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verme, aiutami, dimmi cosa devo fare. Perche' io non lo so, Gert...
Si siede sullo scranno che e' stato di Matthys, guarda il pavimento.
- Hai gia' fatto abbastanza.
Annuisce: - Sono un coglione, si', un fottuto coglione. Ma volevano una speranza, li hai visti, volevano che dicessi loro quello che ho detto. Mi volevano cosi' e l'ho fatto, li ho resi felici, di nuovo forti.
Resto zitto, inerte, la testa pulsa, la botta, la confusione di queste ore.
Sembra riprendersi appena: - Ieri erano perduti, oggi terrebbero testa a von Waldeck a mani nude! - Cerca il mio sguardo. - Io non sono Matthys. Possiamo ricominciare daccapo, possiamo scopare, eh?, banchettare, fare tutto quello che vogliamo. Siamo liberi, Gert, liberi e padroni del mondo.
Non ho voglia di parlare, non ha senso, ma le parole escono da sole, per me e per il fratellastro pazzo con cui ho condiviso il fetore delle stalle: il nuovo profeta di Mnster.
- Quale mondo, Jan? Von Waldeck non e' un fesso, i potenti non lo sono mai. Potente aiuta potente, principe appoggia principe: papisti, luterani... non ha alcuna importanza, quando quelli che stanno sotto si ribellano, te li ritrovi tutti uniti, coi loro cavalieri e le armature luccicanti, schierati per caricare. Questo e' il mondo la' fuori. E stai sicuro che non e' cambiato solo perche' hai regalato a questa gente il bel sogno di Sion.
Piagnucola come un cucciolo, le dita affondate nei riccioli biondi.
- Dimmelo tu. Tu sai cosa va fatto. Faro' quello che mi dici, ma non lasciarmi, Gert...
Mi alzo stordito: - Ti sbagli. Non lo so nemmeno io. Non lo so piu'.
Guadagno la porta tra i suoi guaiti infantili.
Lei e' li' dietro. Ha ascoltato tutto.
I capelli sono talmente chiari e luminosi da sembrare di platino.
Divara: una veste discinta, che lascia intravedere il corpo perfetto. Nel volto l'innocenza di una bambina, bianca regina bambina, figlia d'un birraio di Haarlem.
Un tocco lieve mi solleva la mano e ci fa scivolare una piccola lama.
- Uccidilo, - mormora appena, indifferente, come parlasse d'un ragno sul muro, o di un vecchio cane moribondo a cui concedere requie.
La vestaglia aperta sul seno turgido, a rivelare il premio. Gli occhi di un blu intenso che incutono terrore fin nelle ossa, i peli ritti come spilli, il cuore a tamburo. Una catasta di cadaveri: visione di cio' che puo' succedere, l'abisso spalancato da una ragazzina di quindici anni. Devo aggrapparmi al corrimano delle scale, barcollando giu', lontano dalla Venere Dispensatrice di Morte.

***

Mnster, 22 aprile 1534

Torpore. Delle membra, della mente. Non riconosco nessuno, non e' la stessa gente che ha battuto i vescovili e i luterani in una sola notte. I miei uomini, loro si', mi seguirebbero all'inferno, ma non potro' portarli via: qualcuno deve pur restare, a controllare il Giullare, la Regina Bianca e il loro Regno dei Miracoli.
Da solo. Andare via subito, cercare lo sbocco della fogna prima che sia troppo tardi.
Gli eventi di questi giorni fanno paura. Eppure il morale e' alle stelle. In una sortita ho catturato un manipolo di cavalieri che tentava di attaccare la Judefeldertor e ora stiamo trattando per uno scambio di prigionieri. Abbiamo anche fatto passare ai vescovili la voglia di venire sotto le mura, fuori portata degli archibugi, a mostrare i loro culi pallidi al grido di Padre, dammelo, bramo la tua carne!, abitudine che avevano preso nelle serate di sbornia e bisboccia. Con un po' di buona balistica e' stato sufficiente centrare uno di loro con una cannonata tra le chiappe riducendolo a bocconi per i cani.
Per una settimana tutti gli uomini sui bastioni hanno pisciato e cagato dentro una botte, che e' stata poi fatta rotolare dentro l'accampamento vescovile. Quando quelli l'hanno aperta, il fetore e' arrivato quasi fino qua.
Insieme a Gresbeck ho organizzato esercitazioni di tiro per tutti, anche per i ragazzi e le donne. Insegnamo alle ragazze a bollire la pece e a versare calce viva in testa agli assedianti. Ci sono turni di guardia
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