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entrare al tuo fianco e che ora ti volteggia sulla testa. Oggi, non ieri, non domani. Oggi che la vittoria e' nostra e i nemici sono battuti. Angelo di Dio. Quanto ti amo.
Matthys gli si fa incontro e gli sferra un pugno alla guancia che lo ribalta. Gelo su tutti. Si rialza. Sorride. I due Jan si abbracciano stretti come per stritolarsi, restano cosi' in quella doppia presa, dondolando a lungo. Bockelson piange di gioia.
Mi avvicino, cerco lo sguardo: - Benvenuto a Mnster, fratello Jan.
Abbraccia anche me, fortissimo, toglie il fiato. Lo sento mormorare commosso: - I miei apostoli, i miei figli...
Gli occhi sono torce nere, gli stessi che mille mesi fa mi hanno affidato una missione. C'e' qualcosa, un disagio strano: mi rendo conto soltanto adesso di non aver piu' pensato a Matthys da quando siamo giunti qui. Gli eventi mi hanno travolto. La lotta e il pericolo che questa gente ha vissuto gli sono estranei. Da soli abbiamo fatto tutto quanto, ma adesso e' qui e ricordo che in nome suo siamo venuti, con la sua parola sulla bocca. Mnster ci ha risucchiato le energie, ci ha fatto combattere, impugnare le armi, rischiare la vita. Come posso spiegartelo, Jan, come? Tu non c'eri.
Resto zitto. Lo guardo salire sul palco degli spettacoli, eretto a ridosso della Cattedrale. Le fiaccole disegnano la sua ombra allungata sulla facciata della chiesa, un demone danzante che fa sberleffi all'adunata. La neve taglia la luce, vortica sopra le teste: un brivido ghiacciato nel corpo.
Altissimo e magro come non lo ricordavo, passa in rassegna i volti, quasi a volerne ricordare i tratti, uno per uno, i nomi.
e' sceso un silenzio irreale. Gli sguardi per lui, da sotto le fiaccole, il respiro di centinaia di uomini e donne, sospeso sulla piazza, insieme alle vite.
La voce e' un gorgoglio profondo, che sembra uscire da un anfratto della terra.
- Non me. Non me, Non me tu adori, geni'a festante di prescelti. Non me. Il fuoco di questa notte arde sugli altari, corrode le statue, brucia all'inferno con tutto cio' che era. E non sara' mai piu'. Il vecchio mondo si consuma come pergamena nel fuoco. Il mondo, il cielo, la terra, la notte. Il tempo. Non sara' mai piu'. Non me, innalzi alla gloria dell'eternita'. Non me. La parola non conosce il passato, il futuro, il Verbo e' soltanto l'adesso. e' carne viva. Tutto cio' che sapevi, la conoscenza, il marcio buon senso del mondo che era. Tutto. e' cenere. Non me conduci alla vittoria. Non me consegni a questo giorno di gloria. Non me difendi col pugno serrato contro il tuo nemico. Non sono io il capitano di questa guerra. Non questa bocca, queste ossa corrose dalla passione. No. Il tuo Signore. Colui che da sempre ti hanno costretto ad adorare nelle chiese, sugli altari, prono davanti alle statue. e' qui. Dio e' questo sangue, queste facce, questa notte. La Sua gloria non e' di un giorno, non dura la festa d'una stagione, ma vuole eternita'. La prende col ferro, stritola, sprofonda, schiaccia. La' fuori, oltre quelle mura, il mondo e' gia' finito. Ho attraversato il nulla per arrivare fino qui. E i campi sprofondavano dietro i passi, i fiumi si prosciugavano, gli alberi cadevano e la neve scendeva come una pioggia di fuoco. E di sangue. Un mare scorreva dietro. Un oceano montante, un'onda d'ira. Quattro cavalieri galoppavano al mio fianco, facce di morte, pestilenza, carestia, guerra. Citta', castelli, villaggi, montagne. Non resta piu' niente. Dio si e' fermato soltanto davanti a queste mura, per chiederti l'anima, il braccio e la vita. E ora ti annuncia che la Scrittura e' morta e che sulle tue carni incidera' la nuova parola, scrivera' l'ultimo testamento del mondo e lo deflagrera' nel fuoco. Tu, Babilonia di fango e meretricio. Tu, ultima sulla terra. Tu sei la prima. Tutto comincia da qui. Da queste torri. Da questa piazza. Dimentica il tuo nome, la tua gente, i tuoi empi mercanti, i tuoi preti idolatri. Dimentica. Poiche' il passato e' dei morti. Oggi hai un nome nuovo e quel nome e' Gerusalemme. Oggi sei guidata in
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