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permettere, con la paga di fame che ci danno. Solo toccare, niente di piu'. Perdonatemi, sapete, quando penso a quei maiali mi va il sangue alla testa.
La tisana di Demetra lo ha un po' svegliato e gia' lancia sguardi interessati alla bottiglia che ho posato sul tavolo. La stappo.
- Tedeschi. Ne avete incontrati tedeschi al convento?
- Ehh, tedeschi? Sono i suoi preferiti, gente affidabile, teste quadrate. Poi ci sono gli spagnoli, s, ma perche' gli dici chi devono ammazzare e loro lo ammazzano. Bastardi!
- Mi interessano i tedeschi -. Gli riempio il bicchiere.
- I tedeschi, certo, li ho visti. Sempre a parlare di Lutero... - Tracanna il vino. - Ce lo diceva lui, Carafa, che i tedeschi annotano tutto, sono precisi, mica come noi straccioni, che ci perdiamo in chiacchiere. I piu' affidabili.
- Ricordi qualche nome?
La pancia sobbalza contro il tavolo: - Eh, chiedete troppo. I nomi. In un convento sei sempre solo Bartolomeo, Giovanni, Martino... I nomi non vogliono dire niente.
- Quanti ne hai visti?
Un rutto al vino rosso: - Sei, sette almeno, forse dieci, ma contando pure gli svizzeri, che parlano la stessa lingua. Tedeschi... gente pericolosa.
La testa comincia a dondolargli. Gli passo i soldi sul tavolo: - Di' alle mie ragazze di trattarti bene.
Si riprende: - Signore mio, Dio vi benedica, ve lo avevo detto che eravate un gran signore, se volete vi racconto anche qualcos'altro, quando avete bisogno dei racconti di Bartolomeo, basta un fischio...


Capitolo 18
Venezia, 8 ottobre 1546

Il ponte di Rialto trabocca di bancarelle, venditori, passanti, che sembrano dover cadere in Canale da un momento all'altro, tanto sono pigiati. Mi faccio strada a gomitate, senza far caso alle imprecazioni che mi piovono addosso. Imbocco le Mercerie, vicoli che rimbombano degli strilli dei commercianti di tessuti, degli orefici, ma almeno si respira.
Un vecchio tedesco a zonzo come tanti. L'idea era di raggiungere il convento dei Teatini, ma adesso non ne ho piu' voglia, non servirebbe.
Il convento. Nessuno sa cosa accade dentro un convento, nessuno sa chi sei: nel convento il tuo nome e' un nome qualsiasi, lo ha detto Bartolomeo. Un centro di smistamento di spie nel luogo piu' impensabile.
Tedeschi, almeno una mezza dozzina di tedeschi. Gente che contava le pisciate di Lutero, piazzata nei posti giusti fin dall'inizio, fin da quando uno sconosciuto frate agostiniano affisse le sue tesi a Wittenberg.
Passo rio San Salvador, verso campo San Luca. Il vociare della compravendita diminuisce appena.
Wittenberg. e' trascorsa una vita. La mia. Lutero e' morto. I protestanti hanno fondato la loro Chiesa riformata, i giochi sono chiusi. Le spie vengono richiamate in Italia per nuove imprese. La posta e' il potere a Roma, forse il Soglio Pontificio. Nuove direttive, non e' difficile immaginare quali: infiltrare il partito avversario dentro la Chiesa romana, gli Spirituali, quelli che vorrebbero trovare un accordo con i protestanti, spiare ogni loro mossa e riferire al capo. Magari corteggiarli, gratificare i loro luminosi intelletti, aspettare un passo falso e colpirli a morte. Proprio come in Germania. Come con Mntzer. Come con gli Anabattisti.
C'e' un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Qoelet 3, 2.
Mi siedo su un pilastro, lungo rio dei Fuseri.
La carta si sbriciola tra le dita, ma le parole sono ancora leggibili dove le macchie del tempo non hanno cancellato la traccia d'inchiostro. Lettere che raccontano una storia di vent'anni fa, quando la Germania bruciava alle parole di Magister Thomas, e custodite con cura. Adesso so perche' le ho portate con me durante tutti questi anni. Per ricordarmi di te.
Qoelet.
Lancio in aria la moneta e la riacchiappo al volo. La scritta campeggia ancora ben visibile: UN DIO, UNA FEDE, UN BATTESIMO. Cimelio di un'altra sconfitta. Pezzo raro, quasi unico, forgiato dalla zecca di Mnster.
Un barcaiolo lancia il suo grido d'avvertimento prima di imboccare l'ansa del rio e sparire alla vista, i 
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