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terra, pietra e legno, dimora di almeno centocinquantamila persone di diversissime razze, con chiese in numero superiore a cento, sessantacinque monasteri e forse ottomila case da meretricio.
Per qualche istante la sorvolo.
Colpisce subito l'assenza di mura e di porte, di torri difensive e bastioni. L'acqua della laguna pare sufficiente a scoraggiare i peggiori nemici. Molti palazzi, d'altronde, sono alti come e piu' di qualsiasi muraglia e potrei scommettere che ci vorranno tutti i colori della tavolozza per dar ragione delle tinte e dei marmi che si affollano su quelle facciate.
Con il consenso del Gastaldi, inganno l'attesa aggirandomi tra i dipinti, terminati e ancora in corso d'opera.
Un quadro ben piu' piccolo del precedente raffigura un canale fitto di imbarcazioni: dalla galera piu' imponente, con vogatori negri, alla piu' semplice barchetta, con un unico remo. Sulla fondamenta che lo costeggia si distinguono un turco, con il caffettano arabescato, e almeno tre donne, inconfondibili, poiche' svettanti sulla folla grazie a quegli zoccoli altissimi che ho visto calzare, bionde come son bionde quasi tutte le ragazze di qui, non per nascita, come in Germania, ma grazie all'abitudine di esporre i capelli al sole, bagnati di essenze e stesi su quegli strani cappelli a larga tesa, privi di cupola.
Subito dietro questa, ci sono altre due tele, di dimensioni identiche. Due ritratti incompleti: uno di donna e quello di un magistrato. La donna e' ingioiellata dalla testa ai piedi, addirittura pendagli d'oro alle orecchie, secondo l'uso delle femmine di Venezia di esporre su tutto il corpo un numero spropositato di gioie, perle e pietre preziose. Il magistrato porta una toga di colore acceso, che dovrebbe indicare l'appartenenza a una delle tantissime congreghe del serenissimo governo.
Dalla bestemmia alle risse, dai forestieri alla vita notturna: non c'e' aspetto della vita dei veneziani che non sia regolato da una particolare magistratura. Pietro Perna sostiene che il sistema e' davvero complicatissimo, tanto che il popolo ha probabilmente rinunciato a capirci alcunche' e si astiene dal protestare e contestare il potere, indirizzando tutte le tensioni ai giochi piu' brutali, come la caccia dei tori, e le risse tradizionali tra Castellani e Nicolotti, per la conquista di un ponte a suon di pugni e bastonate.
Una cornice preziosa, con stucchi e trafori, avvolge un quadro alquanto misterioso: la laguna vi appare ingombra di imbarcazioni di ogni tipo, tra le quali ne spicca una, ornata di drappeggi e colori, dall'alto della quale un uomo che potrebbe essere il Doge fa un gesto strano verso il mare aperto.
- Vi interessate di pittura, compare? - La voce stridula di Perna mi sorprende alle spalle. - O piuttosto e' il soggetto della tela a stupirvi?
Indico la figura al centro del dipinto: - Il Doge, vero?
- In serenissima persona, nell'atto di sposare il mare, gettando un anello d'oro tra i flutti, come e' tradizione per la festa della Sensa, l'Ascensione della Vergine. I veneziani vanno pazzi per questo genere di rituali -. Mi stringe la mano e si allarga in un sorriso. - Benvenuto a Venezia!
- Felice di rivedervi, messer Pietro. Ora che siete qui, spero mi farete da guida in questo labirinto, ancora non m'e' riuscito di orientarmi. E se in cambio potro' esservi utile a qualcosa...
Lo sguardo circospetto, si fa vicinissimo: - Ecco, potreste, potreste... e' per via di una signora, capito?, ho qui una lettera per lei, ma non posso portarla alla sua domestica, che se il marito dovesse vedermi, diventerebbe particolarmente nervoso. Mi domandavo se voi non sareste tanto gentile... Senza dare troppo nell'occhio s'intende.
- Mi offrirete finalmente la cena che mi avete promesso a Basilea?
- Chiedete e vi sara' dato, amico mio, un cuore pazzo d'amore non bada a spese!


Capitolo 9
Venezia, 12 giugno 1545

Il trambusto da basso mi fa saltare in piedi. Urla, sedie capovolte. Qualcuno sale le scale di corsa. Agguanto il pugnale.
La porta si
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