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soltanto allusione. Vi prego di non considerare eccessiva questa mia premura.
La osservo cambiare postura sopra la morbida imbottitura del divano che ospita entrambi, portare la tazza alla bocca con entrambe le mani, sorseggiare il liquido caldo e profumato. Trattengo il respiro.
- Non dubitate. Ne terro' il massimo conto, ma permettete di chiedervi a cosa sia dovuto tale esplicito invito alla riservatezza. Cos pressante da alludere a pericoli nascosti e sempre in agguato.
Ripone la tazza sul vassoio: - e' proprio cos. Lasciate che vi fornisca alcuni ragguagli su come funzionano qui le cose. L'enorme potere di questa citta', ponte fra Oriente e Occidente, si fonda non sull'acqua su cui folli e geniali fuggiaschi la concepirono, e tantomeno sul crogiuolo d'artisti e letterati che l'affollano. Da secoli ormai i signori di questa laguna intessono un'intricata ragnatela di poteri e di spie, guardie e magistrati a cui poco o nulla sfugge. Raffinati equilibri sostengono le relazioni che queste genti trattengono con re e diplomatici di ogni regione, con teologi, chierici e le piu' alte autorita' di ogni confessione e con i detentori di ricchezze, coltivazioni o prodotti che terra conosca. Mentre al suo interno, si dispiega l'inestricabile rete di controllo su ciascuno che l'attraversi o la abiti per qualche tempo. Vi e' una polizia per la bestemmia e una per le prostitute, quella per i lenoni e un'altra per i rissaioli, c'e' chi controlla i traghettatori e altri che sorvegliano gli armaroli. Nessuno e' in grado di dire chi comanda qui, ma tutti devono temere i mille occhi che scrutano queste calli sospese sull'acqua. Pesi e contrappesi garantiscono la potenza della Serenissima, la sola cosa che conti davvero, in un gioco di specchi che rinviano immagini fuorvianti, dove cio' che appare non e', e cio' che e' reale spesso si nasconde dietro pesanti tendaggi. Prendete il Doge, ad esempio, venerato dal corteo di imbarcazioni e dal popolo, dalla sua nomina fino alla morte. Ebbene egli non conta niente, non puo' nemmeno aprire le missive a lui inviate, senza il consenso preventivo dei consiglieri preposti a quella funzione. Per non dire poi delle menti raffinate che convogliano l'odio delle genti basse, il rancore sordo che cova da sempre, verso se stesse, dividendole in fazioni e creando mille pretesti, e mille giochi, perche' queste abbiano a sfogarsi tra loro, con spargimenti di sangue tanto cruenti quanto immotivati, e mai contro coloro che stringono il bastone del comando. Moltitudine di prostitute e colori sgargianti, stuoli d'artisti e piaceri del cibo, mio Ludovico, servono a celare spie e sbirri, giudici e inquisitori che palmo a palmo scrutano incessanti.
L'occhio mi cade nella scollatura, fatico ancora ad abituarmi al generoso taglio veneziano. Vampate di caldo. Osservo con apprensione il fondo della tazza: una poltiglia di foglie nere. Sento le ossa molli, affondo nel divano. Sale una risata immotivata.
- Lo trovate divertente?
- Perdonatemi, ma questa gradevole situazione non s'accorda con il vostro fosco racconto. Ho visto guerre e massacri e sono poco avvezzo alle armi sottili del potere.
- Non sottovalutatele. Cio' che intendevo dire e' che laddove l'autorita' non e' nelle mani di un solo principe, ma distribuita tra varie magistrature e corporazioni, e' possibile intraprendere le manovre piu' ardite. A patto pero' di saper riconoscere e gratificare tali poteri quando e' necessario. Questa e' la liberta' che vige in Venezia, non il suo ordinamento, che tanti decantano, ma che nessuno capisce.
Si fa piu' vicina, un effluvio di essenze m'inebria: - Vedete, noi prestiamo il denaro. Da sempre gli stessi che ci blandiscono, presto o tardi cominciano a braccarci. Noi abbiamo imparato a fare lo stesso. Leghiamo a noi uomini importanti, sosteniamo attivita' e interessi vitali, decidiamo quando e come allentare i cordoni della borsa. I mercanti di Rialto ci sono debitori e cos gli armatori dell'Arsenale. Famiglie patrizie del Consiglio e
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