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cardinale Polo, devo informare il mio signore che la cerchia di persone di cui costui s'e' attorniato da quando e' stato nominato Governatore papale del Patrimonium, include letterati d'ogni sorta, laici e chierici provenienti da mezzo mondo, uniti dal comune intento di aprire la Chiesa alle istanze partorite dal perfido Lutero. Proprio questa ingenua accettazione di ogni intelletto che si offra alla loro causa ha consentito a questo solerte servitore di V.S. di entrare a far parte del circolo e di ottenere i favori dei suoi membri piu' illustri: sono stati piu' che lieti di avere tra le loro fila un letterato tedesco che conosce bene i testi prodotti nelle universita' germaniche.
Mi sia dunque consentito esporre l'impressione che ho potuto riportare di colui che senza dubbio e' da considerarsi l'ispiratore di questa congrega, ovvero il cardinale inglese Reginaldo Polo. Egli gode della limpida fama di martire della cattolicita', per esser dovuto scappare dalla sua terra a causa dello scisma perpetrato da Enrico VIII e questo rende arduo sollevare qualunque genere di sospetti sulla sua ortodossia. e' uomo colto e raffinato, incapace di sospetto e mala fede, genuino sostenitore della possibilita' di avviare un dialogo con i protestanti al fine di ricondurli nell'alveo di Santa Romana Chiesa.
Come evidenziavo poc'anzi, non v'e' dunque da stupirsi che l'Imperatore guardi a questo pio uomo di Chiesa come a un campione dei propri interessi.
Il Polo e' anche nelle grazie del cardinale di Bologna Contarini, il prescelto da Sua Santita' Papa Paolo III per condurre nuove trattative con i luterani a Ratisbona, dopo il fallimento della Dieta di Worms. A costoro si aggiungano il cardinale Morone, vescovo di Modena, il Gonzaga di Mantova, il Giberti di Verona, il Cortese e il Badia nella Curia pontificia. Tutti praticano nei confronti delle dottrine protestanti una condotta piuttosto flessibile, predicando la persuasione dei fratelli che hanno deviato dalla strada maestra di Roma, e di conseguenza aborrendo la persecuzione di tali idee con la forza della coercizione.
Reginaldo Polo, come la Signoria Vostra non ignora, e' uomo di lettere che ha studiato a Oxford insieme a quel Tommaso Moro le cui vicende hanno tanto scosso la Cristianita'. Martire amico di martiri: le sue credenziali paiono davvero inattaccabili. Egli ha poi ultimato gli studi a Padova ed e' quindi anche un buon conoscitore della realta' italiana.
Non e' dunque difficile immaginare quanto s'intenda con i letterati di cui si circonda e in particolare con Marco Antonio Flaminio, poeta e traduttore nelle grazie di Sua Santita' Paolo III, e che per questo la Signoria Vostra avra' sicuramente gia' sentito nominare. Il sodalizio tra il Polo e il Flaminio stretto qui a Viterbo, non e' a mio avviso meno pericoloso di quello che si consolido' piu' di vent'anni fa a Wittenberg, tra Martin Lutero e Filippo Melantone. Quando una fede testardamente vissuta incontra le lettere, cio' che ne nasce e' quasi sempre qualcosa di grandioso, nel bene o nel male.
Quanto prima mi sara' possibile far pervenire alla Signoria Vostra ulteriori notizie sulle trame viterbesi, tanto prima il mio desiderio di servirLa sara' appagato.
Bacio le mani di Vostra Signoria e alla Sua grazia mi raccomando,
di Viterbo, il giorno 1 maggio dell'anno 1541
Il fedele osservatore di Vostra Signoria
Q.


Lettera inviata a Roma dalla citta' pontificia di Viterbo, indirizzata a Gianpietro Carafa, datata 18 novembre 1541.

Al reverendissimo e osservandissimo signore mio Giovanni Pietro Carafa in Roma.
Signore mio onorandissimo, apprendo con soddisfazione del fallimento dell'iniziativa condotta dal cardinal Contarini a Ratisbona. Come avevo previsto i luterani si sono rivelati inamovibili sulla dottrina della giustificazione per sola fede e, nonostante l'accondiscendenza del Contarini, l'abile diplomazia della Signoria Vostra ha saputo prevenire e respingere l'esiziale accordo che sembrava sul punto d'essere sancito.
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