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farlo. Rothmann e' malato, debole. Knipperdolling e Kibbenbrock non attaccherebbero mai l'autorita' del profeta, se la fanno sotto.
Rimaniamo zitti, ad ascoltare gli zoccoli che pestano il terreno, lo sbuffare dei cavalli.
e' lui a parlare di nuovo: - Non succedera' proprio niente il giorno di Pasqua.
Forse e' piu' di una parola d'intesa.
- Proprio questo e' il problema. Cosa ha intenzione di fare Matthys quel giorno. e' un pazzo, Heinrich, un pazzo pericoloso.
Sembra incredibile: poco piu' di un mese fa eravamo i padroni di Mnster; oggi parliamo sottovoce, lontani dalle orecchie di tutti, come se il dubbio fosse un reato mortale.
- Ha dato un termine, e in vista di quel termine detiene l'autorita' assoluta. Possiamo incastrarlo.
- Sputtanarlo davanti a tutti?
Deglutisco: - Oppure ucciderlo.
Le ossa si gelano appena le parole vengono pronunciate, come se l'inverno volesse suggellarle in una morsa ghiacciata.
Ancora pochi metri in silenzio. Sembra di avvertire il brusio confuso dei suoi pensieri.
Lo sguardo rimane piantato in fondo alla strada: - Sarebbe la guerra in citta'. Tutta quella gente venuta da fuori lo ama. I mnsteriti, loro forse ti seguirebbero, ma ogni giorno che passa diventano sempre piu' una minoranza.
- Hai ragione. Ma non si puo' restare a guardare, mentre quello per cui si e' lottato va in fumo.
Di nuovo il rumore dei suoi pensieri.
- Chi ha provato a contestarlo ha lasciato il sangue sul selciato della piazza.
Annuisco: - Appunto. Non e' per questo che hai usato le tue pistole contro i luterani e i vescovili.

***

La citta' sembra deserta. Silenzio, nessuno per le strade. Ci guardiamo preoccupati, come chi annusa nell'aria una sciagura consumata; ma non parliamo, lasciamo i cavalli e ci incamminiamo insieme, come attratti da un magnete verso il teatro centrale, la grande piazza della Cattedrale. A ogni passo sale l'ansia di una minaccia ignota, eppure nitida, presente, discesa sulla citta' a inghiottirla tutta. Dove sono finiti gli abitanti? Non c'e' piu' nessuno, non un cane pulcioso. Affrettiamo il passo all'unisono.
La nuvola biancastra sbuffa sopra la fila di costruzioni che delimita la strada stretta che porta alla piazza.
e' piena.
Brusio di folla che si dispone tutta intorno al suo centro, lo ossequia rapita, dove campeggia la pira che sprizza lingue di fuoco. Osceno altare innalzato all'oblio, la parola di Dio scaccia quella degli uomini, vomita il suo trionfo sopra le nostre schiene, seppellisce il nostro sguardo sotto una coltre impenetrabile; il suo fiato alita sopra le nostre teste; il suo occhio ci scova implacabile, ci da' la caccia fin dove non potremmo nasconderci, dentro i nostri pensieri, dentro il desiderio di poter essere, un giorno, piu' saggi. A uccidere ogni curiosita', e ogni ingegno.
Sale piano il fumo del rogo dei libri. A manciate raccolgono i volumi che vengono scaricati sul selciato dai carri, e li gettano nel falo'; una colonna di fuoco alta fino a lambire il cielo; per richiamare gli angeli col fumo di Pietro Lombardo, Agostino, Tacito, Cesare, Aristotele...
Il Profeta, ritto in piedi sul palco, stringe in mano una Bibbia. Sono certo che mi vede. Sillabe che non superano il vociare esaltato della gente, ne' il crepitio del fuoco, ma sono pronunciate per me, da quelle labbra sottili.
- Vane parole d'uomini, non vedrete il giorno del tuono. La Parola, e soltanto essa, cantera' il giudizio del Padre.
La catasta cresce e si consuma, si alza e incenerisce, scorgo una copia di Erasmo, a dimostrare che quel Dio non ha piu' bisogno della nostra lingua, e non ci dara' pace. Il vecchio mondo si consuma come pergamena nel fuoco...
Al mio fianco, il volto livido di Gresbeck, truce e forte: - Saro' con te.


Capitolo 36
Mnster, Pasqua 1534

Soprassalto di sudore freddo da un sonno agitato, madido nonostante la pioggia che picchia furiosa sopra i battenti, pulso paura ancestrale, libero il petto con un rantolo sordo, rauco. Sbarro gli occhi inerme.
Lampi gialli squarciano la
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