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che fare con donne di mestiere e avranno l'opportunita' di portare a letto, qui, quella ragazza che, fuori, non avrebbero il coraggio di avvicinare.
Il massaggio mi scioglie la tensione lungo il collo e la schiena: sono le mani piu' abili che mi abbiano mai toccato.
- Perche' pensate che potrei essere interessato a un posto come questo?
I suoi capelli mi sfiorano l'orecchio: - Se uno straniero viene a Venezia e' per fare affari... o per nascondersi. Al mercante propongo un commercio redditizio. Al fuggiasco un'attivita' che garantisce discrezione e nessuna ingerenza da parte delle autorita'.
Annuisco: - Io sono stato l'uno e l'altro. Ma vi diro' che oggi quello che mi interessa di piu' sono le informazioni.
La risata fresca di una ragazzina: - Signore mio, lasciate allora che l'esperienza parli per me: a letto gli uomini rivelano cose che non si lascerebbero sfuggire nemmeno nel confessionale. Conosco piu' io dei loschi affari del Doge che i suoi stessi consiglieri.
Questa donna continua a sbalordirmi.
- Sapete, donna Demetra, credo che faro' la vostra fortuna. In men che non si dica sarete la Vittoria Colonna della Repubblica di Venezia.
Mi lascia scivolare le braccia sul petto e accosta la bocca al mio orecchio: - Con la differenza, don Ludovico, che Vittoria Colonna fa il mio stesso lavoro senza volerlo ammettere. Si da' arie di gran seduttrice e finge di non sapere quello che gli artisti come Michelangelo si aspettano da lei.
- Allora diciamo soltanto che diventerete ricca.
- E anche voi. E forse mi racconterete qualcosa di piu' di quello che siete venuto a fare qui. Ma vi consiglio di affrettarvi, se volete avere il piacere di raccontare a una donna quello che ancora il suo intuito non le ha suggerito.


Capitolo 12
Venezia, 28 febbraio 1546

- Fate piano con quella, l'ho fatta arrivare apposta da Padova!
Gli operai rotolano con attenzione la botte sul fondo della sala.
I vecchi tavolacci sono spariti, sostituiti dai pezzi del miglior falegname di Venezia. Veli colorati coprono le vecchie pareti umide ridipinte e un grande specchio campeggia dietro la mescita dei liquori. Rimanda l'immagine di un uomo robusto, volto segnato dal tempo e capelli grigi. Resto un attimo a guardarlo, a osservare quello che sono diventato in quarantacinque anni di vita. Il corpo sembra racchiudere una forza ancora intatta, ma non piu' cos pronta e agile agli occhi di chi la fece saettare sulle barricate. Che assurdo miracolo gli specchi, e questa citta' ne e' piena, non c'e' bottega o merceria dove non si trovi in bella vista uno dei fini lavori dei mastri vetrai locali. Un mondo capovolto, simmetrico, dove la destra diventa sinistra: non credevo di avere il naso cos storto.
Devo scacciare subito i pensieri, c'e' ancora molto da fare: l'inaugurazione e' questa sera.
Donna Demetra mi viene incontro con un sorriso: - Le ragazze sono pronte.
- Gli arrosti?
- La cuoca sta facendo del suo meglio.
Si guarda intorno quasi sperduta: - Questo posto non sembra piu' lo stesso!
- e' soprattutto merito vostro, avete scelto con gusto.
- Metterete il vostro vestito nuovo, questa sera?
- Non temete: non ho speso quella cifra per farlo ammuffire in un cassetto.
Pietro Perna irrompe nella locanda a braccia spalancate. Si ferma a bocca aperta, vede donna Demetra, cerca di ricomporsi e avanza con un inchino: - I miei omaggi al piu' bel gioiello di tutta Venezia!
- Siete l'adulatore piu' galante che abbia mai avuto, messer Perna. Ma siete in anticipo, non serviremo prima del tramonto.
- Lo so e vi assicuro che non vedo l'ora di gustare i piatti che avete in serbo per noi.
- Dunque cosa vi porta da queste parti?
- Prima di varcare la soglia ero convinto di saperlo, ma la luce dei vostri occhi mi ha confuso i pensieri.
Donna Demetra scoppia a ridere, mentre prendo Perna per un braccio e lo conduco in fondo alla sala.
- Bando alle smancerie, che succede?
Fa un passo indietro e getta le mani avanti: - Ci sei, compare? Sei pronto?
- Sono tutt'orecchi,
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