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piu' gentile che trovo: - Non adesso, mia cara, ho bisogno di riposare le vecchie ossa.
Forse non ha capito, comunque alza le spalle e si ricopre. La piccola radura nella foresta di case e' interrotta da un ponte, all'apparenza troppo esile per reggere il peso di due soli uomini. Sotto, il canale limaccioso scorre placido. Mi rendo conto di aver perso del tutto l'orientamento, abbiamo percorso un dedalo infinito di viuzze, ponti, piazze, e sono quasi certo che non abbiamo viaggiato in linea d'aria, e' impossibile in questa citta'.
La guida spunta sulla porta facendomi segno di entrare.
Un ambiente grande, una taverna, con botti enormi in fila lungo il muro, un camino capiente, e tavoli nel mezzo.
e' una donna sulla quarantina quella che mi viene incontro e a cui faccio un inchino, capelli corvini e un profilo tagliente, tratti esotici, che parlano del Mediterraneo.
- Sono donna Demetra Boerio. Il giovane Marco dice che cercate un alloggio, messere. Siate il benvenuto.
Si e' rivolta a me in una lingua strana, ma comprensibile, c'e' del latino colto, che rivela studi discreti, ma il saluto e' stato in tedesco.
Scelgo il latino: - Sono Ludwig Schaliedecker, allemanno. Vorrei fermarmi per qualche giorno.
- Tutto il tempo che vorrete. Abbiamo letti comodi e le stanze non sono care. Marco ha detto che avete lasciato il vostro bagaglio alla stazione di cambio. Non preoccupatevi, mandero' il ragazzo a prendervelo, di lui ci si puo' fidare, lavora per me da quando era bambino.
Le cose si fanno piu' chiare e mi strappano un sorriso.
- Quando il bagaglio sara' qui, vi paghero' la camera anticipata.

***

Marco lo sdentato lascia cadere la sacca sul pavimento e si toglie il sudore dagli occhi con la manica.
Il ducato d'oro gli cancella subito la fatica dalla faccia.
- Grazie, munificentissimo signore, mille volte grazie. Se ti serve altro, s, chiedi di me e rimarrai sempre soddisfatto.
- Per adesso mi serve solo un'indicazione. Devo andare in un posto.
Si illumina: - Dimmi, dimmi, signore, conosco tutta Venezia, vuoi andare da qualche parte? Ti porto quando vuoi.
- Non ora. Conosci la libreria di Andrea Arrivabene?
- Arrivabene il libraio, certo, signore, si trova in Merceria.
- All'insegna del pozzo?
- Certo, nobilissimo, poco tempo a piedi, oltre il ponte di Rialto. Vuoi andare la'?
- Domani. Adesso voglio riposare.
Esce inchinandosi piu' volte.
Dalla finestrella scorgo le grandi cupole della Cattedrale e il campanile. Dunque e' laggiu' che sono sbarcato. E in qualche modo ho attraversato il labirinto di questa citta' bizzarra che adesso mi separa da San Marco. Non saprei da dove incominciare se volessi percorrere la strada a ritroso. Rischierei di trovarmi a pochi passi dall'enorme chiesa senza riuscire a scorgerla, finendo chissa' dove. Ed e' proprio questa la sensazione che prevale: di poter continuare a camminare all'infinito senza giungere da nessuna parte, oppure in luoghi mai nemmeno immaginati, nascosti. La meraviglia ti aspetta dietro ogni angolo, in fondo a ogni vicolo.
Venezia. Mercanti, puttane e canali, accanto agli affreschi, alle chiese, ai palazzi, ai cantieri. Perna aveva ragione: il contrasto e la possibilita' si respirano nell'aria umida di queste strade.
Il letto e' comodo, le gambe hanno bisogno di riposo. Dalla Cattedrale a qui non e' poi una grandissima distanza, ma tutto quel saliscendi di ponti, quei vicoli tortuosi. La prima cosa da fare e' procurarsi una barca.


Capitolo 8
Venezia, 1 giugno 1545

Pietro Perna e' arrivato in citta'. Ha lasciato un messaggio per me alla libreria di Arrivabene, fissando l'appuntamento nella bottega di Jacopo Gastaldi, un pittore a cui desidera commissionare un quadro.
Il maestro sta istruendo uno degli apprendisti sul colore da usare per completare un disegno.
- Messer Perna non e' arrivato? - domando dalla porta.
Un cenno della testa mi invita a entrare. La tela sul cavalletto e' davvero grande e ritrae Venezia, a volo d'uccello, incredibile labirinto d'acqua e
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