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testa: - A lui interessa il denaro. E anche a me. Ma se riusciamo a minare davvero il credito dei Fugger, potrebbero andare in rovina in pochi anni.
Il cuore batte forte in fondo allo stomaco, le viscere si allentano: Ferdinando, Carlo V, il Papa, i principi tedeschi. Tutti legati alla borsa di Anton il Furbo.
Lo mormoro piano, come rivelassi una visione: - E insieme a loro le corti di mezza Europa.
Anche Eloi abbassa la voce, per quanto non ci siamo che noi a perdita d'occhio: - Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perche' il cielo e la terra di prima erano scomparsi.


Capitolo 43
Anversa, 2 giugno 1538

- Ha visto il carico?
- S.
- Le navi?
- S.
- Ha sollevato obiezioni?
- Qualche domanda sulle rotte che intendevamo seguire.
Lazarus Tucher il redivivo, Gotz von Polnitz il mago dei numeri, scuote la testa sconsolato: - Devono credersi onnipotenti. Sono talmente sicuri della loro forza che non riescono nemmeno a pensare che qualcuno possa cercare di fregarli. Gran bastardi.
- Be', e' una sicurezza che ci fa gioco, no?
Gotz ignora la domanda, inseguendo le sue riflessioni: - Ha accettato per quindicimila fiorini?
- Non ha battuto ciglio. Ha chiesto che gliene depositassimo tremila in garanzia, che ci restituira' dopo la prima spedizione. Ho fatto come hai detto: glieli ho dati senza fare storie, cos che pensasse che abbiamo una notevole disponibilita' monetaria.
- Bene. Ma se ci fossi stato io al suo posto, non sarebbe andata cos liscia.
- Allora siamo fortunati che stai da questa parte.
L'ex agente dei Fugger mi versa un bicchierino: - e' il caso di brindare. Sei stato bravo. Il primo passo e' fatto.
La chiatta su cui Lazarus Tucher nasconde il segreto della sua esistenza e' nascosta in un'ansa del fiume. Dentro sembra una casa normale, se non fosse per gli oggetti strani appesi alle pareti, che pendono da ogni angolo: spade, pistole, strumenti musicali, mappe, il guscio lucido di una testuggine.
So che farei meglio a stare zitto, ma non capita spesso di incontrare un personaggio del genere.
- Eloi mi ha raccontato la tua storia.
Non sembra sorpreso: - Ha fatto male. Se ci prendono, meno sappiamo gli uni degli altri, meglio e' per tutti.
Mi accomodo sulla poltrona di cuoio: - Vuoi dire che Eloi non ti ha detto niente di me?
Gotz alza le spalle: - So soltanto che sei stato a Mnster con i pazzi, e ti dico in tutta sincerita' che se le tue credenziali fossero state quelle, non ti avrei mai preso nell'affare. Ma Eloi ha detto che sei la persona giusta e io mi fido del suo fiuto: uno che e' riuscito a rimanere a galla per vent'anni in mezzo ai pescecani di questa citta' senza farsi fottere, deve saper valutare gli uomini.
Sogghigno e scolo il liquore: - Hai ragione, erano dei pazzi. Ma hanno espugnato una citta'. Tu l'hai mai fatto?
Gli occhi di Gotz sono due punti scuri sprofondati tra le cicatrici. Non ha bisogno di rispondermi, sembra che l'anabattista e il mercante si intendano bene.
- Bisogna essere dei fanatici per tentare imprese del genere.
- Bisogna crederci.
- E tu ci credevi, davvero?
Una buona domanda: - Diciamo che non era il denaro ad attirarmi, allora.
Sorride e si riempie un secondo bicchiere: - La vuoi sentire una storia davvero interessante su Mnster?
- Qualcosa che non so gia'?
- Qualcosa che sappiamo soltanto io, Anton Fugger e forse il Papa.
- Suona come un segreto di stato.
Annuisce sornione lisciandosi i baffi. I gabbiani strillano fuori dalla piccola finestra, il resto e' silenzio.
- Agli inizi del '34 curavo gli affari dei Fugger a Colonia. e' stato l che ho appreso i trucchi del mestiere e tutto quanto serve per l'operazione. Fatto sta che un giorno mi recapitano una lettera su cui e' segnato soltanto l'importo di una somma. Non c'e' firma, solo un sigillo: una grossa lettera Q.
- Una Q?
- Impressa sulla cera. Chiedo spiegazioni al contabile dell'agenzia, uno che sta al servizio dei Fugger da piu' di dieci anni e quello mi dice che, quando si riceve una lettera come
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