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banca: - Avrai certo sentito nominare i Fugger di Augusta: i banchieri dell'Impero. Non c'e' un porto in Europa dove non ci sia una loro filiale. Non c'e' commercio in cui non ci sia una loro anche minima partecipazione. I nostri mercanti sarebbero persi senza il denaro che i Fugger mettono a disposizione per finanziare i loro viaggi. Carlo V non sposterebbe un solo soldato se non avesse un credito illimitato presso i loro forzieri. Del resto, l'Imperatore deve ai Fugger la sua corona, la guerra contro la Francia, la crociata contro i Turchi e il mantenimento di tutte le sue puttane. Li ha ricambiati donando loro l'usufrutto delle miniere ungheresi e boeme, la riscossione delle tasse in Catalogna, il monopolio dell'estrazione mineraria nel Nuovo Mondo, e chissa' cos'altro -. La salsiccia punta verso l'edificio che si erge l davanti. - Credimi, senza i Fugger e il loro denaro quell'uomo sarebbe in rovina da un pezzo -. Ruota la testa in tutte le direzioni. - E forse tutto questo non esisterebbe.
Si pilucca le dita unte con l'aria piu' naturale del mondo.
Faccio qualche passo verso il centro della strada, scruto la costruzione anonima, massiccia, poi mi guardo intorno un po' confuso, sentimenti opposti mi si accavallano dentro, rabbia, stupore, anche ironia. Mi fermo e ad alta voce butto fuori tutto quanto: - Perche' nessuno mi ha mai parlato delle banche!?


Capitolo 42
Anversa, 30 maggio 1538

- Il tuo racconto, l'incredibile storia di Gert Su e Giu' dal Pozzo, mi ha mozzato il fiato. Non riuscivo neanche a dormire dopo che ci eravamo congedati a notte alta. Ecco perche' amo coloro che sanno raccontare una storia, con le parole, il pennello o la penna. Hai affrescato Mnster con la maestria dei Bruegel, e ora quella storia l'ho vissuta anch'io, e tu due volte.
Due volte, Lot: una per l'esperienza e l'altra per liberartene. Come vuole il nome che ti abbiamo dato, guarda avanti, dritto di fronte a te, oltre i vascelli che ogni giorno attendono di salpare, lungo l'estuario che via via si allarga per miglia e poi sfocia nel mare aperto. Il mare, Lot. Oltre quel mare non passa giorno che non porti notizie di terre e genti nuove. E nuovi crimini anche. Oltre quel mare l'Apocalisse sorge ogni mattina, insieme al sole.
Non voltarti indietro, non rimanere prigioniero della tua storia. Prendi il mare, recidi le cime che ti inchiodano a terra, tieni la mente a prua e salpa. Salpiamo. Un mondo finisce, un altro comincia, e' questa l'Apocalisse e noi ci siamo in mezzo. Aiutami ad armare il battello che sfidera' la tempesta.
Eloi si alza e muove qualche passo tra il chiosco delle salsicce e il grande edificio grigio, poi torna a sedersi sul gradino.
- Che cosa hai in mente?
Guarda la facciata spoglia, il portale di legno massiccio.
- Colpire a morte la Bestia. E fare un sacco di soldi.

***

Lungo la banchina di assi inchiodate ai pali che affondano nell'acqua stagnante, in una propaggine di questo infinito labirinto d'acqua putrida e legno, seguo la schiena di Eloi che spinge il passo.
e' un piccolo mercantile, panciuto e goffo: stiva capiente, due alberi molto alti, una piccola cabina sotto il castello di poppa. La polena e' una fenice con le ali aperte e battezza la nave: Phoenix.
- Lodewijck Pruystinck!
L'uomo che saluta si e' sporto dal parapetto del ponte: barba e capelli grigi, faccia butterata, occhi piccoli e guizzanti.
- Polnitz, il mago dei numeri!
Eloi agguanta il corrimano della passerella e con un salto e' gia' a bordo. Io dietro.
Gli spara il suo sorriso: - Gotz, questo e' Lot che venne da un pozzo. Un maestro nell'arte del venire fuori dai pozzi.
- Venite, venite dentro.
Devo abbassarmi per entrare nella cabina. Un tavolo agganciato alla parete di fronte, due sedie sui lati, una panca inchiodata al pavimento. L'unica luce entra dalla porta da cui siamo venuti, se si esclude una candela accesa sul tavolo.
Eloi mi lascia la sedia e si mette sulla panca di fianco, Polnitz di fronte a me. Non ha l'aria del marinaio.
-
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