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genti del Nord.
I gabbiani solcano il cielo pallido e trovano appoggio su pali robusti, fitti, spesso colorati e decorati di stemmi, che spuntano, come tronchi in un bosco, dai bassi fondali e fanno da ormeggio a barche di forme e dimensioni diverse.
L'orizzonte angusto via via si allarga, ad abbracciare ancora un'isola, sulla destra, e un insieme maestoso di costruzioni dalle tinte opache, su cui spicca altissimo un campanile robusto, squadrato, appuntito come una freccia.
Sulla sinistra si apre una nuova via d'acqua, vera strada fluttuante, con i portoni e i gradini dei palazzi tuffati direttamente tra i flutti, come non ho mai visto in alcun paese che abbia un fiume o qualcosa di simile. La citta' e il mare sembrano cresciuti assieme.
Lo scafo ormeggia quasi sotto il magnifico balcone di un palazzo tutto rivestito di marmo rosato, a fianco di una colonna con la statua del Leone alato e di quello che deve essere il palco per le esecuzioni capitali. Gli strumenti e i simboli del potere della Serenissima sono le prime immagini che lo straniero deve avere sott'occhio.
Appena messo il piede a terra, invece, colpisce la confusione, il viavai di gente, le grida, gli affollamenti, i saluti, le liti; forse l'unico elemento a separare il mare, luogo di rumori attutiti, dal resto della citta'.
Appena messo il piede a terra, non so in virtu' di quali caratteristiche, vengo riconosciuto subito come uno straniero di lingua tedesca e circondato da una ventina di ragazzi che si sforzano di spiegarmi come sia impossibile girare Venezia senza conoscerla a fondo, quanto sia grande il rischio di perdersi, di finire in cattive mani, di rimetterci con il cambio; e mentre elencano cortesemente questi rischi cercano in tutti i modi di infilarmi le mani nella borsa.

- Magnifico signore, di qua, di qua, seguimi grande signore, vuoi un posto dove dormire? Vuoi? Vieni con me, illustrissimo, ti mostro la citta' piu' bella del mondo, dov'e' il tuo bagaglio, magnifico? Alla stazione di cambio? Brutto posto, mio signore, non e' degno di un grand'uomo.
La voce esce da una bocca completamente sdentata e ricorda decisamente quella di un vecchio, ma il ragazzo che per qualche spicciolo si e' offerto di mostrarmi la citta' non puo' avere piu' di quindici anni.
- Vieni, vieni, vuoi bere del vino? No? Vuoi una donna? Qui trovi le donne piu' belle da Costantinopoli a Lisbona, non care, signore, non care, no, vieni, vuoi una donna? Ti porto io dove ci sono le piu' belle, pulitissime, niente malattie, no no, giovanissime. Sei qui per fare affari, nobilissimo? Seta? Spezie? No? Ti porto nel posto giusto, qui vicino, vieni, bellissimo posto, gran signori come te, mercanti, vieni...
Mentre attraversiamo la piazza la sua lingua non si ferma, si rivolge in veneziano a chiunque cerchi di avvicinarsi, tenendolo a debita distanza, portandosi una mano sul petto a indicare che lo straniero e' suo, nessuno glielo tocchi.
- Seguimi, signore, in un attimo siamo a Rialto e al Fondaco dei Tedeschi. La' puoi cambiare tutti i soldi, fare i tuoi commerci, s. Ma se desideri stare contento, ci sono io: ti do cinquanta ducati per trentadue fiorini di peso regolare.
Piazza San Marco non sembra far parte di una citta', piuttosto e' il salone delle danze di un qualche palazzo, il ponte coperto di un grande vascello, l'albero maestro e' quel robusto campanile largo alla base e stretto in cima, e la torre con l'orologio e' il cassero di prua, sotto cui passiamo ora, con i due ammiragli in cima pronti a suonare il campanone.
- Quella e' la sede dei Procuratori di San Marco, grandi magistrati della Repubblica, Procuratie si chiama. Ora prendiamo per le Mercerie, vuoi comprare stoffe? Spezie? Ti dico dove comprarle e dove venderle a un buon prezzo. Vuoi fare affari a Rialto? Allora stammi vicino, e non farti imbrogliare dai venditori, gran brutta gente, nobilissimo, disonesti.
Non sono sicuro di aver compreso tutto quel che il ragazzo ha detto. Parla guardando avanti, senza voltare troppo il
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