalla borsa, sullo scrittoio di Usque trovo penna e calamaio. Scrivo sulla prima pagina.

Non v'e' buona opera o azione che possa eguagliare il beneficio di Cristo verso gli uomini. Solo la Grazia ricevuta dal Salvatore e il dono incommensurabile della fede possono segnare il destino di un'anima. e' questa rinascita ad accomunare in Cristo i veri credenti.
Con la speranza di incontrare la dama che ha salvato un comune amico.
Tiziano Rinato. Locanda del Pan.

I due giudei mi guardano esterrefatti.
Consegno il volume a Usque: - Questa e' la copia.
A Miquez: - Lascia fare.
Divertito: - Da quando ti sei fatto crescere questo barbone ti comporti in modo strano.
- Me lo hai insegnato tu a coltivare le amicizie altolocate.
Scuote la testa, saluta lo stampatore in spagnolo. Fuori Bernardo e Duarte ci stanno aspettando; le casse di libri sono state caricate e assicurate con cinghie.
Joo mi cinge le spalle: - Hasta luego, amigo. Ci vediamo a primavera.
- Saluta il piccolo Perna da parte mia.
Un cenno ai due compari, mentre la carrozza si muove.


Capitolo 22
Venezia, 11 febbraio 1547

La ragazza ha detto che il tizio era bruno, piuttosto alto, con
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