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Bene, signori -. Rivolto a Eloi: - Suppongo che il nostro amico abbia bisogno di molte spiegazioni.
- Sicuro. Ma se l'ho portato qua e' perche' e' la persona che stavamo cercando.
Faccio una mezza smorfia e aspetto.
Polnitz si aggiusta sulla sedia: - Non indugiamo, allora. Tu sai chi sono i Fugger di Augusta?
Lo sguardo resta su di me.
- Dei banchieri.
- I banchieri -. Gli occhi scrutano attenti, sa gia' quello che vuole dirmi. - Permettimi di raccontarti una storia.
Eloi si accende un sigaro, e sprofonda zitto e sornione tra le volute.
- Dieci anni fa il piu' potente banchiere di Anversa era un certo Ambrosius Hchstetter: un vecchiaccio scavato nella pietra che da decenni dominava la piazza. Ogni fiorino speso dal re d'Ungheria Ferdinando proveniva dalla sua borsa, al cambio di tutto il mercurio boemo e molto altro ancora. Per raggiungere quella posizione il vecchio Ambrosius, molti anni prima, aveva visto lungo. Oltre all'importanza dell'amicizia con gli Asburgo, aveva capito che se i principi potevano concedergli diritti d'usufrutto di miniere e territori, la moneta girava pero' per altre mani, piu' sporche e piu' agili. Quelle dei mercanti di Anversa. Cos aveva cominciato a raccogliere i loro risparmi: il frutto dei commerci, delle manifatture, e di tutti i piccoli e grandi scambi di cui questo porto e' teatro. A chi depositava anche piccole somme presso di lui, concedeva un interesse consistente. Prestava denaro ai mercanti emergenti, finanziava le loro attivita', aveva un tale potere sulle fortune di chi intraprendeva traffici ad Anversa, che nessuno avrebbe mai potuto nemmeno immaginare di scalzarlo da quel trono.
Gotz von Polnitz mi tiene lo sguardo in faccia, a sincerarsi che non perda una parola della storia.
- Nel 1528 Hchstetter era ancora il re di Anversa, ma aveva dei problemi. Era vecchio, era quasi cieco e fuori dalla citta' molti aspiravano a soppiantarlo. Nel 1528 Lazarus Tucher, un mercante di origine norimberghese, gestiva un discreto traffico di scambi tra Lione e Anversa. Tucher era benestante e sveglio, ma non godeva dei favori di Hchstetter: sapeva dunque che non avrebbe potuto crescere piu' di tanto. Dalla primavera di quell'anno, proprio da Lione cominciarono a giungere voci circa la reale disponibilita' monetaria di Hchstetter: il vecchio era esposto ovunque per somme considerevoli, prestava denaro ai mercanti, foraggiava gli Asburgo e la guerra per il monopolio del mercurio era molto costosa. I gruzzoli dei piccoli mercanti e delle corporazioni artigiane di Anversa erano irrimediabilmente lontani, sui bastimenti in rotta per il Nuovo Mondo, alla corte di Ferdinando e nelle miniere boeme. Sembra incredibile, ma in poco tempo una folla reclamava la restituzione dei propri depositi.
Gotz prende fiato, mi lascia immaginare la scena, poi continua.
- La bancarotta fu inevitabile. Hchstetter non aveva nei suoi forzieri abbastanza denaro per soddisfare le richieste, cerco' disperatamente di salvarsi chiedendo aiuto anche ai suoi piu' feroci concorrenti, ma il suo destino ormai era segnato. Nel 1529 il giovane, aggressivo, Anton Fugger, nipote del patriarca Jacob il Ricco, faceva il suo ingresso trionfale in citta', garantendo la massa dei creditori e rilevando d'un colpo le obbligazioni, i magazzini e l'intera attivita' di Hchstetter. Accusato d'aver ingannato i risparmiatori, il vecchio termino' i suoi giorni in galera.
In realta' il giovane Fugger coronava un'operazione a cui aveva dato inizio piu' di un anno prima, quando aveva pilotato il discredito su Hchstetter grazie alla destrezza del suo piu' ambizioso agente: Lazarus Tucher. Anversa incorono' un nuovo re.
La domanda mi esce da sola: - Che fine ha fatto Tucher?
Parole soppesate: - Non e' importante, non e' piu' in citta'. Quello che ti insegna questa storia e' la legge fondamentale del credito: chi vuole raccogliere il risparmio da molti deve godere della fiducia di molti.
Ancora una pausa. Eloi e' un ascoltatore attento al mio fianco, non muove 
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