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domani saremo di nuovo in marcia, sulla via del ritorno, con il nostro carico prezioso da sottrarre ai posti di blocco e agli occhi piu' indiscreti. Ancora due comunita' da visitare.
In capo a un mese a Mnster.
- Buona notte, Peter.
- Buona notte, Capitano.


Capitolo 39
Mnster, 1 settembre 1534

Appare lugubre dietro la collina. Il vento freddo ci butta in faccia la pioggia costringendoci a stringere gli occhi: distinguo la sagoma nera nella piana, gli argini dell'Aa, la linea delle mura, le lanterne delle sentinelle, uniche stelle in una notte da lupi.
Sprono i cavalli all'ultimo sforzo, fradici, stremati. Adrianson, con l'altro carro, mi segue dappresso: ce l'abbiamo fatta. Le ruote sollevano il pantano del sentiero, procediamo lenti, sempre piu' vicini alla meta. Piu' a nord scorgo una fila nera di fortificazioni: i terrapieni di von Waldeck si sono trasformati in una barriera insormontabile che chiude gli accessi e le vie di fuga.
- C'e' qualcosa che non va.
La voce del maniscalco si perde nella pioggia: ha ragione, una strana angoscia mi attanaglia lo stomaco, una sensazione letale di sventura.
- I campanili, Gert... le torri. Che fine hanno fatto?
Ecco cosa manca. La citta' e' piatta. E i cannoni del vescovo non possono arrivare cosi' lontano e cosi' in alto. Dove sono finiti i campanili?
Non e' il gelo della notte che mi fa scivolare i brividi nelle membra, una mano invisibile mi stringe piu' forte le interiora.
Ci facciamo riconoscere dalle sentinelle della Ludgeritor. Non conosco nessuno dei guardiani, o si', forse uno, si direbbe il ciabattino Hansel, canuto, decrepito.
- Hansel, sei tu?
Gli occhi sfuggenti di un colpevole: - Ben tornato, Capitano.
Una pacca sulla spalla: - Che diavolo e' successo alle torri di Mnster?
Faccia scura, lo sguardo resta basso, nessuna risposta. Gli stringo il braccio, mentre cerco di trattenere il panico che mi sale in gola: - Hansel, dimmi cosa e' successo.
Si libera dalla presa, un ladro davanti al tribunale: - Non dovevi andartene, Capitano.
L'aria della notte parla di un crimine consumato, qualcosa di orribile, impronunciabile. In preda all'ansia ci addentriamo nelle vie deserte, verso la casa di Adrianson. Nessuno dice niente, non ce n'e' bisogno, ci affrettiamo, inzuppati fin nelle ossa.
Lo vedo bussare alla porta, abbracciare forte la moglie e il piccolo figlio. Non c'e' gioia in quegli sguardi, sono i gesti di chi condivide una sventura.
La donna ci offre un infuso caldo, davanti alla brace che rantola nel camino: - e' tutto quello che posso darvi. Da quando c'e' il razionamento e' difficile procurarsi il latte.
Magra, i nervi tesi sul collo, la forza del lutto che la sorregge. Lo sguardo cade sul figlio a ogni frase, come a proteggerlo da un pericolo oscuro.
- Le cose sono cosi' gravi?
- Il vescovo ha stretto l'assedio, ogni giorno e' piu' difficile uscire per procurare cibo. E noi dobbiamo fare la fila tutti i giorni per sfamare i nostri bambini. I diaconi addetti al razionamento danno sempre meno.
Adrianson e' riuscito ad animare il fuoco, come se il riappropriarsi di quei gesti semplici, domestici, potesse alleviare l'incombere della cupezza.
- Cosa e' successo ai campanili, Greta?
Mi guarda senza tremare, forte, non condivide la vigliaccheria,degli uomini: - Non dovevi andare via, Capitano.
e' quasi un'accusa, adesso sono io che cerco scampo da quello sguardo.
Suo marito e' pronto a redarguirla: - Non devi prendertela con lui, ha rischiato la vita per tutti. In Olanda abbiamo procurato denaro, piombo per i cannoni, polvere da sparo...
La donna scuote la testa: - Non sapete. Non avete saputo nulla.
- Cosa, Greta? Cosa e' successo?
Adrianson non riesce a trattenere la paura e la rabbia: - Parla, moglie. Che ne e' stato dei campanili?
Annuisce, quegli occhi duri sono per me: - Li ha fatti abbattere. Niente deve innalzarsi a sfidare l'Altissimo. Nessuno deve essere superbo, dobbiamo guardare in basso quando camminiamo per le strade, non possiamo portare monili,
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