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agostiniano, tedesco come me, che in gioventu' seppe tradire vigliaccamente me e altre migliaia di sventurati.
Il portoghese sorride affabile, denti bianchissimi e perfetti: - Consentite allora che brindi alla morte dolorosa di tutti i traditori, di cui purtroppo questo mondo e' pieno.
I bicchieri si vuotano.
- Siete da molto a Venezia, messeri?
- Siamo arrivati ieri l'altro. Abbiamo raggiunto mia zia, che vive qui da piu' di un anno ormai.
- Mercanti?
Il fratello piu' giovane: - Qualcuno che viene a Venezia forse non lo e'? E voi, signore, avete detto d'esser tedesco?
- S. Ma ho commerciato abbastanza in Anversa da parlare la lingua di quelle terre.
Miquez si illumina: - Splendida citta'. Ma non quanto questa... e di sicuro meno libera.
Il sorriso e' impenetrabile, ma c'e' il guizzo di un'allusione in quella frase.
Riempio di nuovo i bicchieri. Non sono tenuto a dire niente, sono a casa mia.
- Conoscete Anversa?
- Vi ho trascorso gli ultimi dieci anni, dev'essere un caso che non v'abbia mai incontrato.
- Avete dunque deciso di trasferire i vostri affari quaggiu'.
- Infatti.
- Quando sono arrivato, mi hanno detto che chi viene a Venezia o e' un mercante o e' un fuggiasco. E spesso l'uno e l'altro assieme.
Miquez ammicca, gli altri due sembrano imbarazzati: - Voi a quale specie appartenevate?
Sembra che niente possa fargli perdere l'aria serena, quella di un gatto che prende il sole su un davanzale.
- A quella dei ricchi fuggiaschi... Ma non ricco quanto voi, credo.
Ride di gusto: - Vorrei proporvi io un brindisi, signore -. Alza il bicchiere. - Alle fughe riuscite.
- Alle terre nuove.

***

Gli ultimi avventori infilano la porta incerti sulle gambe, ondeggianti come barche contro vento. Raccolgo Perna dal tavolo su cui si e' accasciato.
- Dov'e' finito il tuo uditorio?
Solleva la testa con grande sforzo, gli occhi annebbiati, rigurgita un raglio disarticolato: - Sono tutti degli stronzi... si sono portati via pure le ragazze...
- Ma che ragazze, e' meglio che ti butti su un letto. Non sara' il nettare toscano, ma pure il vino veneto ti ha piegato per bene.
Lo aiuto ad alzarsi e lo trascino verso le scale. Donna Demetra ci viene incontro.
- Cosa possiamo fare per il nostro galante libraio, che ha cos amabilmente intrattenuto i nostri ospiti?
Perna, voce stridula, guizza su con gli occhi spalancati: - Mia regina delle notti insonni! Queste deformi fattezze non mi impediscono di ammirarla, osannarla, a-do-rar-la... - Si tuffa a peso morto nella sottana di donna Demetra, che lo cinge divertita.
- Se non vi conoscessi per l'irrimediabile seduttore che siete, penserei che avete un debole per me, donna misera di conoscenze e di infinite debolezze.
Lo trascino su di peso, trattenendo il suo slancio all'indietro: - Vi prego!
Riesco a buttarlo sul letto, oramai completamente innocuo, quasi esanime.
- Allora, toscano, per stanotte ne hai avuto abbastanza, ci vediamo domattina...
Con un filo di voce: - No, no... aspetta -. Mi afferra il braccio. - Pietro Perna non si porta nella tomba i suoi segreti. Avvicinati...
Non ho scelta, l'alito terribile d'ubriaco m'investe. Sussurra: - Io sono... - esita, - di Bergamo.
Quasi piange, come se stesse confessando un peccato innominabile: - Gente gretta... donne ripugnanti... montanari... ignoranti... Ti ho mentito, compare, ho mentito a tutti.
Mi trattengo per non scoppiargli a ridere in faccia. Mentre apro la porta, lo sento ancora dire: - Lo spirito... lo spirito e' toscano.


Capitolo 13
Venezia, 6 marzo 1546

Scendiamo dal ponticello in calle de' Bottai. Marco arranca con il carretto, strapieno di vettovaglie. Lo precedo, ma mi accorgo subito che c'e' qualcosa di strano: non c'e' passaggio, quattro tipi ben piantati bloccano la strada. Uno di loro e' il Mulo.
Anche Marco li vede, rallenta. Uno sguardo, prendo il carretto: - Vienimi dietro.
Scendo piano, li punto, il carretto come un ariete.
Ne incastro uno contro il muro, gli altri si fanno sotto, coltello in mano.
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