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Mnster.
Stessa strategia. Stessi risultati.
La stessa persona.
Qoelet.



TERZA PARTE
Il Beneficio di Cristo

Lettera inviata a Napoli dalla citta' pontificia di Viterbo, indirizzata a Gianpietro Carafa, datata 1 maggio 1541.

All'onorandissimo signore mio Giovanni Pietro Carafa in Napoli.
Signore mio reverendissimo, le notizie che la Signoria Vostra mi da' sulla sconfitta dell'Imperatore ad Algeri e sulla rotta delle sue truppe in Ungheria per mano dei Turchi lasciano ben sperare questo cuore di vedere presto l'Asburgo piegato sotto i colpi dei suoi avversari e il suo immenso potere sfaldato. Se a questo si aggiungono le novita' dalla Francia, ovvero le intenzioni di Francesco I di riprendere la guerra, sento che il momento e' particolarmente propizio alle speranze di Vostra Signoria e di questo Suo servitore. Mai prima d'ora l'Imperatore si trovo' tanto in difficolta' nel controllo dei suoi immensi confini; mai prima d'ora il suo debito presso i banchieri tedeschi fu piu' grande e lungi dal poter essere saldato.
Non stupisce dunque che egli cerchi di riunire la Cristianita' sotto il suo vessillo, facendo concessioni ai principi protestanti in Germania, affinche' accorrano in suo aiuto nelle pianure ungheresi e nei Balcani contro l'avanzata di Solimano. I luterani sono ormai consolidati nella Sassonia e nel Brandeburgo e l'Imperatore e' disposto a prenderne atto e ad accondiscendere a che Roma resti per sempre fuori da quei principati.
Tuttavia la speranza di chi intende ostacolare il potere di Carlo V e' che i principi non cedano alle sue lusinghe e continuino a guardarlo come si guarda un nemico forte con cui scendere a patti, ma da non scegliere come alleato. Le simpatie di Filippo d'Assia non sono infatti un buon segnale: l'Imperatore ha chiuso entrambi gli occhi sulla bigamia del langravio pur di averlo di nuovo al fianco e quest'ultimo s'e' prestato a un vile mercato.
Ma tant'e'; spingere la Chiesa romana e i teologi luterani a sedersi a uno stesso tavolo e' l'intento che Carlo persegue con ogni mezzo e non v'e' dubbio alcuno che dara' battaglia: non essendo riuscito a sconfiggere i principi luterani, oggi vorrebbe farsi paladino della Cristianita' riunita all'insegna della nuova crociata contro i Turchi, sicuro che cio' lo renderebbe invincibile. Per questo e' disposto a spendere ogni sua residua risorsa.
Fortunatamente ho il piacere di apprendere che la Dieta di Worms non ha dato i frutti agognati da Carlo: i dottori luterani continuano a guardare in cagnesco la Santa Sede e i principati cattolici.
Poiche' ho conosciuto personalmente Lutero e Melantone all'epoca della loro ascesa, posso aggiungere che sono uomini troppo orgogliosi e sospettosi per accondiscendere a una riconciliazione con Roma. Cio' gioca a favore dei progetti di Vostra Signoria e per intanto impedisce quel riavvicinamento tra cattolici e luterani che oggi sarebbe esiziale.
Tuttavia il pericolo, invece di giungere da oltralpe, potrebbe sorgere dal grembo di Santa Romana Chiesa.
Il nuovo abito che la Signoria Vostra ha voluto concedermi di indossare per servire ancora la causa di Dio e l'osservatorio privilegiato a cui sono riuscito ad accedere, mi consentono infatti di attingere alle notizie di prima mano e di raccogliere molti elementi che la cura del mio osservandissimo signore richiede non siano tralasciati. Ancora una volta la lungimiranza della Signoria Vostra si e' rivelata piu' che efficace.
Posso dunque affermare con certezza che quello che va costituendosi qui a Viterbo, presso la sede del Patrimonio di San Pietro, e' un vero e proprio partito favorevole al dialogo con i luterani, il quale puo' prestare il fianco alle aspirazioni dell'Imperatore. La Signoria Vostra suole definirli Spirituali, alludendo con cio' ai cardinali aperti ad alcune delle pericolose dottrine di Lutero e di quel novello eresiarca ginevrino di cui oggi tutti parlano: Giovanni Calvino; tuttavia, benche' di certo il circolo viterbese graviti intorno al coltissimo
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