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fango, per saggiarne la devozione, no. Dio ci fa suoi testimoni, vuole che sacrifichiamo noi stessi, il nostro orgoglio mortale che ci fa amare l'essere amati, osannati, innalzati come profeti, santi. Capitani. Il Signore non sa che farsene della nostra buona fede. Della nostra bonta'. E ci trasforma in omicidi, figli di puttana senza scrupoli, cosiccome converte gli omicidi e i lenoni alla sua causa.
La voce di Matthys e' un mormorio che sale fino al soffitto, a toccare la testa delle nostre ombre allungate. e' la voce di una malattia mortale, di una cancrena profonda: c'e' qualcosa di agghiacciante in quelle parole, in quel corpo che ora pare sfinito, qualcosa che mette i brividi a pochi passi dal fuoco. e' come se sapesse per che cosa sono venuto. Come se uno specchio rimandasse l'immagine di quello che ho dentro.
- A volte il peso di quella scelta non e' piu' sopportabile. E si ha voglia di morire, di tapparsi le orecchie e disertare Dio. Perche' il Regno, Gert, quello che sogniamo fin da quando eravamo in Olanda, ricordi?, il Regno di Dio, e' un gioiello che puoi conquistare soltanto se ti sporchi le mani di fango, di merda e di sangue. E sei tu che devi farlo, non un altro, sarebbe facile, no, tu. Recitare la tua parte nel piano -. Sorride storto agli spettri. - Una volta un uomo mi salvo' la vita. Salto' fuori da un pozzo e affronto' da solo quelli che volevano farmi la pelle. Quando affidai a quell'uomo una missione, venire qui, a Mnster, e preparare l'avvento del Regno, sapevo che non avrebbe fallito. Perche' questo era il suo ruolo nel piano. Come il mio e' tenere il trono del Padre fino al giorno prestabilito.
Quello che devo fare.
L'attizzatoio.
Il candelabro.
Il coltello.
- Qual e' il giorno, Jan?
Ho parlato, ma era un'altra voce, il pensiero si e' composto dentro di me ed e' uscito senza bisogno delle labbra. Era la voce della mia mente.
No, si volta, senza esitare: - Pasqua. Quello e' il giorno -. Annuisce a se stesso. - E fino ad allora, Gert, fratello mio, affido a te la difesa di questa nostra citta' dalle schiere delle tenebre che si stanno radunando la' fuori. Fai ancora questo. Proteggi il popolo di Dio dall'ultimo sussulto del vecchio mondo.
Si', lo sai cosa sono venuto a fare. L'hai saputo appena sono entrato.
Ci fissiamo a lungo, la promessa negli occhi: sei un profeta a termine, Jan di Haarlem.


Capitolo 35
Mnster, 16 marzo 1534

Siamo in perlustrazione. Disegnamo curve che via via si allargano dalle mura della citta'. In sette saggiamo la saldezza dell'accerchiamento vescovile. Ci muoviamo in silenzio, distanziati, a portata di segnale acustico o luminoso, spesso favoriti dall'oscurita', sulla nuda pietra lastricata da Mastro Inverno e tornita da Fabbro Vento. Non appena scorgiamo le linee mercenarie, prendiamo poi a bordeggiarle occulti, fino a quando troviamo una maglia piu' larga.
Pazienti attese, gelide, spostamenti leggeri, furtive incursioni, segnali disseminati e annotati su mappe improvvisate, a imprimere la visione di percorsi, smagliature, vie di fuga.
Abbiamo gia' eluso due volte il blocco di von Waldeck, riusciremo ancora, abbiamo capito che e' sfilacciato, poco efficace, indolente.
Manca una branda dove poggiare le ossa ai coraggiosi fratelli Mayer, eroi delle barricate di febbraio; manca la tazza dove versare l'infuso di erbe copiosamente allungato da acquavite al maniscalco Adrianson; la birra al piu' grande dei fratelli Brundt, Pieter, semplice ed entusiasta come il mezzodi'.
Heinrich Gresbeck rimpiange, senza dirlo, la lampada che rischiara le incessanti letture notturne di questo soldato impassibile e preciso, la cui brama di conoscenza dev'essere nata in stagioni diverse da questa.
C'e' invece Freccia, il falco da caccia che Bart Boekbinder, giovane e raccattato cugino, alleva con cura paterna e risultati sorprendenti.
Quanto a me, non so dire con chiarezza della condizione di questi giorni: mente e corpo viaggiano separati, senza contrastarsi platealmente, ma distanti. A sua
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