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Figlio danno la vita eterna. Da allora, nel plenilunio di ottobre, festeggiamo la Madonna del Pioppo, e i contadini vengono per mangiare l'Eucarestia, e le foglie dell'albero che cadono sull'altare vengono benedette e distribuite a tutti i fedeli.
Mi siedo su una delle panche di pietra che costeggiano il muro. I frati si sono moltiplicati: almeno una decina. I piu' anziani siedono accanto a me, gli altri si accovacciano per terra.
- Allora, - chiedo rivolto a tutto il gruppo, - cos'ha voluto dire il vostro confratello con la storia del pioppo?
Risponde un frate giovane, tutto naso e zigomi ossuti: - Che per portare il Cristo alla gente delle campagne, non si puo' tanto sottilizzare: alcuni crederanno che egli e' una statua, altri mangeranno il suo corpo come da giovani mangiavano le foglie di un albero.
Ora che li ho messi tutti a sedere, mi alzo in piedi di scatto: - Il corpo e il sangue di mio Figlio danno la vita eterna. La Madonna del Pioppo ha annunciato al pellegrino il cuore della fede cristiana. La gente delle campagne non capisce il Cristo, perche' voi lo rendete troppo complesso. Ecco perche' hanno bisogno di una statua o di un'antica leggenda per accostarsi a Lui. Dio si e' fatto uomo ed e' morto in croce perche' potessimo anche noi risorgere alla vita eterna. Questa e' la fede che salva: non serve altro. Questa e' la fede che nessun neonato puo' professare: per questo vi dico che battezzare un neonato non ha piu' valore che lavare un cane. L'unico battesimo e' quello della fede nel beneficio di Cristo!
Balza in piedi e quasi inciampa nella lunga veste, folte sopracciglia nere e barba fin sotto gli occhi. Mi abbraccia di slancio, mi bacia, poi mi fissa con lo sguardo incandescente: - Adalberto Rizzi ti ringrazia, fratello tedesco. Sono vent'anni che vivo qui dentro, da quando la Madonna mi apparve tra le foglie del pioppo e con molti segni mi testimonio' la sua presenza -. I frati piu' giovani lo guardano sbalorditi. - S, s, chiedetelo a frate Michele, qui, se non dico il vero. Dopo l'apparizione cominciai a predicare le stesse cose che tu, fratello Tiziano, hai detto quest'oggi. Parola per parola, ti assicuro. Ma mi dissero che ero sconvolto, che avevo bisogno di riposo e di meditazione, che la Madonna non mi aveva affatto chiesto di dire le cose che andavo dicendo. Mi convinsero. Ma ora sento che tu mi hai ridato quello che mi era stato sottratto e con lingua di fuoco proclamero' al mondo la fede nel nuovo battesimo e nel beneficio di Cristo!
Si butta in ginocchio, quasi le gambe non lo sorreggano piu'.
- Battezzami, fratello Tiziano, perche' la sciacquata che mi diedero da fanciullo non conta piu' nulla per me. Battezzami, anche con l'acqua sporca di quella pozza: la mia fede bastera' a purificarla.
Mi guardo intorno: tutti immobili, a bocca aperta, eccetto frate Vittorio, che scuote la testa sconsolato. Ho gia' fatto abbastanza, per il luogo in cui mi trovo. Meglio non rischiare con gesti troppo plateali.
- Tu stesso puoi battezzarti, fratello Adalberto. Sei tu il testimone della tua conversione.
Mi guarda per un attimo con il volto estasiato, poi si butta a capofitto con la faccia nell'acqua fangosa e comincia a rotolarcisi dentro gridando a squarciagola.
Tutto sommato, piuttosto plateale.


Capitolo 21
Ferrara, 4 febbraio 1547

Il deposito segreto dei librai Usque e' sottoterra. L'unico accesso e' una botola di non piu' di un braccio di diametro, mimetizzata tra le assi del pavimento. Poi si scende per una scala ritrovandosi in quella che sembra una cantina. Ma il locale e' asciutto, gli Usque hanno pensato a un modo ingegnoso per evitare che i libri conservati quaggiu', quelli che potrebbero risultare piu' scomodi e pericolosi, non vengano mangiati dall'umidita'. Boccaporti d'entrata e uscita consentono all'aria di circolare, tanto che non trattengo i brividi: e' piu' freddo che in superficie.
Il nostro stampatore ci fa strada con una lanterna fino a una catasta di volumi impilati a regola d'arte.
- Ecco
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