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dalle ali del falco pellegrino. Limpida mattina di primavera, assaggio la tonica ebbrezza dell'alta quota. Osservo il varco improbabile su una nuova stagione, il valico che da Andermatt porta ad Airolo, San Gottardo che guarda il suolo italiano.
Devo essere completamente pazzo. Un vecchio uscito di senno che da queste montagne rotola verso il grande bordello del mondo che guarda in faccia il Turco.
Buffa e sublime visione.
Panico che irradia torpore alle membra. Un capriolo guizza fulmineo tra gli alberi.
Potrei morire ora. Nell'estasi di una terribile euforia, nella paralisi del sole caldo sopra muscoli invecchiati e dolenti. Ora. Senza sapere chi sono. Senza un piano, e con due pesanti sacchi di libri. Prima che l'assurda inerzia riprenda, che l'insensato intelletto torni in sella a quel mulo. Due sacche. Guardo le scoscese valli italiane che precedono la pianura, fino al mare. Per incontrare gli spettri, sotto l'insegna del Pozzo. Vieni con me copritetti, perche' non so chi sono. E le mie gambe non sono piu' salde. Ora.

***

Bergamo, Repubblica di Venezia, 25 maggio 1545

Davvero dunque poche tirate da queste lunghe foglie arrotolate, gli aromatici sigari d'oltremare che avevo portato con me dalle terre olandesi, a quelle vette possono indurre tali intense e squilibrate emozioni?
Ne sono ancora turbato. Ma di quella paura simile alla vertigine dello spaesamento, del fascino dell'ignoto e della possibilita' estrema, delle regioni inesplorate e della visione profonda. Diversa dall'ebbrezza di vino, birra o acquavite. Senza quei fumi e l'impasto dei pensieri e la logorrea insensata.
Un altro essere dentro di te. Che leggero svanisce, non lasciando tracce sul corpo ma immutate le domande.
Lungo il Ticino fino al piccolo paese di Biasca. Di l, accompagnato da una guida, attraverso i sentieri di montagna, a est verso Chiavenna, superando le valli Calanca e Mesolcina, su commissione di Perna, per consegnare libri al circolo degli esuli riformati che dall'Italia del Nord affluiscono nella Repubblica Retica.
Sulle sponde del fiume Mera, un luogo impervio e paludoso al tempo stesso, in parte ostruito da antichissime frane, dove la terraferma si confonde con le acque del lago di Como e montagne sterili e altissime rendono difficile l'accesso. Chiavenna, la chiave delle valli, se non fosse per la posizione strategica e l'autonomia che le consente d'essere rifugio, un luogo da sconsigliare al viandante.
Due giorni di sosta per riposare le ossa dalle marce alpine, e quindi di nuovo a sud, fino al punto in cui l'Adda si getta nel lago Lario. Una mezza giornata per traghettare a Lecco, ai confini col territorio della Serenissima.

Da qui, dopo tanto salire e scendere, la strada corre diritta, attraverso la pianura, fino a Venezia. Con un buon servizio di collegamento, quattro giorni di viaggio.


Venezia

Capitolo 7
Venezia, 29 maggio 1545

Al primo sguardo distante, reso piu' incerto dai veli di nebbia che fanno del sole un disco biancastro, non sai se il miraggio sia il mare che stai solcando, e invece e' terraferma, o i palazzi e le chiese appoggiati sull'acqua, in realta' scogli di forme architettoniche.
Poi il barcone infila un largo canale. Finestre, balconi e giardini danzano come macchie di colore e si diffondono tra le sponde.
Ai lati si aprono vicoli navigabili da una sola piccola imbarcazione alla volta, talmente stretti alcuni, che i tetti delle case sembrano toccarsi, impedendo ai raggi del sole di filtrare. Perna mi ha parlato di chiese, di palazzi, di piazze e bordelli; ma non mi aspettavo il miracolo delle vie d'acqua, il numero impressionante di barche d'ogni forma e dimensione che sostituiscono le carrozze, le portantine e i cavalli. Questa citta' sembra non conoscere la ruota, ne' il passeggio fitto delle strade principali, costruzione assurda che sfida ogni logica d'architetto e sembra quasi galleggiare sul mare, tanto da fare impallidire Amsterdam e le terre d'Olanda, strappate all'oceano dalla tenacia delle
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