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sicuramente il famoso Dusentschnuer. Le mogli siedono accanto ai cortigiani e servono il vino ai loro signori e padroni.
In fondo alla sala, sul trono di Davide, un ragazzino siede scomposto, le gambe a cavalcioni dei braccioli. Giocherella annoiato con una moneta. L'abito troppo grande e' ricoperto di monili d'oro, le maniche arrotolate sui gomiti. Riesco a malapena a riconoscere Seariasu'b, il prediletto di Bockelson, strappato al destino dei vecchi credenti in un giorno d'inverno.
Il re si alza puntando le mani sul tavolo. Sporge la testa in cerca di sguardi da incrociare. Inquietudine tra i commensali. Occhi bassi.
- Krechting!
Il ministro sobbalza. Tutti gli altri respirano. Il re incalza: - Per il Ducato di Sassonia, Krechting!
Imitando marcatamente un accento villico: - Ora perche' gridi cosi' forte? Non c'e' forse nelle tue mura alcun re? I tuoi consiglieri sono forse periti, perche' ti prendono i dolori come di partoriente? Spasima e gemi, figlia di Sion, come una partoriente perche' presto uscirai dalla citta' e dimorerai per la campagna e andrai fino a Babilonia. La' sarai liberata, la' il Signore ti riscattera' dalla mano dei tuoi nemici. Chi sono? Chi sono!
Krechting arrossisce fissando il cosciotto spolpato che ha sotto il naso, da' di gomito al vicino a caccia di un suggerimento.
Il re, rammaricato: - Basta, non lo sai...
Lo sguardo scruta la tavolata.
- Knipperdolling! Per l'Elettorato di Magonza!
Con la punta dello scettro fa tintinnare la brocca. Poi la manda in pezzi con un colpo secco. L'acqua si rovescia sul tavolo.
- Il Signore e' in mezzo a noi si' o no?
Il borgomastro si affretta a rispondere: - Si', si'!
- No, devi dirmi chi sono, chi sono!
Avvolto in una palandrana di broccato, probabilmente ricavata dalla tappezzeria di casa von Bren, Knipperdolling si arriccia nervosamente la barba. La pancia poderosa di un tempo ora cade flaccida insieme alla pappagorgia. Il cappellaccio nero casca moscio sui lati, come le orecchie di un bracco. Lo sguardo spento, da cane bastonato. Un vecchio animale rammollito e stanco. Prova a illuminarsi con una risposta: - Isaia?
- Ma nooooo!
e' nervoso. Scavalca il tavolo: - Palck! Per la Geldria e Utrecht!
Si avventa sulla testa del maialino e ingaggia una lotta disperata con tanto di ruggiti e urla finche' non la squarcia in due. Lascia cadere i brandelli e si gira di scatto: - Chi sono, chi sono?
Il diacono e' visibilmente sbronzo, riesce a barcollare sul posto e deve appoggiarsi al tavolo. Un sorriso di compiacimento: - Si', si', facile questa: Simeone!
- Risposta sbagliata, imbecille.
Raccoglie una costola di maiale e gliela tira. Sospira profondamente e si gira verso Rothmann, quasi nascosto in fondo alla tavolata.
- Bernhard...
Un vecchio corpo smunto, chiuso nella veste sudicia, la morte dipinta sulla faccia, gli occhi piccolissimi. Sembrano passati anni da quando un affabile predicatore accolse i discepoli di Matthys a Mnster e altrettanti da che il convento di berwasser fu svuotato dalle sue parole.
- Michea, Mose' e Sansone.
Il re applaude, subito seguito da tutti gli altri.
- Bene, bene. E ora Divara, mia regina, facci Salome'. Da'i, da'i, Salome'! Musica, musica!
Divara sale sul tavolo e comincia a roteare e muoversi sinuosa al suono del liuto e del flauto. Il vestito scivola sulle spalle, le gambe si scoprono. Frusta l'aria con i capelli e unisce le mani sopra la testa, la schiena inarcata.
La danza di Salome' per avere la testa di Giovanni.
Di Jan Bockelson, sarto e pappone di Leida, commediante, apostolo di Matthys, profeta e re di Mnster.
Di Jan e di tutti gli altri.
Una catasta di cadaveri. Lei lo sa.
Guardo la morte danzare, sceglierli a uno a uno, finche' non decido di uscire dall'ombra e lasciare che si accorgano di me.
e' la prima a fermarsi, di scatto, come avesse visto un fantasma. I commensali, di pietra, bocche aperte a guardarmi redivivo, a vedersi per un istante attraverso i miei occhi: bolsi, folli, maledettissimi stronzi.
E ancora 
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