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Scalpicco alle mie spalle e le urla terrorizzate di Marco. Tre sagome sbucano di corsa, spade sguainate e imprecazioni portoghesi.
Il Mulo e i suoi rallentano, uno dei portoghesi mi affianca, gli altri due corrono avanti, spade puntate. Gli sgherri del Mulo se la battono.
Duarte Gomez tiene la punta alla gola dell'unico rimasto: - Mi piacerebbe ammazzarvi come un cane, seor.
I fratelli Miquez tornano a passo svelto, Joo sorride e grida in fiammingo: - Non ne vale la pena, compare!
Gomez gli fa una virgola sulla guancia, un baffo di sangue: - Fila via, bastardo.
Scappa verso il Canal Grande.
- Sembra che debba esservi grato, don Joo.
Il portoghese rinfodera la spada, una toledana fregiata, fa un inchino e ride: - Poca cosa rispetto alla splendida ospitalita' dell'altra sera.

Il minore dei Miquez, Bernardo, tranquillizza donna Demetra: - Non avete piu' nulla da temere, signora. Quei quattro straccioni non vi daranno piu' noia.
- Lo spero, messeri, lo spero davvero. Vi sono infinitamente grata.
- Ne siete cos sicuro?
e' il maggiore a rispondermi: - Non v'e' dubbio. In certi ambienti le voci viaggiano rapide. Da oggi in poi sara' noto che un torto fatto a voi o alle vostre ragazze, sara' come fatto a noi.
- La vostra famiglia e' dunque tanto potente?
Don Joo parla lentamente cercando di cogliere la mia reazione: - Quella sefardita e' una grande famiglia, i cui membri sono abituati a darsi man forte l'un l'altro, per resistere alla difficolta' d'esser da sempre stranieri in terra straniera.
Un istante di silenzio.
- Sono sorpreso. Non capisco come io e donna Demetra potremmo far parte della vostra famiglia.
- Se accettate il mio invito a pranzo, vi daro' volentieri qualche chiarimento.

***

La lunga barca taglia il Canal Grande per imboccare rio di San Luca.
Le imprecazioni del gobbo Sebastiano, nocchiero dei Miquez, non si contano, dirette a chiunque incroci la prua.
Cos da ragazzo ho sempre immaginato il traghettatore dell'Ade, durante le lezioni classiche del dotto Melantone. Sporco, con una massa di capelli aggrovigliati che il copricapo non riesce a contenere, emana un tanfo di marcio che dalla poppa si fa strada fino a noi. Ricurvo, spinge il lunghissimo remo quasi in verticale sopra lo scalmo.
Miquez e' uomo d'intuito: - Abbiamo brindato alla morte dei traditori, ricordate? Il bell'aspetto e le buone maniere non contano davanti alla lealta' di un servitore fedele.
Scendiamo rio dei Barcaroli, superando uno slargo che pare una piscina, poi si restringe all'altezza di un piccolo ponte.
Miquez mi indica alla sinistra: - La chiesa di San Mose'. Venezia e' l'unica citta' cristiana in cui ci sono chiese dedicate a profeti del Vecchio Testamento. Non pensate che cio' sia stato concesso per generosita' verso i Giudei convertiti al cristianesimo, quelli che chiamano i Nuovi Cristiani, o con piu' disprezzo, Marrani. Noi contiamo molto qui.
- Don Joo, sono molto interessato a quanto andate dicendo. La simpatia verso i profughi di tutte le confessioni e' quasi un moto istintivo per uno che e' sfuggito per tutta la vita a preti e profeti. Spero che non siate parco nei vostri racconti.
- Davanti a una tavola ben apparecchiata non avremo bisogno di nasconderci niente.
Sbuchiamo in fondo al Canal Grande, di fronte alla Dogana. Non riesco a trattenere lo stupore per l'enorme traffico in entrata e in uscita dal Canale. Un brulicare d'imbarcazioni d'ogni foggia e forma nella via principale di Venezia. Brigantini e caracche attraccati al grande molo di San Marco; galere che prendono il largo, un via vai di imbarcazioni a remi e a vela di ogni dimensione. E le imprecazioni di Sebastiano a farsi largo.
Puntiamo sull'isola di Giudecca.


Capitolo 14
Venezia, 6 marzo 1545

Campo Barbaro. La punta estrema della Giudecca.
La splendida abitazione dei Miquez fronteggia piazza San Marco, che in una giornata limpida di sole come questa sembra a portata di mano.
La casa e' signorile, con un giardino interno ricco di vegetazione
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