<A HREF="Q_secondaparte004"><</A>
trascini i piedi in cerca del secchio dove pisciare, di un po' d'acqua per strofinarti gli occhi e di un goccio di latte caldo che ti faccia rinascere. Gli anni sono passati, alzarsi dal letto non e' facile come un tempo: qualche volta il freddo colpisce gli arti, reumi che tagliano i movimenti all'improvviso ti segnalano che la corda e' rimasta tesa per troppo tempo. Muscoli e acciacchi si stringono insieme e ti dicono che il quinto decennio della vita dovrai spenderlo con parsimonia se non vuoi restare piegato dentro un letto prima che la ragione t'abbia abbandonato. Fine miserabile quella, terribile.
E allora restare. Restare qui, troppo vecchio per imparare un mestiere e troppo stanco per riprendere a lottare. Forse il bulino, o il tornio, ma la spada no, quella la lascio alla ruggine del canale in cui l'ho gettata.

***

Magda osserva in silenzio, gli occhi spalancati dalla curiosita', mentre infilo l'ultimo perno tra il braccio e la spalla del burattino snodabile.
- Per chi e'? - domanda scuotendo i ricci con istintiva civetteria.
- e' per voi bambini, - rispondo. - Pero' tu sarai la sua mamma, va bene?
- S! - un acuto che perfora le orecchie e lo schiocco di un bacio sulla guancia irsuta.
Nessuna bimba mi ha mai baciato.
Eloi guarda e sorride, mentre avanza tra le colonne del porticato. Non fa in tempo a salutare, che Magda gli saltella di fronte sventolando il pupazzo di legno:
- Guarda, guarda! Lo ha fatto Lot!
Eloi s'inginocchia per muovere le braccia del burattino: - e' tuo?
- e' di tutti i bimbi, - risponde Magda come le e' stato insegnato. - Pero' lo badero' io. Lot ha fatto anche i cucchiai e le scodelle per la mamma, sai?
Eloi annuisce, mentre la piccola corre a mostrare a tutti il nuovo giocattolo.
Un pensiero ad alta voce e un gesto delle braccia: - Ecco la mia avventura. Negli ultimi dieci anni non ho fatto altro.
Ironico: - Una cosa da poco...
- Non so se e' da poco o da molto. Certo la mia storia non e' all'altezza della tua.
Gli tendo la mano con un ghigno: - Se vuoi fare a cambio, chiudiamo l'affare in un batter d'occhio.
Mi guarda serio: - No, non e' il tuo passato che voglio. Soltanto capire per quali strane alchimie quello che tu hai vissuto non mi ha mai coinvolto, e viceversa.
- Bene. E se ci riesci, prova anche a spiegarmi come mai non c'e' niente di simile a questo nel mio passato: Magda, Kathleen, questo posto...
- Siamo nati e cresciuti in due mondi diversi, Lot. Da una parte i signori, i vescovi, i principi, i duchi e i contadini. Dall'altra i mercanti, i ricchi banchieri, gli armatori e i salariati. Anversa e Amsterdam non sono Mhlhausen e non sono nemmeno Mnster. Questa citta' e' il porto piu' importante d'Europa. Non c'e' giorno che non si carichino intere navi di lana, seta, sale, arazzi, spezie, pellicce e carbone. In trent'anni i mercanti hanno trasformato le loro botteghe in agenzie di commercio, le case in palazzi, i battelli in navi d'alto cabotaggio. Qui non c'e' un ordine antico e ingiusto da mettere sottosopra e non ci sono bifolchi da insediare sui troni. Non c'e' da fare nessuna apocalisse, perche' e' gia' in atto da un pezzo.
Lo interrompo con una manata sul ginocchio: - Ecco dove ti ho sentito nominare per la prima volta! Fu Johannes Denck, a Mhlhausen, a parlarci del modo in cui seducevi i mercanti delle tue terre. L'avevi convinto che senza il denaro, in citta', non si combina nulla.
Eloi tira fuori una moneta e la rigira tra le mani, la lancia in aria e la riprende piu' volte.
- Vedi? Il denaro non lo puoi rovesciare: comunque lo giri ti mostra sempre una faccia.
Socchiude gli occhi per godere del raggio di sole che filtra tra i rami, mentre cerca di trovare un ordine, un punto di partenza per il suo racconto.
Sorride: - All'inizio pensavo a qualcosa sul modello delle comunita' hutterite...
- Quei pazzi dalle parti di Nikolsburg?
- Proprio loro, vivono completamente isolati dal resto del mondo e pretendono di bastare a se stessi.
Con enfasi studiata ruoto tutto
<A HREF="Q_secondaparte006">></A>