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pesce, lo porta alla bocca e aspetta che io faccia altrettanto: - Cos non ci si unge le mani.
Arrivabene e' un tipo grassoccio, anche lui sui quaranta, un caschetto di radi capelli neri e un modo di parlare un po' lezioso, a bocca stretta: - Per la stampa non dovrebbero esserci problemi, se non di fondi. Voi che tiratura avevate in mente?
Un cenno alla domestica che arriva con un vassoio di conchiglie lunghe e nere, mezze aperte.
Perna fa le presentazioni: - Cozze. Queste si mangiano con le mani -. Ne prende una, la apre per bene, ci spruzza sopra qualche goccia di limone e succhia il mollusco. - Ci mettete il prezzemolo? Dovreste provarle, piuttosto, con il pan grattato, il peperoncino e un filo d'olio... toscano, naturalmente! Io pensavo a diecimila copie in tre anni.
A Bindoni va di traverso il vino. Tossisce mentre Arrivabene gli da' pacche sulla schiena.
Riesce a riprendere il fiato: - Stai scherzando?! Per chi mi hai preso? Manuzio? Non posso investire tanti soldi e tante energie su un solo titolo.
- Perche' ancora non hai fiutato la portata dell'affare, - gli ribatte Perna. - Il nostro amico tedesco puo' finanziare le prime diecimila, capito?, e insieme a me distribuirle per la penisola.
Arrivabene e' diffidente: - Come fai a essere sicuro che vendera' cos tanto?
Perna allarga le piccole braccia: - Proprio perche' ci sono buone probabilita' che venga proibito. Un libro clandestino lo vendi al prezzo che vuoi, capito?, e sul suo contenuto montano le aspettative. Lo daremo via come il pane! Savonaroliani, anti-trinitari, sacramentisti, cripto-luterani e in piu' tutti i curiosi. Non sottovalutate la curiosita' degli uomini, amici miei, puo' muovere le montagne...
- Mmh. Qui a Venezia, - precisa Arrivabene, - la cerchia dei compratori e' quella degli amici dello Strozzi e dell'ambasciatore inglese: tutti simpatizzanti di Lutero e Calvino... oltre chiaramente ai viandanti, mercanti e uomini di lettere.
- Sono convinto, - lo rassicura Perna, - che a Milano il libro abbia buone possibilita' di vendere, e tanto piu' a Ferrara, o a Bologna dov'e' pieno di studenti, a Firenze. Prima cominceremo a coprire il territorio della Repubblica, poi se gli affari vanno bene, ci allarghiamo sempre di piu'.
Bindoni e' meditabondo, si liscia la barba e gira intorno gli occhi arrossati. Soppesa i rischi e i vantaggi, ha ben presente i primi e dei secondi non si e' ancora convinto.
Perna lo incalza: - Meta' dei guadagni per noi e meta' per voi.
Bindoni annuisce: - Se la tiratura dev'essere clandestina, non ci mettiamo il mio nome sopra.
Perna gli allunga la mano: - Affare fatto. Fossimo in Toscana suggellerei l'affare nel modo piu' degno, ma visto che siamo in laguna accontentiamoci di questo discreto vino dei colli veneti.


Capitolo 11
Venezia, 10 luglio 1545

Il profumo di donna Demetra e' un effluvio dolce e sottile, essenza di mughetto piu' o meno intensa, che fornisce indizi sul suo passaggio, o la sua presenza, nelle camere del palazzo.
Seduta allo scrittoio, nell'anticamera della sua stanza, con l'aiuto di carta e penna suddivide i guadagni del mese.
- Entrate, don Ludovico, accomodatevi qui accanto.
Gli occhi grigioverdi che invitano a parlare e i pochi capelli bianchi volutamente sfuggiti alla tintura, sono i soli segni che quarant'anni di vita abbiano lasciato sul volto di questa donna di Corfu', figlia d'un capitano veneziano e di una greca. Il suo corpo emana un'energia ancora intatta.
- Volevate parlarmi, donna Demetra?
- Infatti, - risponde con un sorriso esperto. - Ma sedete, vi prego.
I ricordi remoti dell'universita' mi aiutano a comprendere il suo tedesco impastato di latino e greco, un miscuglio vario che sembra essere la lingua universale a cui i mercanti di questa citta' si sono adattati: l'idioma degli affari, delle spezie, dei tessuti e delle porcellane.
Il chiarore di quegli occhi ha un che di magico, di antico e affascinante. Vi brilla l'intelligenza di una donna esperta dei fatti del mondo, quel mondo
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