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Gotz, ma sono afflitto dalla sensazione che qualcosa mi stia inevitabilmente sfuggendo.
- Mmh, vediamo se ho capito. La lettera di credito vale duemila fiorini. Posso decidere di scambiarla subito come fosse denaro, oppure conservarla e aspettare che il deposito cresca con gli interessi. - Gotz segue il ragionamento con ampi cenni d'assenso della testa. - Be', penso che la scelta dipenderebbe dal bisogno che ho di usare quel denaro nell'immediato.
- Benissimo.
- e' un meccanismo diabolico.
Eloi ridacchia e finalmente parla: - Lasciamo il diavolo fuori da questo affare. e' gia' abbastanza complicato.
Gotz cattura nuovamente la mia attenzione: - L'intero meccanismo si basa soltanto sulla fiducia che tutti quanti attribuiscono alla firma di Anton Fugger. e' la sua parola che regge gli scambi.
- S. Questo e' abbastanza chiaro.
- Bene -. Per la prima volta cerca con lo sguardo l'assenso di Eloi. Un piccolo cenno del capo dell'amico e la faccia butterata di Gotz e' di nuovo per me: - Veniamo al punto allora. Cosa penseresti se ti dicessi che la lettera di credito che hai in mano e' falsa?
Rigiro il foglio giallognolo, osservo bene le firme, i sigilli.
- Direi che non e' possibile.
Gotz tradisce la soddisfazione. Dalla piccola borsa che ha al fianco tira fuori una scatolina nera, anonima, un foglio delle stesse dimensioni di quello che ho in mano, un calamaio e una lunga penna d'oca.
Scrive lentamente, attento a non macchiare la carta, soltanto il graffiare della penna nel silenzio dei suoi due spettatori.
Con la fiamma della candela scioglie due gocce da un bastoncino di cera rossa, lasciandole cadere sul foglio. Quindi apre la scatolina e ne estrae due piccoli timbri di piombo, che calca sulla cera calda. Gira il foglio e me lo allunga sul tavolo.
La scrittura e' identica, stesse parole, stesso tratto. I timbri sono quelli, anche la firma di Anton Fugger campeggia nella stessa posizione, le stesse lievi sbavature d'inchiostro sulle consonanti, dove la mano ha calcato di piu'.
Pianto lo sguardo in faccia a Gotz, cercando di immaginare chi diavolo e' il tipo che ho di fronte. Lui non si scompone affatto.
- S, sono entrambe false.
- Come fai ad avere quei timbri?
Si ferma: - Ogni cosa a suo tempo, amico mio. Adesso guarda bene quelle due lettere.
Lo sguardo si sposta dall'una all'altra un paio di volte: - Sono identiche.
- Non esattamente.
Guardo con piu' attenzione: - Su questa ci sono dei segni sul margine destro, in basso, ma sono quasi invisibili.
- Infatti. e' un codice segreto. Il codice con il quale gli agenti di cambio che lavorano per Fugger nelle filiali sparse per l'Europa comunicano tra loro. Il primo segno indica la filiale che ha emesso la lettera di credito, vale a dire quella in cui e' stato versato il denaro. Lo scarabocchio che vedi ad esempio dice che i soldi sono depositati ad Augusta. Il secondo e' la firma personale, anch'essa cifrata, dell'agente che ha redatto la lettera, in questo caso Anton Fugger in persona. Il terzo segno indica l'anno di emissione.
- Come fai a conoscere il codice?
Gotz finge di non aver sentito la domanda: - Se tu ti presentassi con una lettera priva di codice a una qualunque delle agenzie Fugger, verresti arrestato immediatamente. Per quanto tu sappia riprodurre la firma di un agente dei Fugger, se non conosci il codice non puoi falsificare una lettera di credito.
- E tu come fai a conoscerlo?
Silenzio. Ci fissiamo.
Eloi lo incoraggia: - Diglielo, Gotz.
Sospira: - Ho lavorato sette anni come agente dei Fugger a Colonia
I pensieri si accavallano, confusione. Mi rivolgo a Eloi: - e' questo l'affare? Falsificare lettere di credito e attingere a man bassa dai forzieri di Fugger?
Eloi ride: - Piu' o meno. Ma non e' cos facile come sembra.
Gotz riprende la parola: - Fugger e i suoi agenti conoscono personalmente i loro piu' grossi creditori, sono gli stessi con cui fanno gli affari piu' proficui. Inoltre hanno un'idea abbastanza precisa del giro di scambi che passa dai porti tra il 
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