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che hanno lavorato alla redazione del testo, introducendovi traduzioni pressoche' letterali dell'Istituzione di Calvino, sono quelle di Reginaldo Polo e di Marco Antonio Flaminio.
Le indagini condotte con estrema cautela mi hanno portato a scoprire che il cardinal Polo ebbe occasione di incontrare frate Benedetto gia' nel 1534, quando, in fuga dall'Inghilterra, si trovo' a passare presso il monastero dell'isola di San Giorgio Maggiore di Venezia. A quell'epoca infatti il Fontanini risiedeva cola'. La S.V. deve sapere che l'abate del convento di San Giorgio Maggiore a quel tempo altri non era se non quel Gregorio Cortese che oggi e' un fervido sostenitore degli Spirituali nella Curia.
A questo precedente si aggiunga il fatto che due anni dopo, nel '36, anche Marco Antonio Flaminio si reco' presso quel convento, chiamatovi proprio dal Cortese con il pretesto di curare la stampa della parafrasi latina del XII libro della Metaphysica di Aristotele.
Dunque il cardinal Polo, il Cortese e il Flaminio. Tutti amici, e tutti molto vicini alla politica conciliatrice del cardinal Contarini di Bologna. Ecco le menti che hanno partorito quest'opera terribile. Se frate Benedetto da Mantova ha impastato l'argilla, il circolo degli Spirituali l'ha modellata e trasformata in un vaso ripieno di eresia.
Il titolo del trattato parla da solo, giacche' riprende letteralmente un'espressione usata piu' volte da Melantone nei suoi Loci communes.
Il Beneficio di Cristo, ovvero Trattato utilissimo del beneficio di Giesu' Christo crocifisso verso i Christiani. Questo il titolo dell'opera la cui redazione viene ultimata in questi giorni dal Flaminio, e nel quale e' affermato chiaramente che
sara' bastante la giustizia di Cristo a farci giusti e figliuoli di grazia senza alcune nostre buone opere, le quali non possono essere buone, se, prima che le facciamo, non siamo noi fatti buoni e giusti per la fede.
La Signoria Vostra puo' ben giudicare la minaccia che la diffusione di idee del genere puo' rappresentare per la Cristianita' e in particolare per la Santa Sede, qualora riscuotessero consensi. Se poi il libercolo trovasse plauso tra i notabili della Chiesa, potrebbe scoppiare un'epidemia di consenso per i protestanti in seno alla Chiesa di Roma. Non oso pensare quali odiose conseguenze cio' potrebbe avere sulla politica della Santa Sede nei confronti di Carlo V.
Mi appresto dunque a ricevere nuove direttive dal Vostro ingegno, certo che saprete ancora una volta consigliare nel migliore dei modi questo servo zelante.
In fede mi raccomando, baciando le mani di Vostra Signoria,
di Viterbo, il 18 novembre 1541
Il fedele osservatore di Vostra Signoria
Q.


Lettera inviata a Roma dalla citta' pontificia di Viterbo, indirizzata a Gianpietro Carafa, datata 27 giugno 1543.

All'osservandissimo e reverendissimo Giovanni Pietro Carafa in Roma.
Signore mio osservandissimo, scrivo per comunicare alla Signoria Vostra che so ormai per certo essere stato dato alle stampe Il Beneficio di Cristo in quel di Venezia.
Da pochi giorni Marco Antonio Flaminio ha fatto ritorno dal viaggio compiuto al seguito del Santo Padre a Busseto, per incontrare l'Imperatore. Interrogando uno dei paggi del Flaminio sono venuto a conoscenza di quali sono stati i suoi spostamenti. Ebbene i sospetti che nutrivo si sono rivelati fondati. Infatti il Flaminio, dopo aver partecipato all'incontro di Busseto e aver trascorso cola' il maggio, e' tornato indietro compiendo un'insolita deviazione verso Venezia. Il paggio ha riferito che ha visitato la stamperia di tale Bernardo de' Bindoni, ma non e' stato in grado di dire di piu'. Tuttavia sono sicuro che di altro non s'e' trattato se non della consegna o forse gia' dell'ultima revisione del testo in questione.
Da quando un anno fa Papa Paolo III ha affidato alla cura della Signoria Vostra la rinata Congregazione del Sant'Uffizio, stabilendo che l'eresia possa essere perseguita ovunque si annidi e con ogni mezzo necessario, gli Spirituali si sono dovuti
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