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settimana. Van Geelen pensava che da una posizione cos strategica avremmo potuto dominare il golfo e intanto sollevare la Frisia, dove i contadini stavano gia' ribellandosi. Ma i contatti si rivelarono piu' difficili da mantenere del previsto.
A maggio prendevamo il Municipio di Amsterdam. Il piano di Van Geelen prevedeva che i popolani si sollevassero e si unissero a noi. Questo avrebbe dovuto essere compito mio, lui intanto si sarebbe barricato dentro il palazzo municipale e avrebbe tenuto in scacco la Guardia Civica.
Fu un disastro completo, l'ultimo atto. Nessuno ci segu. Van Geelen si sbagliava: gli umili non avevano alcuna intenzione di rischiare la vita per noi, avevamo percorso troppa strada, ci eravamo spinti troppo avanti, senza accorgerci di quanto nel frattempo i tarli della paura e della miseria avessero scavato gli animi a fondo. Gli occupanti resistettero fino all'ultimo colpo, e alla fine tentarono una sortita all'arma bianca. Li massacrarono tutti.
Non potei fare niente, Van Geelen era morto, avevo con me una trentina di uomini male armati e un vecchio barcone da pesca. In quella circostanza presi la decisione di sciogliere la brigata: con un po' di fortuna qualcuno si sarebbe salvato, restando uniti saremmo stati presto individuati e catturati. Compresero, nessuno fece domande. Quello fu l'ultimo ordine del Capitano Gert dal Pozzo.
Eloi cerca di sorridermi: - Un altro nome?
- Nessun nome. Nessun amico. I soldati battevano a tappeto la regione, non c'era un posto sicuro, ogni contadino poteva tradirti, ogni viandante incontrato per strada poteva essere un cacciatore di taglie sulle tue tracce.
Camminavo per giorni, dormivo nei fienili, elemosinavo da mangiare. Non avevo piu' notizie dei confratelli, non sapevo cosa stesse succedendo fuori del posto preciso in cui mi trovavo. Anche l'orientamento comincio' a tradirmi, la mente si annebbiava. Sapevo soltanto di stare camminando verso nord. Avevo perso tutto. Mnster, i miei uomini, Van Geelen, i confratelli che ad Amsterdam avevano creduto in me. Finito. Dopo quattro giorni di digiuno le gambe cominciarono a non reggermi piu', vidi cose che mi preannunciavano la pazzia imminente. Ero morto, un fantasma, tanto valeva sdraiarsi per terra e aspettare. Non avevo piu' un motivo per forzarmi ancora a sopravvivere.
Mi trovarono l nel fango, lacero, esanime. Potevo sperare nella coltellata di un brigante: quasi rimpiansi di non avere addosso niente che valesse la pena rubare. Non mi fecero la grazia di quel colpo, mi raccolsero e mi portarono con loro.
Lascio che il sigaro si spenga sopra il camino, il ricordo e' confuso, sembrano eventi vissuti in sogno: - Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l'Inferno.
Eloi e' serio, acquattato, un predatore notturno sprofondato nella poltrona. Lo sento mormorare quel nome: - Jan Van Batenburg.

***

Gli Armati della Spada. Una brigata cenciosa di reduci, quasi tutti fuoriusciti da Mnster, i superstiti che si incolonnavano dietro l'ultimo cavaliere dell'Apocalisse rimasto in piedi. Il nostro tempo era finito, come aveva detto Jan Matthys. Potevamo soltanto credere che il mistero dell'iniquita' si fosse disteso sulla terra, una testa dopo l'altra, un fratello dopo l'altro, per condurci infine a quella furia cieca. Non restava che votarsi alla morte del mondo e giurare fedelta' alla sua deflagrazione. Saremmo finiti cos, con la spada in mano e le pezze al culo, ubriachi impavidi e grandiosi, finche' c'era fiato per combattere. Non ci aspettavamo piu' niente, eravamo gia' oltre l'Apocalisse, lontani da tutto, puri assassini. L'innocenza non poteva piu' esistere, ai nostri occhi si trasformava in codardia, dannazione. Cos sputavamo i brandelli delle nostre vite in faccia a chi rimaneva.
Eloi e' scomparso nell'ombra, in fondo alla poltrona, sembra quasi di sentirlo rabbrividire.
- Non ho un ricordo nitido di quel periodo, non e' possibile. Ho ucciso, torturato, annientato. 
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